Magari a molti elettori leghisti la cosa non piacerà, ma il ministro Roberto Calderoli ha lanciato ieri a sorpresa una “tassa sull’evasione” che potrebbe sedurre anche qualcuno all’opposizione. Il contesto è quello del meeting di Comunione e Liberazione, la platea ascolta le geremiadi di Piero Fassino, sindaco di Torino, e di Gianni Alemanno, sindaco di Roma, che spiegano perché il federalismo fiscale sta nascendo morto con 14,5 miliardi di tagli in tre anni che si stanno per abbattere sugli enti locali. Calderoli prova a rassicurarli, dicendo che “c’è ancora della ciccia a livello delle Regioni, lì si può ancora tagliare” e che per limitare la batosta sui Comuni si può intervenire sulle pensioni di invalidità (che pesano tantissimo, sui bilanci pubblici, 16 miliardi di euro all’anno, in buona parte per gli assegni di accompagnamento che non sono legati al reddito) e sulle pensioni di reversibilità più alte, consentendo di trasferire agli eredi solo una parte della pensione del deceduto.
La soluzione di tutti i problemi, per Calderoli, si chiama “tassa sull’evasione” e il gettito potrebbe bastare a eliminare perfino il “contributo di solidarietà” sui redditi sopra i 90mila euro, che vale circa 2 miliardi l’anno. I dettagli ancora non si conoscono, ma dovrebbe funzionare più o meno così: un’imposta patrimoniale che colpisce, appunto, i patrimoni mobiliari o immobiliari, tipo case, barche, investimenti. Dalla patrimoniale si possono dedurre le tasse pagate sul reddito. In maniera che, almeno nelle intenzioni, il contribuente onesto paghi le tasse una sola volta, compensando la patrimoniale con le imposte sul reddito. Mentre l’evasore, le cui entrate sfuggono al fisco, si trova a pagare sugli immobili e sul resto del patrimonio quello che ha evitato di pagare sul reddito. “Eviteremo ogni doppia imposizione”, assicura Calderoli, così da non aumentare le imposte sui (pochi) contribuenti onesti.
Può funzionare? Nicola Rossi, economista e senatore teorico della patrimoniale che propone in questi giorni Luca Cordero di Montezemolo, è scettico: “Il nostro sistema fiscale è troppo fragile per scuoterlo con misure improvvisate. Diverso il caso di una patrimoniale ordinaria, come quella di Montezemolo, con un’aliquota molto ridotta che va a completare il sistema tributario, riducendo la condizione di favore di cui godono le rendite rispetto ai redditi da lavoro”.
Si capirà presto se Calderoli fa sul serio, se davvero “i tecnici sono già al lavoro” e se “Silvio Berlusconi è sicuramente d’accordo perché lui le tasse le ha sempre pagate” (molti magistrati sostengono il contrario, per la verità). Il pour parler sulla manovra comincia a tradursi in emendamenti. E al meeting di Rimini è diventato evidente che per il governo comincia a esserci un serio problema di rapporto con gli amministratori locali, in rivolta per i tagli. Anche il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, pidiellino con notevoli ambizioni personali, soffre e spiega in ogni occasione (e al meeting ne ha tante) che il modello lombardo non può essere penalizzato dai tagli come le Regioni meno virtuose. Alemanno se la prende con Calderoli, in quanto ministro, e dice che “non si può scaricare sulla base, sui Comuni, tradendo lo spirito del federalismo”. Calderoli replica che i Comuni hanno le loro responsabilità, “anche a Milano sembrava che il bilancio fosse in una maniera e invece era diverso”, dice alludendo alle sorprese lasciate da Letizia Moratti al sindaco Giuliano Pisapia, tipo i costi della visita del Papa nel 2012.
I lobbisti, che si affollano nei corridoi afosi del meeting di Rimini, hanno altre preoccupazioni: perché ormai sembra quasi certo che la temuta “Robin Hood Tax”, cioè un aumento dell’Ires (la tassa che pagano le imprese), sarà estesa a tutti i settori produttivi, non riguarderà quindi solo l’energia (la prospettiva, nei giorni scorso, aveva affondato Eni, Enel e Terna in Borsa). Se questa batosta si materializzerà negli emendamenti governativi, sarà più probabile che almeno parte delle richieste avanzate ieri da Confindustria in Senato verrà accolta: l’aumento dell’Iva su alcuni prodotti. Che, se combinata con un intervento sulle pensioni e con interventi di lotta all’evasione, secondo il direttore generale dell’associazione industriale Giampaolo Galli, potrebbe generare gettito per 15 miliardi.
Da Il Fatto Quotidiano del 26 agosto 2011













