NEW YORK – E’ andato in pensione “il più grande capitano d’industria che l’America abbia mai avuto”, dichiarava ieri sera il canale tv MsNbc. Steve Jobs, all’età di 56 anni, lascia la Apple, l’azienda che ha lanciato i primi personal computer e ha diffuso in tutto il mondo iPod, iPhone, iPad. Jobs, che dal 2004 aveva problemi di salute, con un cancro al pancreas prima e un trapianto di fegato poi, lascia il timone a Tim Cook, già suo numero due. “Prima o poi sarebbe arrivato il giorno in cui non sarei stato in grado di rispettare i miei doveri in azienda – ha scritto il manager in un’email ai dipendenti – e ora questo giorno è arrivato”.

Cosa accadrà all’azienda che, anche in tempi di crisi, macina miliardi di dollari? La Apple, che qualche giorno fa ha superato il valore di tutte le principali banche europee messe assieme, nacque nel 1984, fondata da Jobs e dal suo amico Steve Wozniak, entrambi tendenti allo stile hippy. E inventarono il Macintosh (ora “Mac”). Jobs contribuì con grandi intuizioni che portarono al mouse e all’interfaccia grafica (prima si usava la sola tastiera). Poi però lasciò l’azienda, per divergenze con i colleghi. Nel 1996, comunque, ritornò al primo amore, e il ritorno si rivelò determinante: il suo talento salvò l’azienda morente.

Per sopravvivere bisogna puntare su scommesse giuste. L’Hp, altro colosso informatico, ha fatto flop con il suo recente tablet, concorrente dell’iPad. Ora l’azienda rischia di perdere il settore che produce computer. Ma Jobs, innovatore e perfezionista, ha scommesso praticamente sempre su idee vincenti: pensate solo a iPod (314 milioni venduti), iPhone (129 milioni), iPad (29 milioni). Pur lasciando l’azienda, “vi ha iniettato il suo DNA”, ha detto un commentatore. In effetti, già si parla dell’iPhone 5, che forse uscirà a fine anno, o dell’iPad 3, in cantiere per il 2012.

La concorrenza è comunque agguerrita: gli “smartphone”, i telefonini che fanno di tutto – dalla riproduzione musicale alla navigazione in Internet – stanno affiancando gli iPhone con prezzi più bassi e tecnologie agili, come il sistema operativo Android di Google, l’arcinemico che ha acquistato Motorola per tentare, appunto, la conquista dei cellulari intelligenti. Per rimanere una delle aziende più ammirate del pianeta, la Apple dovrà quindi giocare su due fronti: innovazione, con prodotti che seducono il pubblico, e prezzi più bassi.

Jobs è stato demiurgo di strumenti quasi magici, mentre il nuovo capo, Cook, sembra forte nella gestione aziendale, logistica e tecnica. Il dirigente, alla Apple dal 1998, ha un lungo passato alla IBM ed un breve passaggio alla Compaq. Ultimamente si è occupato della chiusura di alcune fabbriche e della “guerra dei brevetti”, la battaglia ad accaparrarsi le licenze per determinate tecnologie che sta infuriando nella Silicon Valley, spesso per impedire la corsa in avanti dei concorrenti.

Cook, 50 anni, omosessuale dichiarato, è famoso per spedire le prime email di lavoro alle 4.30 del mattino e per convocare riunioni anche la domenica sera. In fondo, sottolineano i pragmatici, è stato lui a guidare l’azienda quando Jobs era in malattia. In effetti l’addio è stato annunciato soltanto mercoledì, ma il capo dell’azienda era in permesso già da gennaio (ed era la terza volta, visti i tanti problemi di salute). Leggenda vuole, comunque, che sia stata la sola aura carismatica di Jobs a far crescere la Mela a dismisura.

Cosa farà, adesso, il guru delle nuove tecnologie? Salute permettendo, potrebbe continuare ad influenzare l’azienda e il resto del mondo (con lezioni e magari interventi filantropici, alla Bill Gates). La sua vita, comunque, ha già ispirato molti appassionati di computer, anche in Paesi emergenti come l’India, da dove arriverà forse il prossimo innovatore. Intanto parecchi aspettano novembre, per la biografia ufficiale di Jobs. Da leggere, volendo, anche su iPad.