Ennesima vittima sul lavoro, stavolta nel Reggiano, in uno stabilimento ceramico di Rubiera in cui era corso la bonifica di una copertura in eternit. L’operaio, di origini kosovare, si trovava sul tetto dello stabile per smantellare quell’eternit che in molte, troppe zone del nostro paese, resiste indisturbato fra le costruzioni. La causa del decesso: un cedimento della struttura, che avrebbe fatto perdere l’equilibrio all’uomo, provocando una caduta da 10 metri d’altezza.

La sicurezza richiesta dai cantieri di bonifica è in realtà la stessa di un cantiere edile normale, ma la pericolosità è data dal fatto che spesso si dà per scontato che il materiale su cui si lavora, cemento amianto per l’appunto, abbia una tenuta maggiore rispetto a un’altra superficie. Questa illusione fa si che si tralasci di verificare la capacità portante della lastra in rapporto al peso dell’operaio, prima che questo vi salga a lavorare.

Inoltre, è importante specificare che prima di accedere a un cantiere di bonifica del materiale cancerogeno, che oltre ai suddetti rischi di cedimento strutturale comporta i danni irreversibili e letali dovuti all’inalazione e al contatto, è obbligatorio aver frequentato un corso preventivo sulla sicurezza di 30 ore per gli operai, di 50 per il dirigente: un pacchetto formativo che tende a definire gli aspetti organizzativi del lavoro, e che se applicato e ben compreso (molti dei lavoratori sono stranieri), ridurrebbe queste morti di fatto più ingiuste di altre. Lo stabilisce il decreto legislativo 81/2008, che oltre a rinforzare le norme per la protezione delle vie respiratorie, specifica la necessità di “una lista di controllo per interventi di vigilanza sui cantieri durante la rimozione di materiali di amianto in matrice compatta (cemento-amianto o vinilamianto)”, dividendo l’ispezione in due parti, una generale e una specifica, nonché le suddette linee guida rivolte all’utente, “affidata azienda sanitaria locale competente per territorio”.

Le dinamiche dell’incidente di Rubiera sono ancora in fase di accertamento da parte della Medicina del Lavoro della Ausl di Scandiano e dei Carabinieri di Rubiera, che hanno immediatamente avviato le indagini coordinati dalla Procura di Reggio Emilia. Così, anche l’identità dell’operaio.  Quello che è certo, è che nonostante il pronto intervento del 118, le lesioni riportate ne hanno causato la morte. E che purtroppo, non è il primo.

Nel 2010 sono state 1080 le persone morte a causa del lavoro in Italia. Quaranta le vittime in Emilia Romagna. Di queste, fino a due anni fa, la metà proveniva dai cantieri di cemento amianto. Ma quanti sono questi cantieri? Pochi, troppo pochi: “un 5-10% massimo nella regione – spiega Vito Totire, medico del Lavoro – e spesso sono cantieri velocissimi, che durano una settimana”.

L’ultimo tragico episodio fu a novembre dell’anno scorso, a San Lazzaro. Un artigiano di 35 anni, Fabrizio Vighini, morì cadendo dal tetto della bocciofila Arci-Bellaria mentre rimuoveva brandelli di eternit, ai fini di installarvi successivamente pannelli fotovoltaici. In quell’occasione, venne lanciata dall’Aea (Associazione Esposti Amianto) la proposta di un seminario sulla sicurezza nei cantieri: “L’amministrazione comunale aveva dato il suo assenso ai tempi, ma ora arrivano solo risposte vaghe”, spiegano dall’Aea, “Basterebbe rispettare le norme elementari, e il rischio di morti bianche verrebbe azzerato. La norma c’è, ed è la ‘protezione della sicurezza del rischio di caduta dall’alto’, uguale a prescindere dalla natura del materiale su cui si sta lavorando. La bonifica va fatta, ma in sicurezza”.

(i.g.)