Il Corriere della Sera di giovedì pubblicava la seguente notizia: una capotreno di Fs è stata multata per aver detto la verità. Il 16 maggio, a causa di un problema sulla linea tra Firenze e Roma, il Frecciargento è stato deviato dalla direttissima alla “linea lenta”. La capotreno ha annunciato “un guasto deviatoio” e l’azienda le ha inviato una contestazione disciplinare perché il manuale degli annunci per i treni Alta velocità non prevede il termine “guasto”. Avrebbe dovuto usare la chiarissima perifrasi “controllo tecnico sulla linea”. C’è un manuale, anzi sono tre, appositamente studiati per informare al meglio i passeggeri delle costosissime Frecce.

La dipendente non l’ha rispettato e secondo Trenitalia “la mancanza di giustificazioni è un’ammissione di colpa”. Non esiste però una regola assoluta che differenzi le Frecce: guasti sarebbero stati annunciati anche sull’Alta velocità. Ma al bando c’è anche la parola incendio: “È una scelta per non creare ansie e panico difficili da gestire anche su uno dei mezzi più sicuri”, spiegano sempre dalle Ferrovie.

Nel medesimo articolo un controllore faceva giustamente notare come l’uso di questo vocabolario fumoso faccia imbufalire i passeggeri. Perché non capiscono e perché la vaghezza delle spiegazioni sembra davvero una presa in giro. E molto spesso non solo sembra, ma proprio è. Anche Augusto Minzolini deve aver adottato il Manuale dei Frecciarossa per non creare panico nei telespettatori quando ha spiegato, in diretta al Tg1 delle 20, che l’avvocato Mills era stato assolto e non prescritto. Sostenendo poi che i due termini sono sostanzialmente sinonimi. Pavese diceva: “Nelle parole c’è qualcosa d’impudico”, e quanto aveva ragione. Specie nel Paese degli eufemismi, in cui le parole aggiustate servono a mistificare, confondere, truffare.

È il vecchio latinorum dell’Azzeccagarbugli, buono solo a far sentire Renzo più scemo dei suoi capponi. Il potere usa le parole per mistificare, raggirare, edulcorare. È un sistema dove nessuno si sbaglia, al massimo cambia idea. Così il “processo” dev’essere “breve” perché l’Europa ce lo chiede. Invece è “morto”, perché la legge prevede ex ante la fine chirurgica del processo. Per non dire dei festini con schiere di ragazze mezze nude che si baciano e si toccano, spacciate per garbati intrattenimenti conviviali. E poi: in pochi hanno il coraggio di dire e scrivere “prostitute”.

Il mestiere più vecchio del mondo è esercitato dalle più garbate escort. Che infatti vanno in televisione e fanno politica, rilasciano interviste parlando della situazione economica e di introspezione mistica. C’è una parola greca, parresia, che significa “dire la verità”. È ormai perduta, in uso solo presso i filosofi, forse perché non ha più un luogo dove abitare né dentro di noi né nella dimensione sociale. È quasi sempre più facile adulare che criticare, irretire che essere franchi: ma il prezzo di questa zuccherosa simulazione è la servitù.

Il Fatto Quotidiano, 21 agosto 2011