Jacopo Fo ad Alcatraz

Malgrado il nome inquietante – Alcatraz – è un luogo dove molti gradirebbero farsi rinchiudere al meno per un po’. Accucciata tra le colline di Gubbio, da ormai trent’anni, risulta difficile spiegare cosa sia. “Essenzialmente un luogo di vacanza – dice il creatore Jacopo Fo – dove poter incontrare belle persone, rilassarsi, seguire corsi di ogni genere, il tutto in perfetta simbiosi con l’ambiente”. Negli anni, “La libera università di Alcatraz” si è guadagnata la fama di ‘comune’ e luogo di “perdizione”: per questo scherzosamente nel sito si specifica che ad Alcatraz non si fa scambio di coppie, non gira droga (leggera o pesante che sia), non si balla tutti nudi e non si fa sesso tra tutti e con tutti.

Per festeggiare i 30 anni di attività, quest’anno, sono stati ideati nuovi corsi come lo Strasingol, happening dedicati al burraco, all’uncinetto, alle passeggiate, alla pittura e anche incontri durante i quali ogni ospite diventa a turno insegnante di quel che conosce meglio. Infine dal 27 agosto al 3 settembre, Alcatraz ripete l’esperienza del “Festival Musicando”. Quest’anno Dario Fo rivisiterà alcuni dei brani più importanti della sua produzione insieme agli artisti ospiti tra cui: Nada, Fausto Mesolella (Avion Travel), Bandabardò, ‘A67, Raiz ed altri ospiti. Il tutto sarà registrato per realizzare un dvd in uscita l’anno prossimo. Abbiamo chiesto a Jacopo Fo come è nata e si è sviluppata questa folle avventura lunga 30 anni:

Quale desiderio vi ha portato a fondare la libera Università di Alcatraz?
Sono arrivato in campagna sull’onda della sconfitta degli anni Settanta, quando ci siamo resi conto dell’impossibilità di cambiare il mondo in un attimo. Abbiamo capito che c’era bisogno di tempi più lunghi per realizzare la rivoluzione che sognavamo e che, quindi, dovevamo partire dalla formazione e dalla diffusione di una visione del mondo diversa. Ed è da questa visione alternativa che si è sviluppata Alcatraz.

Questi anni sono stati come li avevate immaginati?
Essenzialmente credo che in questi anni abbiamo centrato l’obiettivo che ci eravamo prefissati e cioè quello di creare un centro artistico, sociale e imprenditoriale nella misura in cui, alcuni qui, sono riusciti a crearsi un micro lavoro.

Voi che praticate Yoga demenziale e sesso tantrico, l’avete raggiunta l’età della ragione?
Entro certi limiti credo sia meglio non raggiungerla mai. Negli anni è semplicemente cresciuta la capacità di realizzare le cose, grazie anche alla collaborazione con Banca Etica e all’incontro di tante persone che hanno arricchito il nostro percorso e le nostre scelte.

Intorno ad Alcatraz, sono circolate molte leggende, le cose più strane che hanno detto di voi?
Nonostante non sia mai stata una comune c’è ancora chi pensa che Alcatraz lo sia. Quando arrivai qui trent’anni fa stavo con una ragazza che poi andò via con un altro, e per i primi otto mesi fu una vera comunità anarchica, nel senso che ognuno faceva ciò che voleva, una sorta di campeggio che, però, non aveva nulla a che fare col sesso libero o lo scambio di coppia. Poi in seguito alla pubblicazione di alcuni miei libri che trattano di sessualità (ne ho pubblicato 45 di cui solo 3 parlano di sessualità ma i restanti 42 è come se non li avessi mai scritti) e dopo essere stato ospite del Maurizio Costanzo Show, dove parlavo del punto G, si iniziò a diffondere l’idea che Alcatraz fosse una comune di maniaci sessuali. Infine a confondere ancora di più le persone si è messo il fatto che, una decina di anni fa, a 50 km dalla struttura si è aperto un locale di streep tease chiamato Alcatraz. Allora è successo, una cosa meravigliosa, su una guida a luci rosse pubblicarono il nostro numero di telefono e quindi per un lungo periodo abbiamo ricevuto telefonate da persone che ci chiedevano quello che potete facilmente immaginare.

Vuoi raccontarci uno o più momenti particolarmente importanti per la comunità?
Il primo è sicuramente quando dieci compagnie teatrali provenienti da ogni parte d’Europa, misero in scena spettacoli di mio padre e mia madre come per esempio “Mistero buffo”. Un altro momento importante fu quando, nel marzo 2003, “Ubu Bas va alla Guerra”, uno spettacolo dedicato al conflitto in Iraq in cui recitavo con mio padre e mia madre, fu trasmesso su 20 tv locali e due satellitari. La prima volta che una rappresentazione teatrale usciva fuori da Rai e Fininvest. Il portale web di Virgilio effettuò oltre 150.000 download, un successo incredibile visto che Internet non era diffuso come oggi. Infine vorrei ricordare che due anni fa abbiamo raggiunto l’autosufficienza energetica grazie a gruppi di acquisto di pannelli fotovoltaici, termici, energia rinnovabili, olio biologico ecc.

Raccontaci del progetto dell’eco-villaggio? Qual è l’idea di fondo?
Il progetto dell’eco-villaggio è nato 18 anni fa in partnership con Banca Etica che fa da garante etico del progetto, rilasciando un certificato di qualità all’acquirente. I primi 9 appartamenti sono stati acquistati e entro l’anno dovremmo consegnare le prime 30 unità abitative super-eco-compatibili. Le altre esperienze di eco villaggi in Italia sono fallite perché richiedevano alla gente vincoli troppo forti. Il nostro, invece, è stato ideato e pensato per essere un luogo laico e non ideologico con grandissimi spazi aperti e comuni dove ognuno può vivere come vuole.

Sogni e desideri per i prossimi 30 anni?
Spero di continuare ad andare avanti così. Ho 56 anni e posso affermare che in modo semplice ed economico si può vivere un po’ meglio anche perché solo strada per strada e con le proprie mani è possibile cambiare il mondo. Se aspettiamo che i potenti diventino più buoni…aspetteremo pert sempre.