A mollare il doppio stipendio non ci pensano nemmeno. E’ quanto dichiarato da sei parlamentari nazionali: i deputati Calogero Mannino (gruppo Misto) e Alessandro Pagano (Pdl), e i senatori Sebastiano Burgaretta, Giuseppe Firrarello (Pdl),  Salvo Fleres (Forza del Sud) e Vladimiro Crisaflulli (Pd). Pur di non rinunciare al vitalizio maturato come ex deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana hanno fatto ricorso alla Corte dei Conti. Nel gennaio scorso infatti – come racconta l’edizione palermitana di Repubblica – una delibera del consiglio di Presidenza aveva vietato il cumulo del vitalizio regionale con lo stipendio da parlamentare regionale. Decisione in linea con l’ultima aspra manovra Finanziaria.

Ma di lacrime e sangue i sei onorevoli siciliani non vogliono sentir parlare. Non contenti del grasso stipendio da parlamentare non vogliono rinunciare neanche all’ assegno (tra i tremila e i sei mila euro) che l’Ars gli invia per i “servigi” resi alla Sicilia. Spettacolare la tesi difensiva dell’ex ministro Mannino secondo cui “ci sono delle questioni giuridiche che, intanto, vanno riaffermate, solo dopo parteciperemo ai sacrifici che il Paese richiede”. Il catanese Fleres invece ammette “di essere d’accordo con la politica di contenimento della spesa, senza però mettere in discussione i diritti acquisiti”. A metà luglio Fleres – non ancora fan dichiarato del “contenimento della spesa” – è stato autore di uno degli emendamenti fondamentali per evitare la consistente riduzione degli stipendi dei parlamentari. Ora non vuole neanche rinunciare al suo assegnino per le quattro legislature trascorse a Palazzo d’Orleans.

Mi sembra un’iniziativa allucinante” è stato il commento di Francesco Cascio, attuale presidente dell’Ars. Dopo il caso del parlamentare del Pd Gaspare Vitrano – arrestato a novembre e in seguito obbligato a dimorare fuori dalla Sicilia, ma nonostante tutto regolarmente stipendiato con l’indennità da parlamentare – un’altra tegola sta per cadere sulla testa (e i conti) dei contribuenti. E chiedere di stringere la cinghia a queste condizioni non sembra più un’ipotesi praticabile.