L a discesa in pista di Luca Cordero di Montezemolo, lo ha annunciato lui stesso, durerà ancora un anno e mezzo, che sia una Ferrari o una Cinquencento il progetto politico montezemoliano non si materializzerà se non a ridosso delle elezioni. Però molte cose stanno cambiando, e in fretta, e spiegano l’improvviso attivismo nel dibattito pubblico attorno alla manovra.

Primo punto: Montezemolo si è definitivamente convinto che il suo spazio non è quello di appendice del Terzo Polo o di leader posticcio di uno dei due principali schieramenti che si contrappongono ora. Diego Della Valle, che ha sempre invitato Montezemolo alla prudenza verso la politica, ora lo dice apertamente: “Io continuo a consigliargli di non farlo, ma se decide di candidarsi deve farlo da solo, la gente lo conosce, è l’unico con la reputazione giusta”. Lo ha detto anche Andrea Romano, il direttore dell’associazione montezemoliana Italia Futura: “Montezemolo e Casini sono come l’acqua e l’olio”. Tradotto: il Terzo Polo è la sponda naturale, ma dopo la débacle alle amministrative non pensino Casini e Fini di rigenerarsi usando l’immagine vincente del presidente Ferrari.

Seconda novità di queste settimane: se ne sono accorti in pochi, ma il partito di Montezemolo è nato, esiste e lavora in Parlamento. Certo, per ora è composto da una persona sola, anche così a Montecitorio pesa più di storiche formazioni come Rifondazione Comunista. La persona è Nicola Rossi, l’economista fuoriuscito dal Pd che al Senato ora siede nel gruppo misto. E che, nelle settimane della manovra, ha prima fornito i contenuti e le competenze per elaborare la “contromanovra” di Italia Futura e poi l’ha tradotta in emendamenti da presentare in Parlamento. Cioè quello che fa qualunque partito durante le sessioni di bilancio. Con l’arrivo di Rossi Italia Futura ha fatto il salto da think tank a partito, sia pure ultraleggero e senza mezzi.

E qui arriviamo alla terza novità: il punto più debole di Montezemolo è che il partito ancora non esiste davvero, se non nella sede centrale di Roma nel quartiere Prati. Da mesi, a livello locale, nascono alcune costole e, non è un caso, tutte centrate su imprenditori. Perché manca il personale, ma anche i soldi: certo, Montezemolo ha messo insieme circa 45 milioni di euro, tra Fiat e Ferrari, nel periodo 2004-2010, ma non ha intenzione di usarli per sostenere la sua candidatura.

Chi era presente a Cortina Incontra, l’evento estivo del giornalista-lobbista Enrico Cisnetto, giura che Montezemolo abbia già avviato primi sondaggi sui possibili sostenitori (economici) delsuo progetto. A questo, soprattutto, serve l’endorsement a sorpresa di Sergio Marchionne, il capoazienda della Fiat con cui Montezemolo ha avuto rapporti alterni, a Rimini. Quando Marchionne dice “spero che Montezemolo faccia presto politica” intende: tranquilli, imprenditori, anche se propone la patrimoniale Montezemolo è uno di noi, sciogliendo le ambiguità sul collocamento del presidente Ferrari sull’asse destra-sinistra. E infatti subito il Pd, con il suo segretario Pier Luigi Bersani, ha cominciato ad attaccarlo.

Il Fatto Quotidiano, 30 agosto 2011