Un'immagine tratta da un quotidiano australiano sugli sbarchi di migranti su Christmas Island

Per il governo laburista guidato dalla premier Julia Gilliard è un duro colpo. L’Alta Corte australiana ha infatti oggi dichiarato illegale l’accordo sottoscritto lo scorso 25 luglio dal governo di Canberra con quello della Malaysia sullo scambio tra potenziali richiedenti asilo arrivati illegalmente in Australia e migranti «regolari». L’accordo prevede che l’Australia dirotti in Malaysia circa 800 aspiranti rifugiati politici e in cambio accolga, in quattro anni, 4000 tra migranti e rifugiati.

La firma dell’accordo era stata presentata dal governo australiano come una grande vittoria del pragmatismo laburista, per cercare di risolvere una questione – quella degli arrivi illegali via mare – che nonostante i numeri molto ridotti è un nervo scoperto per l’opinione pubblica australiana. L’Alta Corte però ha deciso, con cinque voti a favore e due contro, che l’accordo è illegale perché la Malaysia non offre adeguate garanzie circa il trattamento e le condizioni di vita dei rifugiati. Questo punto era stato sollevato per tempo sia dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) che dalle associazioni australiane e internazionali per la difesa dei diritti umani.

Amnesty international, per esempio, aveva detto che «i rifugiati in Malayisia spesso vengono tenuti in condizioni degradanti» e che i campi di permanenza temporanea «non rispettano gli standard internazionali». La Malaysia non ha ratificato né la Convenzione internazionale sui diritti dei rifugiati né quella Onu contro la tortura, il che, secondo Amnesty e molte altre associazioni, espone migranti e rifugiati a pesanti e frequenti violazioni dei diritti umani. Per esempio, la legge della Malaysia prevede che per alcuni reati sia consentito frustare gli stranieri, anche rifugiati politici. Inoltre, non è concesso loro alcun permesso di lavoro, e ciò significa che le uniche possibilità di impiego sono nell’economia informale, con altissimo tasso di sfruttamento. L’accesso alla sanità e all’istruzione per i figli dei rifugiati sono vietati.

Sono stati questi gli argomenti usati dagli avvocati di due profughi afghani per portare il trattato davanti all’Alta Corte, che non ha ritenuto sufficienti le assicurazioni del ministro dell’Interno della Malaysia Hisramuddin Hussein, né la creazione di una commissione mista, con personale australiano, malese e dell’Unhcr che avrebbe dovuto vigilare proprio sul trattamento riservato ai potenziali rifugiati respinti dall’Australia.

Secondo i legali, inoltre, l’Australia non ha il diritto di respingere in un paese terzo persone la cui richiesta di asilo politico non sia stata ancora valutata dalle autorità australiane stesse.

I media australiani raccontano che nel principale centro di «accoglienza» dei potenziali rifugiati, sulla Christmas island – la Lampedusa australiana – quando si è sparsa la notizia della decisione della Corte, sono esplosi festeggiamenti che si sono sommati a quelli dell’Eid al-Fitr, la festa che chiude il mese sacro musulmano di Ramadan. La maggior parte dei profughi che arriva in Australia arriva dall’Afghanistan, dall’Iraq, dall’Iran e dallo Sri Lanka. Stando alle stime del dipartimento dell’immigrazione australiano, nel 2010 sono arrivate sulla Christmas Island, il primo lembo di territorio australiano verso nord, 134 imbarcazioni, per un totale di 6535 persone. Ad aprile 2011, gli Irregular maritime arrives (Ima) erano stati 921, su 16 imbarcazioni. I migranti nei centri australiani sono 6300, di cui 1748 sulla Christmas island e 4522 in altri centri nel resto del paese.

Le associazioni internazionali dicono che l’Australia è assolutamente in grado di fare fronte a un flusso così ridotto, senza dover «esternalizzare» in Malaysia le procedure per valutare chi abbia diritto allo status di rifugiato politico e chi no. Inoltre, solo una piccolissima parte dei migranti irregolari in Australia arriva via mare, la maggior parte arriva con un visto turistico e rimane nel paese quando il visto è scaduto.

La lotta contro l’immigrazione irregolare è stata uno dei cavalli di battaglia del governo conservatore di John Howard, ma i laburisti, al governo dal 2007, e guidati dalla Gilliard – prima donna premier della storia australiana, confermata nelle elezioni anticipate del 21 agosto 2010 – vogliono dimostrare di non essere da meno. L’accordo con la Malaysia avrebbe dovuto essere il primo di una serie di trattati bilaterali con altri stati asiatici. Dopo la sentenza di oggi, però, per il governo di Gilliard è tutto da rifare.

di Joseph Zarlingo