Mentre i vertici del Pd discutono di questione morale e dimissioni per gli amministratori indagati, in Emilia Romagna nessuno ha chiesto un passo indietro al sindaco di Serramazzoni, Luigi Ralenti. Costruttore e politico da quarant’anni nell’area democristiana, socio di un’impresa edile anche durante il suo mandato, Ralenti è indagato per corruzione e turbativa d’asta nell’inchiesta della Guardia di Finanza sul project financing da un milione e 100mila euro per il rifacimento dello stadio affidato a ditte considerate vicine all’ex soggiornante obbligato Rocco Baglio.

Come non bastasse nei giorni scorsi è venuta alla luce un’altra anomalia amministrativa, risalente alla scorsa primavera: i contadini della frazione di San Dalmazio hanno visto spuntare dall’embrione di un fabbricato agricolo il progetto per la realizzazione di un gassificatore. In marzo l’imprenditore di Guiglia Remo Uccellari, dopo aver chiesto e ottenuto il permesso di costruire un capannone agricolo, presentò una d.i.a. (denuncia di inizio attività) che variava la destinazione d’uso proponendo un “dissociatore molecolare”. Il termine tecnico per indicare un produttore di energia a biomasse non ha tranquillizzato ambientalisti e residenti, convinti che nasconda l’ennesimo inceneritore emiliano per rifiuti poco definiti.

Centinaia di firme raccolte a cavallo di Ferragosto da cittadini pronti a ricorrere al Tar e a presentare un esposto in Procura, le dimissioni della consigliera Pd Elena Bortolotti e l’assenza dell’autorizzazione della Comunità montana sullo svincolo idrogeologico hanno indotto la Giunta a fare marcia indietro. L’assessore all’urbanistica Sabrina Fornari ha garantito ai residenti “di aver parlato con l’imprenditore, per una composizione che possa soddisfare le vostre preoccupazioni”. Nei giorni caldi delle proteste, come dottrina scudocrociata insegna, Ralenti ha tenuto un profilo basso e conciliante, lo stesso che gli ha consentito di ottenere risultati nel ramo immobiliare e nella vita politica.

La sua carriera amministrativa inizia dopo Mani Pulite come vice del primo cittadino Claudio Bartolacelli (Udc) in una Giunta di centrodestra, per poi lasciare al secondo mandato e ricomparire nel 2002 come candidato sindaco, stavolta per una lista civica di centrosinistra. Alla vigilia del voto Ralenti si spoglia delle proprietà immobiliari ma resta comunque socio della Emmeci, impresa edile con sede legale a Serramazzoni: nel marzo 2009 risulta ancora detentore di una piccola quota.

La vittoria elettorale della sua lista Serra insieme è schiacciante con oltre l’80% dei consensi, bissata nel 2007 con il 68%. L’opposizione è capeggiata da Tommaso Tagliani, uomo vicino al sottosegretario Carlo Giovanardi, la cui villa di famiglia è fra le residenze vip del comune appenninico. Nel ricambio ‘bianco’ che concede oscillazioni massime tra Udc e Margherita, le minoranze non sono mai state barricadere. Se in questi giorni Tagliani tuona contro “l’inceneritore di cui sindaco e assessori non potevano non sapere”, in giugno ha tentennato parecchio prima di esprimersi sull’inchiesta che sta facendo tremare i polsi al Pd, con sequestri in Comune e interrogatori fiume relativi al faraonico restyling dello stadio, un projetc financing da 1 milione e 100mila euro per una squadra che milita nella seconda categoria dei dilettanti.

Ralenti è indagato per corruzione e turbata libertà degli incanti assieme alla dirigente della controllata Serramazzoni Patrimonio, Maria Rosaria Mocella, e al presidente della società di calcio Marco Cornia, concessionario della struttura e capofila dell’Ati aggiudicataria dei lavori dopo due bandi andati a vuoto. I Pm Claudia Natalini e Giuseppe Tibis, che stanno scavando tra atti pubblici e compravendite private, sospettano un accordo illecito in favore dell’ex soggiornante obbligato di Gioia Tauro Rocco Baglio, cui sarebbero riconducibili  il socio dell’Ati, Restauro e Costruzioni, e la subappaltatrice per i lavori edili, Unione group.

Tutti i personaggi coinvolti si dicono estranei ai fatti ma le ombre, al di là dell’esito penale, restano. A chiedere le dimissioni di Ralenti sono stati l’assessore regionale di Sel Massimo Mezzetti (ex segretario modenese dei Ds) e Rifondazione Comunista, seguiti dopo diversi giorni dal centrodestra locale e dalla Lega Nord che ha invitato il Ministro degli Interni Maroni a valutare il commissariamento del Comune.

Ma il sindaco di Serra non ha alcuna intenzione di dimettersi. Anche se l”occasione per voltare pagina in modo gattopardesco è la tornata elettorale del prossimo anno. Al posto di Ralenti, non più ricandidabile dopo due mandati, dovrebbe essere lanciata la sua fedelissima Sabrina Fornari, assessore all’urbanistica impegnata nella querelle ‘gassificatore’, mentre l’attuale sindaco potrebbe trovare posto nella controllata ‘Serramazzoni Patrimonio’. Basterà a placare le domande degli elettori alle feste di partito in un’estate calda che sembra non finire mai?