Non è stata come si credeva una discesa in campo quella di Roberto Formigoni, presidente della regione Lombardia, al Meeting di CL. Ha ritrattato il presidente lombardo, ha detto l’esatto opposto rispetto alle dichiarazioni raccolte dal quotidiano Repubblica, nelle quali consigliava a Berlusconi un passo indietro prima di Natale per consentire al centrodestra di rivincere le elezioni.

Lo ha detto chiaramente nella conferenza stampa che ha annunciato l’incontro serale “I cristiani in politica” al quale saranno presenti anche Paul Jacob Batti, consigliere del primo ministro del Pakistan per le minoranze religiose, Phillip Blond, direttore di ResPublica, Joseph Daul, presidente del gruppo del Ppe al parlamento europeo, Marcos Zerbini, deputato al parlamento dello Stato di San Paolo (Brasile).

La linea da tenere per Formigoni è quella della ritrovata (o mai perduta?) conciliazione: “io reputo – ha dichiarato – che il governo attuale abbia la forza, la capacità e il dovere di proseguire il suo lavoro. Berlusconi ha la capacità di leadership che serve, è ancora assolutamente una risorsa per questo Paese. Poi alla fine della legislatura sarà lui a decidere se ricandidarsi o no. Sosterrebbe una politica irresponsabile chi chiedesse le dimissioni oggi dell’attuale governo di fronte allo scenario internazionale che stiamo vivendo”.

“Certamente – ha continuato Formigoni – non basta solo Berlusconi, timoniere della nave Italia, di fronte alle grandissime responsabilità e difficoltà che comporta il suo mandato, nella tempesta che stiamo attraversando ora”. Io e i miei collaboratori in Lombardia segnaliamo ai colleghi ministri e parlamentari la bontà della sussidiarietà, affinché questo modello politico sia adottato in altre parti d’Italia e possa costituire un modello per la ripresa”. Non sarà però Formigoni a candidarsi alla guida dell’auspicata rinascita sul modello lombardo. “Non mi candito a guidare il governo nazionale. Nonostante io abbia una certa considerazione di me stesso, non sono insano di mente: fare il presidente del Consiglio è uno dei lavori più ingrati. Me lo hanno confermato sia Berlusconi che Prodi. Io voglio rinnovare il Pdl e lo farò con Alfano, con il quale c’è una perfetta identità di vedute”.

Il presidente della Lombardia è intervenuto anche sul tema delle macroregioni, affrontato oggi dal ministro Roberto Calderoli, nell’incontro del mattino con Gianni Alemanno e Piero Fassino.

“Abbiamo già proposto un coordinamento delle regioni del nord -ha detto stamane il ministro la semplificazione normativa. Se Formigoni, Cota e Zaia si mettessero d’accordo gli andremmo volentieri dietro”.

“Mi fa piacere –ha risposto Formigoni- che Calderoli esprima assenso per il progetto delle macroregioni che voglio cresca. Non ha niente di secessionistico ed era già in uno studio della fondazione Agnelli. Noi vorremo che si seguisse l’esempio dei Lander tedeschi. È una proposta all’insegna dell’efficienza e del risparmio. Le regioni sarebbero così anche più competitive nello spazio europeo. Seguendo il modello della Lombardia, che ha 10 milioni di abitanti, anche nel resto di Italia si avrebbero certamente meno regioni”.

La sussidiarietà è la parola che più ricorre, è l’emblema della politica del non proprio giovane ‘rinnovatore’ lombardo Formigoni, classe 1947. “In Lombardia –ha spiegato- Lega e Pdl hanno concordemente deciso di scegliere il metodo della sussidiarietà. Io mi sento di dire che questo successo è sotto gli occhi di tutti e ha dato risultati positivi che si esplicano in politiche concrete di erogazione di servizi e sussidi”. Ecco allora il “quoziente familiare” ciellino che premia le famiglie a dispetto dei single, oppure il fondo “Nasco” per la natalità, un contributo economico di 250 euro per 18 mesi alle donne che si sarebbero sottoposte ad aborto per motivi economici. “Dopo un anno –ha assicurato Formigoni- hanno aderito al progetto 1100 giovani donne e questo ci ha spinto a raddoppiare il contributo per l’anno in corso”.

Prima di concludere l’intervento Formigoni non ha mancato di commentare la manovra del governo e ha anticipato che domani presenterà al meeting “dati numerici inoppugnabili che provano come le ultime tre manovre picchino troppo sulle regioni e non tocchino quanto dovrebbero l’apparato statale”. Un Formigoni d’accordo con Fassino dunque: il sindaco di Torino ha dichiarato infatti che le risorse necessarie dovrebbero essere prelevate dalla casse statali”.

Formigoni non sarà a quanto pare il prossimo candidato Premier, ma c’è chi non lo vorrebbe neanche come presidente della regione Lombardia. Non lo riconoscono legittimamente eletto in tale carica i radicali che, da febbraio 2010, hanno intrapreso una battaglia legale contro il più illustre dei Memores domini di Cl, denunciandolo in sede civile e penale.

Il Tar della Lombardia non ha accolto il ricorso dei radicali, rifiutandosi di ammettere in giudizio i moduli della lista di Formigoni “Per la Lombardia”, che conterrebbero a giudizio di Laura Guizzardi, perito grafologo accreditato al tribunale civile e penale, 349 sottoscrizioni false.

La motivazione della non ammissione è dipesa dal fatto che la richiesta sarebbe stata inoltrata troppo tardi. “Ma questo lo contesteremo davanti al Consiglio di Stato” fa sapere il radicale Marco Cappato, segretario dell’associazione Luca Coscioni.

Sotto il profilo penale ha in mano il fascicolo il p.m. Alfredo Robledo, lo stesso che condusse le indagini per il caso “Oil for food”. “La procura di Milano –afferma Cappato- ha già convocato 1000 persone che hanno dichiarato che le firme sui moduli della lista di Formigoni non sono le loro. Al momento –conclude il radicale- sono in corso gli accertamenti su come sia stata eseguita la falsificazione delle firme”.

Sulla questione a suo tempo ironizzò anche Corrado Guzzanti in una puntata di “Vieni via con me”. “Dubbi sulle elezioni regionali –diceva- tra le tante firme raccolte a sostegno della lista Formigoni compare quella di Michael Jackson”.

Il video è di Giulia Zaccariello