A smuovere le acque in casa Pd, ci pensa il sindaco di Castelnovo di Sotto (Reggio Emilia) Simone Montermini. Classe 1979, eletto nel 2009 con il 61% dei voti in un paese della pianura reggiana famoso per un carnevale che risale al sedicesimo secolo, Montermini ha sfidato il quieto vivere della dirigenza Pd emiliano romagnola, mettendo in discussione dalla sua pagina di Facebook una delle tradizioni consolidate del partitone: le feste dell’Unità.

“Sono stupito”, racconta l’indaffarato giovane primo cittadino, “Quello che ho scritto nel post sul web riguarda un tema che tra dirigenti, militanti e simpatizzanti del Pd si discute da tempo. Purtroppo senza grossi risultati”.

Lei ha parlato di “aggiornamento” necessario per le feste dell’Unità, cosa intendeva?

“Intanto io ho iniziato a fare volontariato nel partito a sette anni e conosco il valore di chi offre il proprio tempo per una causa politica che ritiene giusta. Oltretutto in questi giorni di caldo torrido centinaia di volontari stanno montando stand e lavorando per le feste del Pd in tutta la regione e a loro va il mio più sentito ringraziamento. Detto questo, il ruolo principale di un partito è fare politica e le nostre feste hanno una forte sproporzione tra offerta di ristorazione e offerta politica”.

Più politica e meno gnocco fritto?

“Tra la Festa dell’Unità di Reggio Emilia o di altre province dell’Emilia e la festa del grano o del pesce del mio comune c’è poca differenza. Per valorizzare quella forza di volontariato di cui parlavo prima dobbiamo imparare a fare opinione più che la pasta sfoglia”.

Lei ha perfino accostato diavolo e acqua santa: meeting di Cl e Festa dell’Unità, dove loro sarebbero perfino più bravi…

“Tra Cl e Pd ci sono parecchie differenze a partire dal fatto che loro non sono ufficialmente un partito. Eppure sono bravi a fare opinione. Voglio dire, piantano delle bandierine. Noi con 2500 volontari non costruiamo nulla se non socialità tra di noi. Il nostro sforzo deve concentrarsi di più sul far conoscere le nostre proposte politiche a chi non le sa”.

Certo che tra tv e web, di dibattiti e incontri politici prima e dopo le feste dell’Unità se ne fanno a iosa…

“Appunto. E’ pressoché impossibile far tornare le feste come momenti esclusivi di dibattito. Ricordo quand’ero piccolo nel 1983 una foto con Berlinguer. All’epoca il discorso finale del segretario del partito dettava la linea futura. Tutti attendevano quelle parole per capire e sapere cosa avrebbe fatto il partito nei mesi a venire. Oggi il segretario e i dirigenti del Pd, come di tutti i partiti, rilasciano interviste e virgolettati almeno dieci volte al giorno. Allo stesso tempo gli incontri e i confronti nelle sale della festa richiamavano tutti media nazionali, cosa che oggi non avviene più”-

Cosa si deve fare allora?

“Intanto grossa attenzione ai nuovi mezzi d’informazione e tecnologici: i social network, skype, il web in generale. Poi faccio un esempio bizzarro ma che può dare l’idea della strada da percorrere. Quest’anno nel territorio di Reggio Emilia viene ricordato lo scrittore Pier Vittorio Tondelli a vent’anni dalla morte. Mi piacerebbe che ad uno spazio come una festa del Pd, Bersani venisse a parlare dei romanzi di Tondelli”.

Forse Bersani non ne ha mai letto uno. E lei sembra metterla sullo scontro “generazionale”…

“Non sono affezionato al tema generazionale, ma il web e il modo peculiare con cui si costruisce un’idea in rete, la si sviluppa e la si dibatte, è molto differente da come si faceva una volta. Teoricamente non sono un “rottamatore”, ma oggi nella pratica politica un po’ di rottamazione è opportuna. Il ricambio della classe dirigente nei partiti come in Parlamento, per esempio”.

Di lei si era parlato poco tempo fa perché voleva celebrare matrimoni gay nel suo Comune. Come l’hanno presa nel partito?

“Intanto questo è uno di quei tabù sessuali da abbattere, prima ancora di fare una legge facendo cultura. Poi visto che a breve il Pd tornerà al governo dobbiamo sciogliere i nodi prima e far capire come la pensiamo sul tema. Infine non camuffiamo la questione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso con la questione delle coppie di fatto. Per queste ultime una formula giuridica esiste già. Ma è per gay e lesbiche che va portata avanti una battaglia di dignità e uguaglianza e non il solito contentino legislativo”.

E se il Pd va al governo con Casini, quante probabilità ci sono che si porti avanti questaa “battaglia”?

“Guardi, il Pd avrà le sue idee e Casini altrettanto. L’importante è che il partito democratico non annacqui la sua identità prima di qualsiasi alleanza. Se mi alleo con Casini non devo per questo rinunciare ai miei principi”

Qual è il suo candidato premier per il Pd?

“Non è che non glielo voglio dire per non prendermi delle responsabilità. E’ che un nome, una figura precisa con nome e cognome non la vedo. Sono vent’anni che nel nostro partito non c’è una vera leadership. Forse Prodi è stato l’ultimo leader, l’unica alternativa concreta a Berlusconi. Il problema però è che il Pd non può più far politica con delle “aggiustatine”, qui ci vuole una rivoluzione”.

Prego?

“Il centro-sinistra propone da molto tempo la solita ricetta di un semplice aggiustamento delle cose in atto. Qua ci vuole una vera rivoluzione liberale. Quella che Berlusconi ha promesso nel ’94 senza averne mai portato a termine un’istanza che una”.

Mettiamo che domani c’è la rivoluzione; dopodomani da rappresentante di un ente locale qual è la prima riforma che promuoverebbe?

“Robusta riorganizzazione del sistema istituzionale: fusione delle piccole municipalità sotto i mille abitanti in comuni più corposi, superamento dell’ente Provincia, rapporti diretti tra Regione e grandi comuni, vero federalismo fiscale e amministrativo. Riprendiamo in mano un bel libro di Sergio Fabbrini, Addomesticare il principe e diamoci da fare”.

Lo sa che adesso dalla segreteria del partito le faranno una reprimenda?

“Allora lo sa cosa le dico? Io a fare questo lavoro mi diverto”.