Difficile che il 6 settembre vedremo Vasco Rossi cantare sul palco dello stadio Dall’Ara di Bologna e ancor più improbabile sarà ascoltarlo il 27 agosto, cioè tra meno di una settimana, allo stadio Olimpico di Torino. Infatti, il Komandante è stato di nuovo ricoverato nella clinica Villalba, alle porte di Bologna, per il riacutizzarsi del male “tra la spalla e il collo” che lo affligge praticamente da due mesi.

Ricovero che è stato immediatamente definito “lampo“, ma che a detta del direttore sanitario di Villalba, il professor Guelfi, “non è stato un controllo di routine“. Accertamenti prolungati oggi per il Blasco durati almeno mezza giornata e che, a quanto pare, si ripeteranno in modo più approfondito lunedì prossimo, 22 agosto, di nuovo a Villalba con una serie di esami “non previsti”.

Il rocker di Zocca era stato dimesso dalla clinica bolognese il primo agosto scorso dopo dieci giorni di ricovero e un’intensa serie di analisi e controanalisi per stabilire quale fosse l’origine del dolore che non gli ha permesso di svolgere con serenità e successo i concerti di giugno scorso.

E se oramai la versione ufficiale della costola rotta non sembra più reggere l’evidenza dei fatti, suona drammatica l’affermazione dello stesso Blasco intervistato più volte sul tema quando ha sostenuto di  avere “una massa che sta da qualche tempo sopra la spalla e il collo, spinge contro le ossa e questo, con lo sforzo dei concerti mi ha fatto rompere una costola e scheggiarne un’altra”.

Impassibile ancora una volta la sua portavoce Tania Sachs che ha semplicemente ricordato come il cantante abbia passato una notte insonne per via del dolore alla costola, dopo aver nuovamente negato l’insorgenza di gravi patologie.

Ma a molti è parso subito evidente che la condizione di disagio fisico e psichico sono oramai diventate una costante nella quotidianità di Vasco Rossi che ha voluto fin dal 2 di agosto aggiornare la sua pagina Facebook inondando fan e semplici curiosi del web con bizzarri post sul suo stato di salute, polemiche con Giovanardi sull’uso delle droghe e perfino accessi battibecchi sulla sua rivalità con il rocker reggiano Ligabue.

Un Vasco Rossi, quello che Facebook ci ha consegnato ora per ora negli ultimi diciotto giorni, che si è presentato come un amico fragile, spoglio davanti al computer, intento a reprimere quell’esplosione performativa che lo faceva ruggire davanti a centinaia di migliaia di persone.

Ma che il Blasco facesse fatica a combattere contro questo male oscuro, che la scienza traduce in depressione, lo si leggeva subito e neanche più tanto tra le righe. Una fatica che lentamente sta diventando un’impossibilità fisica, una costrizione materiale e pratica a salire su un palco per un concerto e a stare lontano da quel pubblico che gli vuole bene e ne ha decretato un successo pressoché eterno.

“Assumo (da tempo) un cocktail di antidepressivi, psicofarmaci, ansiolitici, vitamine e altro, studiato da una equipe di medici, che mi mantiene in questo equilibrio accettabile”, ha scritto la rockstar di Zocca, nei primi giorni di buen ritiro sull’Appennino modenese, quando fuori dalla sua casa decine di fan sfidavano il sole agostano anche solo per intravederlo tra le persiane della camera da letto.

Ecco che in queste parole si nascondeva tutto il fastidio di un isolamento forzato ma necessario, come l’impossibilità di celare una malattia che non avrebbe di certo cessato con antidolorifici e antibiotici. Il Blasco non sta molto bene di salute e di questo non si può più continuare a farne un reiterato e risibile segreto.

Emiliano Liuzzi e Davide Turrini

(con la collaborazione di Ilaria Giupponi)