Mancano pochi giorni. Fino a metà settembre il Comune di Bologna potrà decidere senza pesanti conseguenze di tirarsi fuori dall’impresa People Mover, la navetta aeroporto-stazione che è da tempo oggetto di accesi dibattiti e che è anche sotto la lente della Corte dei Conti. Perciò un gruppo di cittadini si appella al sindaco e alla sua giunta e chiede di rinunciare all’opera. Certo, il People Mover partirebbe in un momento delicato: la manovra economica costringe gli enti locali a stringere i cordoni della borsa, senza contare che dopo la saga Civis le nuove opere di viabilità smuovono ancor più la vigile attenzione dei bolognesi. Ma i firmatari dell’appello hanno anche altre tre pagine di ragioni contro il People Mover e per l’utilizzo, al suo posto, del Servizio Ferroviario Metropolitano (SFM).

“People Mover? Soldi buttati. Sarebbe come apparecchiare un dessert dimenticando le portate principali”, spiega Paolo Serra, estensore dell’appello ed ex consigliere comunale Pd. A pensarla come lui e a metterci la firma sono in tanti, tutti cittadini impegnati per la cosa pubblica per passione o per mestiere: c’è l’ambientalista Gabriele Bollini, il professore universitario Rodolfo Lewanski che si occupa di politiche per l’ambiente, l’architetto specializzato in urbanistica Fioretta Gualdi, e ancora Andrea De Pasquale, Sergio Caserta, e poi il presidente di Legambiente Bologna Claudio Delluca, e Flavio Fusi Pecci, Monia Negusini, e ancora altri.

Nel frattempo a Palazzo d’Accursio i dubbi sul People Mover entrano non solo per posta ma anche dalla porta principale: Marco Piazza (M5S) presiede la Commissione bilancio e per il prossimo appuntamento settembrino ha già messo in agenda un’udienza conoscitiva sul People Mover. “Il dubbio è se davvero si tratti di un’opera in project financing oppure no”, spiega Piazza. “Perché nel caso del People Mover si dice che il Comune non spenderà, ma è anche vero che dopo che il Consorzio Cooperative Costruzioni ha vinto l’appalto, è stata creata una società ad hoc, la Marconi Express, in cui Atc è entrata per il 25% nel febbraio 2010. E l’azienda di trasporti, che è una partecipata del Comune, è destinata ad acquisire il 100% di Marconi Express entro il 2020. Questo significa che il rischio d’impresa verrà caricato di fatto sulle spalle dei cittadini. Perché se Marconi Express contrae debiti e poi Atc la compra…”. Senza contare, spiega il presidente di commissione, che è in calendario da qui a poco più di dieci anni un nuovo terminal aeroportuale, e che quindi il Pm rischia di nascere già vecchio, inadeguato ai progetti e alle esigenze del futuro.

E allora Atc deve uscire dall’associazione d’impresa e il Comune può “mollare” il People Mover senza penali perché l’azienda di trasporti non era prevista nel bando della navetta. Lo scrivono i firmatari dell’appello al sindaco, insistendo sull’alternativa: il servizio ferroviario metropolitano e la fermata “Aeroporto”. A poche settimane dal giorno del giudizio – del Comune su People Mover, il fronte dei dubbiosi è sempre più bipartisan: da Daniele Corticelli che sollevò il problema già più di un anno fa, ai grillini, alla Lega Nord e al centrodestra, passando per esponenti dello stesso centrosinistra. L’assessore Andrea Colombo a luglio si era mostrato deciso: quella navetta era la scelta migliore, assicurava tempi rapidi. Ma da qui a metà settembre il People Mover  promette di continuare a far discutere. E intanto anche BolognAttiva, il gruppo civico di centrosinistra che dimostrò con un video (reso celebre anche da una puntata di Report) che un’altra soluzione è possibile, non intende mollare la presa. “Apprezziamo l’appello di Paolo Serra– racconta Vanni Pancaldi – e aderiamo. Inutile dire che continueremo la nostra battaglia. Perché non siamo in momenti di scelte poco meditate: oggi è socialmente etico e persino civicamente rivoluzionario puntare a rivalorizzare quello che già c’è, senza ansie di nuovismi”. E qui ogni riferimento alla cara, vecchia ferrovia non è affatto casuale.  FDB