È un Roberto Maroni moderatamente ottimista quello intervenuto all’incontro “Mare nostrum”, organizzato al Meeting di CL di Rimini. Il ministro dell’Interno si è detto soddisfatto dell’azione del governo nel contrastare l’immigrazione clandestina, ma preoccupato dal ruolo della Comunità europea “per ora ancora troppo debole” nel gestire la transizione politica di quei governi che nasceranno dalla primavera araba. Il timore è “una deriva dell’Islam intransigente che veda l’Europa e l’Occidente come un nemico da combattere, anziché come un buon vicino”.

Al tavolo con Maroni Gian Carlo Blangiardo, professore ordinario di demografia all’università degli studi di Milano-Bicocca, Michele Emiliano, sindaco di Bari e il giornalista Robi Ronza, in veste di moderatore. Tra la folla del gigantesco padiglione B7 molte le figure istituzionali: fra i parlamentari era presente in prima fila Gianluca Pini, leader romagnolo della Lega Nord.

“Il tema dei flussi migratori è un fenomeno complesso che merita una risposta articolata sotto molteplici aspetti: sicurezza, accoglienza, integrazione, programmazione, politica estera”. Così ha esordito Maroni, fornendo di seguito dei dati per comprendere meglio che cosa sia successo in Italia, nel 2011, sul versante immigrazione: “L’anno scorso gli arrivi di immigrati erano diminuiti del 90 per cento. Quest’anno dalla primavera araba (la chiameranno così, anche se è avvenuta d’inverno, forse perché sperano abbia lo stesso esito della primavera di Praga) è cambiato tutto. Prima –ha proseguito il ministro dell’Interno- erano arrivate sulle nostre coste 80 mila persone in 10 anni, nel 2011 invece ne sono sbarcate 57 mila”.

È continuata l’analisi del ministro sull’emergenza che ha interessato quest’anno l’isola di Lampedusa: “Ora che nei Paesi dell’Africa mediterranea sono saltate le dittature, l’Europa è vista come l’area dove tutto è permesso. Questa attrazione fatale ha portato a un massiccio afflusso migratorio che ha messo in difficoltà la nostra capacità di ricevere queste persone, anche perché sono tutti arrivati nella piccola Lampedusa”.

Fondamentale, per Maroni, è la prevenzione: evitare che masse ingenti di popolazione desiderino lasciare il loro Paese per raggiungere le coste europee. Qualora l’azione preventiva non risulti efficace la soluzione da adottare per il ministro leghista è ancora quella dei respingimenti. Ma bisogna operare dei distinguo tra chi arriva: “In Italia abbiamo dimostrato una best practice nel gestire il rapporto con le persone immigrate, sapendo distinguere chi ha diritto a stare da chi non ce l’ha. Il massimo dell’accoglienza a fianco al massimo del rigore. Da un po’ di tempo tra gli immigrati si è diffusa la voce che la prima cosa da fare quando si arriva sul suolo comunitario sia avanzare domanda di asilo: ciò ha l’effetto di rallentare le pratiche di rimpatrio, siccome è necessario verificare l’esatta provenienza dei richiedenti. Per evitare i rallentamenti che ne derivano abbiamo aumentato da 10 a 20 le commissioni territoriali”. I dati della strategia attuata da Maroni parlano di 13 mila rimpatriati in 6 mesi. Ma “l’obiettivo –ha avvertito il ministro- è di 30 mila entro la fine dell’anno.

Dunque per il ministro dell’Interno occorre continuare se necessario con i respingimenti, ma “la via della prevenzione è da preferire, poiché consente di intervenire in loco e bloccare sul nascere i trasferimenti marittimi di persone che finiscono per favorire le bande criminali degli scafisti, i quali lucrano su viaggi che spesso sono legati al traffico di droga e al terrorismo. Infatti le grandi organizzazioni criminali ormai basano il loro business sia sui profitti della droga che sul traffico degli esseri umani”.

In polemica con Maroni è entrato Emiliano, in magistratura al tempo dei primi ingenti arrivi degli albanesi sulla coste pugliesi. Il sindaco di Bari ha scelto di richiamare quell’episodio che obbligò l’Italia a fare i conti con un fenomeno che si sarebbe rivelato continuo anche negli anni a venire.

Nel 2011 si celebrano venti anni da quel 8 agosto 1991, in cui si ebbe il più grande esodo dall’Albania e giunsero in 27 mila al porto di Brindisi.

Emiliano ha ricordato che “quel giorno di agosto, quando arrivò la nave degli albanesi, il governo nazionale, che aveva nel respingimento l’unica risposta possibile, entrò in conflitto con l’amministrazione comunale di Bari che invece dimostrò di voler accogliere i migranti vedendone, oltre allo stato di emergenza, anche un’opportunità per lo sviluppo. Fu niente di meno che il presidente della Repubblica Francesco Cossiga a dare del cretino all’allora sindaco Enrico Dalfino, perché voleva accogliere gli albanesi. “Ma grazie a quel legame che Dalfino iniziò a creare adesso i nostri imprenditori possono lavorare in Albania senza essere protetti dalle armi, sono infatti le relazioni umane, che si sono create da quel momento in poi, a tutelare loro e la loro impresa”. Con queste parole Emiliano ha preso le distanze da certe scelte di Maroni: “Le politiche di respingimento – ha affermato- provocano molti morti e forniscono la ragione economica attorno alla quale si organizza il racket dell’immigrazione clandestina”.

Anche il professore Blangiardo ha richiamato la storia dell’immigrazione dall’Albania: “Oggi gli albanesi residenti in Italia sono 491 mila. Quante altre Albania ci sono dietro l’angolo? Oggi l’Africa ha più di un miliardo di abitanti e il dato è destinato a crescere, ma non è vero che la crescita della popolazione determina necessariamente il sottosviluppo. Occorre capire di che tipo sia la crescita, che qualità abbia. Quella africana –ha continuato il docente di demografia- è una popolazione più giovane, il rapporto tra giovani e anziani è infatti di 1 a 16. È impossibile che il surplus di popolazione dell’Africa venga assorbito dall’Europa, ma quello che apparentemente è un problema potrebbe diventare una risorsa. Questi Paesi stanno vivendo il cosiddetto dividendo demografico: il rapporto tra persone a carico per ogni 100 potenziali lavoratori è in discesa. In Africa sono diminuiti i giovani da mantenere e non sono ancora arrivati i vecchi da mantenere, quindi c’è un notevole serbatoio di risorse umane”.

Dopo aver ascoltato i colleghi il ministro dell’Interno è tornando sulla questione del ruolo dell’Europa. “L’Unione europea non ha fatto bene a considerare quello che sta accadendo come un esempio di immigrazione clandestina, poiché la situazione è molto più complessa. Lampedusa non è solo un’isola più vicina alla Tunisia che alla costa siciliana, è Unione europea, è Svezia, Norvegia”.

Alla luce dei nuovi arrivi che potrebbero verificarsi dai Paesi della primavera araba, in seguito alla formazione di governi instabili di coalizione, Maroni teme che si verifichi un nuovo flusso migratorio. “Ma l’unica immigrazione possibile –ha chiarito- è quella gestita, organizzata, che abbia delle regole, affinché in futuro non succeda in Italia ciò che è successo alla fine del 2005 in Francia con le banlieu, oppure a Londra questa estate”.

In chiusura Maroni è tornato appieno a vestire i panni di ministro dell’Interno e ha voluto dare alla platea del Meeting un segnale sulla tenuta del governo che, ha garantito, “durerà fino alla scadenza naturale della legislatura”.

(e.b.)