Lady Gaga: perché? Non sembrano esserci spiegazioni convincenti per il successo mondiale di questa ragazzotta 25enne americana. È bruttina, si veste come una daltonica compulsiva e dimostra di avere le idee molto confuse. Musicalmente, almeno. Si dichiara ammiratrice del pop, su tutti David Bowie e Freddie Mercury, ma da loro ha preso giusto il gusto deteriore per kitsch e barocco. Sconfinando tristemente in quel nowhere estetico che è la dance elettronica. Domenica aprirà gli Mtv Video Music Awards. I “mostriciattoli”, come amano definirsi i suoi fans (non senza un apprezzabile afflato autocritico), sono in fibrillazione (?). Sul palco, forse, vestirà i panni – ovviamente orridi – dell’alter-ego maschile Jo Calderone. Un anno fa vinse 8 statuette per Bad Romance, che su YouTube ha quasi 410 milioni di accessi. È la popstar più ricca e Forbes, nell’ultimo numero, l’ha eletta 11esima donna più potente del mondo.

Dal 2008, anno d’uscita di The Fame, Lady Gaga spopola e i paragoni con Madonna, anch’essa di origini italiane (l’anagrafe recita Stefani Joanne Angelina Germanotta), si sprecano. Era facile offuscare la reazionaria Britney Spears, per cui ha scritto a inizio carriera Quicksand, oppure Paris Hilton, frequentatrice come lei del cattolicissimo Convento del Sacro Cuore di Manhattan. Molto più arduo ridimensionare Madonna, eppure c’è riuscita. Secondo un’elucubrazione pensosa di Vogue, la differenza tra le due glam star è evidente. “Lady Gaga rappresenta un passo avanti nella liberazione dei costumi (..) Mentre Madonna ha toccato da tempo questioni come l’omosessualità e il masochismo, per Lady Gaga queste sono all’ordine del giorno. Lei bacia apertamente donne ed esce di casa fasciata di nastro adesivo”. Da tale passaggio si evince che bende e cerotti costituiscono la nuova frontiera dell’emancipazione sessuale: chissà che l’anno prossimo al Gay Pride non scelgano come icona il Dottor Gibaud.

Gli esegeti di Lady Gaga, il cui nome d’arte deriva da Radio Ga Ga dei Queen, sostengono che le sue frecce migliori siano il coraggio di apparire sgraziata, laddove Madonna ha sempre (oddio: quasi sempre) inseguito la seduzione; la trasgressione (rigorosamente generalista e quindi innocua); l’attenzione al look, che attinge a piene mani da sadomaso e burlesque; l’ostentazione; e il saper essere “performer” nell’epoca della digitalizzazione (dove non conta più vendere dischi bensì fare il botto ai concerti).

Paradossalmente, ma non casualmente, Lady Gaga ha conosciuto la gloria nel momento esatto in cui ha smesso di essere una discreta piano-vocalist – tale ancora appariva nel 2006 – per puntare fragorosamente sulla non-apparenza: sull’obbrobio che assurge a cifra stilistica. Ovviamente c’è chi la detesta. Nonciclopedia gioca sui rumours che la vogliono transessuale (“Bentornata. Così un urologo su Lady Gaga”). Non mancano le accuse di plagio (il brano Judas sarebbe copiato da Juda di Rebecca Francescatti). E i benpensanti, in cerca permanente di scandali innocui, prendono a pretesto alcune (studiatissime) dichiarazioni per additarla a cattiva maestra. Tipo: “Vorrei che donne e uomini si sentissero stimolati dalla loro parte più profonda e psicotica” (cosa vuol dire? Niente. Per questo funziona). Oppure: “A volte mi spaventa pensare a quando ero sdraiata nel mio appartamento a New York fra cimici e scarafaggi sul pavimento e specchi con cocaina ovunque, senza altro interesse se non quello di fare musica e sballarmi. Non ho avuto un’infanzia infelice” (se non è un refuso, la battuta finale è apprezzabile).

La mestizia qualitativa di Madama Germanotta è tale che vien quasi da dare credito alla tesi – perorata da svariati blogger – secondo cui Lady Gaga “sarebbe un fantoccio nelle mani degli Illuminati, i quali la starebbero usando per assumere il controllo delle menti dei suoi fan” (dal sito “Occultismo e controllo mentale”). La tipa, come attesterebbero messaggi subliminali nascosti in video, testi e vestiti, costituirebbe il grado ultimo del “Mk-Ultra”, il progetto con cui la Cia intendeva plasmare le menti del popolino. Tale teoria, invero bizzarra, non è che la maniera romanzata per sostenere come Lady Gaga sia così palesemente “cagna” (citando il regista Renè Ferretti di Boris) da richiedere una spiegazione altrettanto farlocca: asserire che il suo successo sancisce la resa artistica del genere umano, suonerebbe più brutale. È di ieri la notizia che la Cina ha censurato cento canzoni occidentali. Tra queste, ben sei sono di Lady Gaga. Indurre il regime cinese a compiere azioni condivisibili è impresa che ha visto sconfitti tutti, Premi Nobel e studenti pacifisti, ma Madama Germanotta c’è quasi riuscita. Brava (almeno in questo).

Il Fatto Quotidiano, 27 agosto 2011