Duecento milioni di euro: a tanto ammonta la cifra pagata dalla regione Veneto in 4 anni alle cliniche private convenzionate per essere riuscite a fare meno ricoveri ospedalieri. Non si tratta di un errore, ma del risultato di tre delibere regionali votate tra il 2006 e 2010.

Nel 2006 infatti il Patto per la Salute tra Stato e Regioni stabilisce che il numero di ricoveri ospedalieri deve scendere a 160 ogni mille abitanti, in modo da far diminuire il debito sanitario. Cosa che ovviamente sarebbe venuta ad incidere sugli introiti delle cliniche private convenzionate, pagate fino a quel momento dalla Regione sulla base del numero dei ricoveri fatti.

Ma con la prima delibera 4449 approvata il 28 dicembre 2006 dalla giunta di centrodestra, con Flavio Tosi (attuale sindaco di Verona) assessore regionale alla sanità e presieduta in quell’occasione dall’allora vicepresidente del Veneto Luca Zaia, la regione ridefinisce i tetti di spesa per il triennio 2007-2009 anche per le strutture private accreditate.

Così, per ciascun erogatore privato pre-accreditato che rispetta il tetto dei ricoveri, viene previsto un incremento finanziario, una sorta di ‘bonus’, calcolato sul valore del budget annuale regionale, che è dell’8% per il 2007. A questa cifra si aggiunge per il 2008 un altro incremento finanziario del 3,17%, arrivando così all’11,17%; del 3,23% per il 2009 (dunque il 14,4% in totale), e un altro 1,5% nel 2010, arrivando al 15,9%.

E, come si può apprendere dal Libro bianco della sanità veneta, nonostante il minor numero di ricoveri ospedalieri, le cifre stanziate dalla regione per l’assistenza ospedaliera fornita dai privati convenzionati non hanno mai smesso di crescere, passando da 526 milioni nel 2006, a 547 milioni nel 2007, 557 nel 2008 e 578 nel 2009. “Calcolando l’incremento finanziario sulla base dei budget annuali – spiega Guglielmo Brusco, vicepresidente della provincia di Rovigo, che da anni è impegnato a denunciare questi sprechi nella sanità veneta – non è azzardato pensare che le strutture private convenzionate abbiano ricevuto 35 milioni circa di euro nel 2007, 45 nel 2008, 50 nel 2009 e 66 nel 2010, per un totale complessivo di circa 200 milioni di euro. Tutto alla sola condizione di fare meno ricoveri, e cioè lavorare di lavorare meno”.

Insomma, un trattamento di tutto favore, secondo Brusco, che non ha certo giovato alle casse del Veneto, che negli anni non solo ha assegnato sempre più risorse alle aziende del Servizio Sanitario Regionale (4,3 miliardi di euro nel 2000 contro i 7,7 miliardi del 2009), ma anche visto crescere il costo dell’assistenza ospedaliera, passata da 3,6 miliardi di euro nel 2006 a 3,8 miliardi di euro nel 2009 (+5,9%), nonostante i minori ricoveri. Forse anche perché, come rileva il Libro bianco, a contenere il tasso di ricoveri e tagliare i posti letto sono state soprattutto le strutture ospedaliere pubbliche, mentre nelle strutture private accreditate i dati sono rimasti sostanzialmente stabili. Senza contare che chi non raggiunge il budget di ospedalizzazione riceve un altro ‘aiutino’: l’eventuale quota di introiti «mancante» sarà garantita l’anno successivo sul versante visite ambulatoriali.

Interpellato sull’argomento, l’assessore veneto alla Sanità, Luca Coletto, ci ha tenuto subito a chiarire che con la delibera n.312 votata a marzo 2011, “è stato eliminato il meccanismo dell’incremento finanziario. Da quest’anno si è deciso un taglio secco di 30 milioni di euro, e di assegnare un incremento finanziario provvisorio del 5% sul fatturato, che verrà poi riassorbito al momento della ridefinizione delle nuove tariffe dei Drg (i Raggruppamenti Omogenei di Diagnosi, il sistema di classificazione usato come base per il finanziamento delle aziende ospedaliere), cosa che probabilmente avverrà da settembre. In tempi come questi è doveroso risparmiare e investire di più sul pubblico”.

Belle parole, ma prive di fondamento, secondo Brusco. “Con questa delibera – conclude – diminuiscono i ‘regali’ ai privati, che però mantengono sempre un incremento finanziario elevato, giustificato in parte per pagare l’inflazione del 2009 e 2010, coperta già dalle precedenti delibere e quindi pagata due volte. Da anni continuo a denunciare senza successo questi sprechi, ma io non mollo e spero che a settembre la Corte dei Conti regionale avvi delle indagini e che ci si renda conto di quante risorse pubbliche sono state regalate ai privati quando potevano essere impiegate per migliorare l’assistenza sanitaria pubblica”.