C’è un uomo solo al comando. Si chiama Massimo Varazzani, 60 anni, da Parma, avvocato. Lo manda il ministro Giulio Tremonti. Dev’essere un fenomeno, il Varazzani. Mica facile da trovare un altro manager che riesce a sfoggiare nel curriculum ben cinque incarichi di vertice. E tutti insieme, cioè contemporaneamente. Incarichi pubblici, di nomina politica, quindi. Gli ultimi tre risalgono a pochi giorni fa, quando Tremonti ha deciso di fare piazza pulita al vertice delle società controllate dal Tesoro coinvolte nelle indagini sul suo collaboratore Marco Milanese. Per un fedelissimo del ministro che esce di scena travolto dagli scandali, ecco un altro tremontiano di ferro che guadagna posizioni. 

E così Varazzani, appena nominato amministratore delegato di Fintecna, è diventato anche presidente di Sogei e vicepresidente di Enav. Non basta. Perché l’avvocato emiliano a ottobre era stato spedito a Roma comecommissario straordinario per la gestione del debito dell’amministrazione capitolina. Da Parma invece l’hanno chiamato a dirigere la Stt, la società che controlla una rete di aziende comunali. Questi ultimi due incarichi basterebbero da soli a far perdere il sonno al più navigato dei manager. Roma rischia di sprofondare in una voragine finanziaria. E a Parma, nel loro piccolo, non si possono lamentare: debiti per centinaia di milioni anche lì.

Varazzani, però, a quanto pare, non è il tipo che si spaventa facilmente e così ha risposto obbedisco alla richiesta dell’amico Tremonti che lo ha messo al vertice di tre aziende importanti. Fintecna è la holding pubblica a cui fa capo, tra l’altro, un enorme patrimonio immobiliare. Sogei fornisce e gestisce soluzioni informatiche per l’amministrazione finanziaria dello stato. Enav è la società a cui è affidato il controllo del traffico aereo sui cieli italiani.
Va da sé che oltre alle poltrone Varazzani cumulerà anche gli stipendi. A Parma guadagna 100mila euro lordi l’anno. Il compenso per l’incarico romano non è noto ma potrebbe aumentare ad alcune centinaia di migliaia di euro. E altri soldi arriveranno grazie ai tre nuovi incarichi. Possibile? Possibile che un uomo solo sia in grado di giocare contemporaneamente su tutti questi tavoli? Nei mesi scorsi non sono mancate le polemiche sul doppio incarico tra Roma e Parma. Una battaglia condotta in prima fila dai Radicali. Due sentenze del Tar hanno dato ragione ai contestatori, ma il governo ha aggirato l’ostacolo con una norma ad hoc infilata nel decreto milleproroghe. Non è da escludere, però, che dopo l’ultima tornata di nomine il fedelissimo di Tremonti non scelga di rinunciare a qualcosa.

Poco male, tutto sommato. Varazzani è abituato agli alti e bassi di una carriera ricca di stop e di polemiche. Nel 2009 lo troviamo al vertice della Cassa depositi e prestiti, vero forziere di denaro pubblico forte di centinaia di miliardi da investire. Dura poco. Nella primavera del 2010 neppure Tremonti riesce a difenderlo dalle critiche che arrivano da tutte le parti. Varazzani fa le valigie. Gli era capitata la stessa cosa nel 2002 quando lasciò il comando dell’Enav, dove era arrivato l’anno prima, a causa delle polemiche seguite alle sue dichiarazioni sulla gestione della società. Il governo berlusconiano non può fare altro che accettare le sue dimissioni, ma Varazzani conserva l’incarico di consigliere economico di Tremonti. I due, si racconta negli ambienti finanziari milanesi, si conoscono almeno da un quarto di secolo. Nel 1986, dopo alcuni al Credito Italiano e poi in Bankitalia, l’avvocato emiliano approda alla Sige, rampante finanziaria, molto attiva anche in Borsa, controllata dall’Imi, grande istituto di credito a controllo pubblico. Varazzani passa dirigere l’ufficio legale ed è proprio lì che ben presto finisce per incrociare Tremonti. Sige diventa grande cliente del fiscalista destinato a diventare ministro.

Da allora i due amici non si sono più persi di vista. Il gruppo Imi si fonde con il San Paolo di Torino e Varazzani resta in banca con gli incarichi più diversi. Fino a quando nel 2001 spicca il salto nella segreteria del ministro. Da lì all’Enav e anche al Secit, gli ispettori del Fisco. Nel luglio 2003 arriva la nomina nel gruppo Ferrovie dello Stato, al comando di Ferservizi. Dura 15 mesi soltanto. Poco più lunga è l’esperienza alla Cassa depositi. Poco male. Per qualche mese Varazzani resta parcheggiato alla Centrale finanziaria di Roma, presieduta da Giancarlo Elia Valori, uomo di estese relazioni e potere. Poi Tremonti chiama. E l’amico risponde.

Da Il Fatto Quotidiano del 21 agosto 2011