Una pretesa megatangente di 20 miliardi di lire, di cui quattro effettivamente versati dall’immobiliarista Giuseppe Pasini per l’approvazione del piano urbanistico sull’area ex industriale della Falck di Sesto San Giovanni. L’affidamento del progetto ad architetti amici e dei lavori alle cooperative “rosse” emiliane. Una falsa mediazione immobiliare a favore dell’avvocato Francesco Agnello. La ristruttutrazione del palazzetto dello sport di Sesto. Un conguaglio “gonfiato” di un milione 250 mila euro per l’imprenditore amico Piero Di Caterina in relazione a un’altra area industriale da riqualificare, la Ercole Marelli. Due milioni di euro ricevuti dalla società Codelfa, incassati ancora attraverso Di Caterina. Oltre tre milioni e mezzo di euro versati dallo steso Di Caterina per un trattamento di favore della sua società di trasporto Caronte srl nell’ambito del Sitam, il Sistema tariffario integrato dell’area milanese.

E’ questo, secondo la Procura di Monza, il conto delle tangenti e dei favori ottenuti da Filippo Penati in qualità di sindaco di Sesto San Giovanni (1994-2001), segretario provinciale dei Ds (2001-2004) e presidente della Provincia di Milano (2004-2009). Sono messe nero su bianco nell’ordinanza del gip di Monza Anna Magelli, che ha accolto la richiesta d’arresto per l’ex assessore sestese all’edilizia Pasqualino Di Leva e per l’architetto Marco Magni. Il gip ha respinto la stessa richiesta per Penati e per il suo storico braccio destro Giordano Vimercati, confermando però l’esistenza di “gravi indizi” per “numerosi e gravissimi fatti di corruzione”. Penati resta comunque indagato per corruzione, concussione e finanziamenti illecito ai partiti. L’ex presidente della Provincia di Milano, già capo della segreteria politica del numero uno del Pd Pier Luigi Bersani, si è sempre dichiarato estraneo a tutte le accuse, fondate soprattutto sulle testimonianze di Pasini e Di Caterina, anche loro indagati.

I gravi indizi contro Penati, secondo il gip, si trovano soprtattutto nella vicenda delle aree Falck, 1,3 milioni di aree industriali dismesse dal gruppo siderurgico e acquistate da Pasini nel 2000 per 400 miliardi di lire. Era “evidente che un investimento di quella portata non avrei mai potuto sostenerlo senza avere la certezza di essere remunerato dalle operazioni immobiliari che avrei dovuto realizzare”, spiega Pasini ai pm. Così incontra l’allora sindaco Penati, che subito gli chiede “venti miliardi di lire”. Soldi che “servivano per il partito e per accontentare tante persone”. Una cifra enorme ma, riporta l’imprenditore, il sindaco lo tranquillizza: su un affare così importante, “i soldi sarebbero venuti fuori”. Qui entrerebbe in scena Di Caterina, “come emissario di Penati. Concordammo con Di Caterina le modalità di consegna della prima tranche di 4 milardi di lire nel 2001, tramite la filiale lussemburghese di Banca Intesa, e ulteriori 1,5 miliardi in Svizzera in più occasioni in contanti”.

Passa il tempo, ma l’intervento sull’area Falck non viene approvato dal Comune, nonostante sia perfettamente in linea con le volumetrie previste dal piano regolatore in vigore. Arrivano invece nuove richieste, afferma Pasini. Appena prima di terminare il mandato da sindaco, Penati gli chiede di risistemare il Palaghiaccio di proprietà del Comune. E sono altri “tre milioni di euro” a fondo perduto. Non è tutto: il progetto sull’area Falck deve essere affidato a professionisti indicati dallo stesso Penati, tra i quali Pasini indica “l’ex assessore milanese Giorgio Goggi”. Pasini sborsa altri tre milioni in parcelle, ma i progetti vengono bocciati ugualmente dal Comune di Sesto. Che non prende neppure in considerazione il lavoro prodotto da alcuni grandi nomi incaricati da Pasini, tra i quali l’architetto Mario Botta e il rettore del Politecnico di Milano Adriano De Maio. Intanto il sindaco pone un’altra “condizione indispensabile”: che un’area di 300 mila metri quadri sia concessa alle cooperative modenesi, “braccio armato del partito”.

Così, nel 2005, Pasini getta la spugna. Interrompe i pagamenti a Penati, racconta ancora in interrogatorio, e vende le aree Falck al gruppo di Luigi Zunino, per 218 milioni di euro. Penati non è più sindaco ma, secondo l’accusa, la musica non cambia. Alcune operazioni immobiliari tra Piero Di Caterina e Zunino, nonché con il “re delle bonifiche” Giuseppe Grossi, attualmente sotto processo per presunti fondi neri nell’affare Santa Giulia a Milano, presentano “macroscopiche anomalie”, scrive il gip di Monza. E generano “più di un sospetto che si trattasse di operazioni meramente fittizie portate a termine al solo scopo di costituire provviste per il pagamento di tangenti a favore di politici del Comune di Sesto San Giovanni”. Con l’obiettivo “di trarre benefici e agevolazioni” sul progetto Falck, che nel frattempo si è allargato a nuovi terreni. Tradotto in cifre, il raddoppio della volumetria edificabile. Un aumento “fino a 963 mila metri quadri” da edificare, “che effettivamente è stato poi deliberato e del quale Zunino si è dichiarato soddisfatto”. In qusta fase, con Penati non più “sestese”, sarebbe entrato in scena l’assessore Di Leva. Il quale, racconta Di Caterina, avanza pretese per “centinaia di migliaia di euro” per alleviare le difficoltà economiche della squadra di calcio Prosesto e di due giornali locali.

Tutta questa vicenda, conclude il gip Magelli, “consente sin d’ora di ritenere la sussistenza di gravissimi indizi di colpevolezza a carico di Penati e di Vimercati quali richiedenti il pagamento della tangente Falck”. Indizi che naturalmente dovranno passare il vaglio di un eventuale processo.