Vale la pena costruire un tunnel di 104 km sotto lo stretto di Bering per poi impiegare 14 giorni in treno da Mosca a New York? Parrebbe di sì, almeno per il Cremlino. Le autorità russe, infatti, hanno approvato un progetto che ha origini antiche, visto che già più di un secolo fa Nicola II voleva collegare la punta estrema dell’Impero russo con l’Alaska. Il costo, sbalorditivo in periodo di crisi, sarà di 70 miliardi di euro, ammortizzabili in quindici anni.

Scomodità del viaggio per i passeggeri a parte, le ricadute positive sarebbero per il trasporto merci, evitando il mare e abbattendo notevolmente i costi. Una volta costruito quello che sarà il tunnel più lungo del mondo, il progetto è quello di creare una linea ferroviaria Londra-Mosca-New York. Un viaggio d’altri tempi, che in quindici giorni porterebbe i passeggeri dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti. x e vista la dimensione colossale dell’opera, non si può certo dire che si tratti di un’esagerazione.

È Mosca a spingere sull’acceleratore, certa com’è che le ricadute economiche sarebbero molto più vantaggiose per la Russia che per gli Stati Uniti. Ecco perché, dunque, prima di gridare al miracolo ingegneristico e all’impresa pionieristica, sarebbe bene sentire cosa ne pensano a Washington, visto che la congiuntura economica non è certo delle migliori e un investimento del genere adesso, in queste condizioni, sembra francamente fuori dalla portata.

E i primi segnali di cautela arrivano anche dall’Inghilterra. Stephen Dalziel, capo della camera di commercio anglo-russa, crede che gli investitori inglesi non sono disposti a investire denaro nell’opera prima dell’inizio effettivo dei lavori. Con le borse che crollano, i titoli che diventano carta straccia, le aziende che vedono decimato il valore delle loro azioni, come dar loro torto?

Resta da capire se il progetto è già qualcosa di concreto o se non si tratti, al contrario, di un annuncio troppo ambizioso sfuggito a qualche funzionario locale dell’estremo est russo. Di sicuro, pare che Dmitri Medvedev sia disposto ad approfondire la questione, anche perché le elezioni presidenziali non sono lontane e qualsiasi tentativo di contrastare la macchina della propaganda putiniana è bene accetto.

Ci vorranno molti anni, prima di vedere un treno infilarsi nel tunnel a Uelen (Siberia) e uscirne a Nome (Alaska). Ma qualcosa ci dice che l’idea sia ancora troppo pretenziosa per un mondo che ha ben altri problemi da affrontare.