In questa estate che l’Europa bruciò e che l’Italia si svegliò in braghe di tela, c’è chi non ha rinunciato a infilare le rotondità in pantaloncini tirolesi di cuoio alla zuava, che fa molto vacanze a Cortina con i fratelli Vanzina. Anche se se qui, ahinoi, non siamo in un film ma nell’annuale parata di vippame più o meno avariato che ha sfilato sotto il tendone dei coniugi Cisnetto, che da dieci anni riproducono la più cafonal delle situazioni nella meno cafonal delle location, la perla delle Dolomiti, per dirla come si diceva un tempo, dove principi e signori di tutta Europa si davano appuntamento tra il “Posta” e il “Cristallo”.

Ora ci si ritrovano i potenti – o presunti tali – d’Italia e prima di spostarsi in massa a Rimini sotto il tendone di Cielle fanno la passerella sotto quello dei Cisnetto. Il rituale è così ben collaudato e il materiale iconografico così promettente e ghiotto che in loco si sposta perfino un signore dai capelli bianchi, munito di macchina da presa e sorriso gentile. Si chiama Umberto Pizzi ed è l’autore insieme a Dagospia del più bel trattato di antropologia del potere prodotto in Italia negli ultimi anni. Cioè quella serie di scatti conosciuti come Cafonal e Ultracafonal e Stracafonal nei quali i personaggi sgomitano per entrare nell’inquadratura, pensano di essere in vetrina e si ritrovano alla berlina, seguendo una regola presenzialista che ha risolto alla rovescia il dilemma di Nanni Moretti (mi si nota di più se non ci vado?). No di certo, i personaggi di Pizzi e Dago si notano perché ci vanno. Perché se non ci vanno non esistono. Quindi per esistere devono andarci.

Ci siamo abituati a quelle foto, li abbiamo visti in tutte le salse, mentre si calano trimalcioniche fette di prosciutto in gola, mentre si scatenano in balli sguaiati con balconi di poppe rifatte mostrate ai quattro venti, mentre sudano attraverso chili di botox, si spogliano, si abboffano, concionano, si baciano e baciano le mani altrui.

Il peggio del Belpaese nelle sue uscite pubbliche è tutto in quelle immagini così vere perché cronaca pura. E così, là sotto le Tofane, dove non osano le aquile, ci pensano attempate signore a sfidare la legge di gravità. Una marea di sciure ossigenate e botulinizzate, strette in corpetti di pelle, agghindate con vestitini tirolesi con i disegni di stelle alpine, camicette con le trine di pizzo bianco e il grembiulino, stile Heidi regina delle caprette, neanche fossero bambine delle elementari alla festa del patrono.

Qui pare che il dilemma morettiano sia stato declinato in un’ulteriore sottospecie, il “meglio ridicoli che niente”. Clic, tutti in posa, un bel sorriso, cheese. La crisi? La manovra? I Tfr? I Bund? I Bot? Le pensioni? Le province? La casta? I privilegi? Nelle cartoline da Cortina sembra di stare altrove. Sarà per questo che i Cafonal di questa estate sono ancora più agghiaccianti del solito e stridono in maniera ancora più vistosa con la situazione. Per la distanza siderale tra quelle sciure travestite da bambine tirolesi e il paese reale. È la stessa distanza tra chi si siede al ristorante della Camera e mangia il piatto di pesce pregiato pagando la stessa cifra di una scatoletta di tonno sott’olio al supermercato. È la stessa distanza tra Berlusconi che dice va tutto bene, la crisi è un’opinione, comprate le azioni delle mie aziende, e la lettera della Bce che gli impone la stangata per impedire il fallimento dell’intero Paese.

Così mentre il premier inglese Cameron vola low cost e si fa fotografare come un cittadino qualsiasi sui sedili di plastica in attesa dell’imbarco, i nostri continuano a ostentare. D’Alema incrocia nelle acque di Porto Cervo a bordo della sua barca milionaria. Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni fa il sirenetto e si stende a fianco di una misteriosa ragazza sul ponte di uno yacht, che è il simbolo (forse ingiustamente, ma tant’è, l’iconografia popolare non la decidiamo noi) del lusso e dell’evasione fiscale.

Perché continuano a comportarsi come se niente fosse? Possibile che i politici di un Paese sull’orlo della bancarotta debbano tutti dare spettacolo come dei Beckham de noantri? La Sardegna, la barca, lo status symbol sono segni intoccabili della casta. Il privilegio ostentato e non nascosto. Ma fatevi furbi, con il vento che tira non era meglio farsi fotografare sul greto del torrente con il picnic o a giocare a bocce con i pensionati? No, evidentemente non ce la fanno proprio. Il richiamo della bella vita è più forte. E così su settimanali e rotocalchi le foto sono quelle di sempre, iconografia classica del rito agostano inossidabile.

Certe immagini hanno un odore particolare. Come Borges diceva di riconoscere i colori dal profumo, così le foto di questa estate emanano un sentore cattivo, l’odore della putrefazione. Quei personaggi sono come gli ignari ballerini sul ponte del Titanic. Gli orchestrali continuano a suonare, si fa finta di niente. Ma si sa che niente sarà più come prima. E che quei giri di valzer finiranno a breve dentro le acque gelate dell’oceano.

Il Fatto Quotidiano, 24 agosto 2011