E’ un dato drammatico quello che emerge dai numeri appena pubblicati sulla condizione dell’occupazione giovanile in Italia. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato negli ultimi tre anni i disoccupati sotto i 35 anni sono saliti a 1 milione e 183 mila, ovvero il 15,9% della forza lavoro. La percentuale schizza al 29,6% tra i giovani al di sotto dei 24 anni. I dati fotografano il dramma della mancanza dell’occupazione, che colpisce soprattutto il Sud Italia (i giovani under 35 in cerca di occupazione sono il 38% della forza lavoro a Carbonia-Iglesias, il 35,8% ad Agrigento e il 35,7% a Palermo).

Però mi ha colpito un aspetto evidenziato da Confartigiato. Il fatto che aumentino gli iscritti nei licei e diminuiscano quelli degli istituti professionali viene definito come “paradossale”. Si legge nella nota: “In un contesto così critico, il rapporto di Confartigianato rivela paradossi tutti italiani sul fronte dell’istruzione e della formazione che prepara al lavoro. Per il prossimo anno scolastico 2011-2012, infatti, è previsto un aumento del 3% degli iscritti ai licei e una diminuzione del 3,4% degli iscritti agli istituti professionali”.

Paradosso. E’ questa parola che non riesco a concepire. In realtà la tendenza è globale e fa sì che la formazione scolastica e universitaria legata alla società della conoscenza viva – nonostante tutto – una forte accellerata. Peraltro, non credo affatto che una crisi debba necessariamente spingere la scelta degli studi verso quelle formazioni professionali più rapide e con più sbocchi lavorativi. I giovani non è giusto che si sottomettano a questi ricatti del tempo. Ciascuno scelga la sua strada e guai a farsi condizionare dall’imminenza. Certi errori si ripercuotono per tutta la vita. E poi… siamo davvero sicuri che la formazione degli istituti professionali possa essere foriera nel lungo termine di sbocchi occupazionali maggiormente soddisfacenti?