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Napoli, lo scoop di Panorama e i rischi per le indagini sulle escort a palazzo Grazioli

Il direttore dell'Avanti, Valter Lavitola, dà la sua versione sui soldi presi da Berlusconi e dati a Tarantini: "Cifre molto inferiori a 500mila euro, un prestito per riavviare un'attività". Gli investigatori invece pensano che i pagamenti servissero ad indurre Tarantini a dire che Berlusconi non sapeva delle donne portate a pagamento a Palazzo Grazioli. E convincerlo a patteggiare, per evitare che le intercettazioni sul caso diventino pubbliche

La procura di Napoli apre la caccia alla “talpa” che ha girato lo scoop a Panorama. E nel frattempo il principale indagato, nell’inchiesta sulla presunta estorsione a Silvio Berlusconi, fornisce ai giornalisti la propria versione: prestavo dei soldi a Gianpaolo Tarantini – dice Valter Lavitola all’AdnKronos, rispondendo dalla Bulgaria – e Berlusconi mi rimborsava.

L’affermazione conferma la versione fornita da Berlusconi al settimanale – “Ho aiutato Tarantini attraverso Lavitola perché era disperato” – e si allinea alla tesi preferita dal premier e dai suoi fedelissimi: nessuna estorsione, nessun ricatto, pura generosità. Che si tratti delle ragazze che allietano i “bunga bunga”, del Gianpi che gli portava donne a Villa La Certosa e Palazzo Grazioli, o dello stesso direttore de l’Avanti! (Valter Lavitola), la versione di Berlusconi è sempre la stessa: nessuno lo ricatta, anzi, il premier aiuta persone bisognose, che non potrebbero mai nuocergli.

C’è però un dettaglio: tra i bisognosi, le sue preferite, e i suoi preferiti, sono spesso nei guai con la giustizia o, in altri casi, dinanzi a un tribunale devono deporre come testimoni. E allora, l’inchiesta napoletana condotta da Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock – che secondo le indiscrezioni è piuttosto corposa – s’intreccia inevitabilmente con l’indagine che, a Bari, vede coinvolto Tarantini: quella sulle donne portate a Palazzo Grazioli, a partire dall’ormai celebre Patrizia d’Addario.

L’inchiesta napoletana s’intreccia con quella barese per un motivo semplice: Tarantini, secondo gli investigatori, sarebbe stato pagato – si parla di 500mila euro, più versamenti di 20mila euro mensili – per dire ai pm pugliesi che Berlusconi non sapeva che lui gli portava donne a pagamento. E questa, a prescindere dalla presunta estorsione, è in effetti la versione fornita da Gianpi alla procura. Il pagamento sarebbe servito anche ad altro: invogliare Tarantini a patteggiare, per evitare che le imbarazzanti intercettazioni con il premier divenissero pubbliche. Il punto, però, è che nelle intercettazioni dell’inchiesta barese c’è molto più del solito trantran di donne, visto che Gianpi puntava a ottenere buoni contatti sia con la Protezione Civile, sia con Finmeccanica. E quest’ultima, da tempo, è nel mirino di diverse procure.

Lo scoop di Panorama giunge a pochi giorni dal deposito, previsto per metà settembre, degli atti baresi, e solo allora Gianpi, se le accuse saranno confermate, potrà decidere – per suoi legittimi motivi difensivi – se patteggiare o meno. Nel frattempo – visto che Tarantini, data la sua posizione, non avrebbe motivo di commentare – Berlusconi ha invece modo di dichiarare che non ha subìto alcuna estorsione, e Valter Lavitola può confermare: “Sono a disposizione dell’autorità giudiziaria – dice il presunto ricattatore, indagato a Napoli con l’imprenditore pugliese – ho conosciuto Tarantini e la moglie lo scorso anno, in quanto la figlia ha la stessa età di mio figlio e frequentano la stessa scuola, pertanto li incontravo quasi tutte le mattine. Mi hanno chiesto se potevo aiutarli, con dei piccoli prestiti, in quanto dopo le note vicende erano in pesantissime difficoltà economiche e non riuscivano ad avere aiuto da nessuno. Cosa che ho fatto. Tali importi, molto più modesti dei 500 mila euro ipotizzati, mi sono stati rimborsati dal Presidente Berlusconi in varie piccole tranche”.

Ed è proprio a lui che Gianpi chiede un prestito da capogiro: “Tarantini – prosegue Lavitola – recentemente mi ha chiesto un prestito di 500mila euro per poter riavviare un’attività che gli consentisse di riprendere a lavorare. Tale importo non è stato corrisposto al Tarantini, il quale riteneva però, non so in base a quali fonti, che avessi la disponibilità della somma che lui aveva richiesto in prestito. In ogni caso ci siamo visti, abbiamo chiarito, e gli ho confermato che il prestito sarebbe stato finalizzato esclusivamente per avviare un’attività. Il Tarantini e la moglie si sono scusati con me per il malinteso, ed hanno sostenuto di non aver neppure pensato che io mi possa essere impossessato di qualcosa che non fosse mio. Si tratta di due ragazzi (circa 35 anni) schiacciati da eventi più grandi di loro”.

Sul patteggiamento di Tarantini Lavitola aggiunge: “In una telefonata abbiamo parlato di vicende giudiziarie. Mi disse che un avvocato gli consigliava il patteggiamento, l’altro il processo. Il Tarantini mi disse che con il processo avrebbe avuto molte più chance che con il patteggiamento. Gli ho chiesto se qualcuno gli avesse chiesto di patteggiare, lui mi ha risposto di no, al che gli ho consigliato di andare a processo”. La verità giudiziaria è ancora tutta da scrivere, in questo intreccio di ruoli e dichiarazioni che la procura di Napoli, in queste ore, sta esaminando con maggiore attenzione. La fuga di notizie che ha portato Panorama allo scoop, infatti, potrebbe essere considerato come un ulteriore, importante filone d’indagine. Peraltro Lavitola era stato perquisito, sempre dai pm Woodcock e Curcio nell’inchiesta sulla P4 e sulle talpe in grado di danneggiare le indagini in corso.