Stati Uniti e Unione Europea lanciano il loro appello al presidente siriano: deve lasciare il potere, dopo essersi “macchiato di una sanguinosa repressione che ha causato migliaia di morti“. La Casa Bianca annuncia, in una nota ufficiale, l’immediato congelamento di tutti i beni del governo siriano sottoposti alla giurisdizione americana e il divieto di importare petrolio siriano. Lo scopo di Obama è quello di “aumentare l’isolamento finanziario del regime di Assad e diminuire ulteriormente la sua capacità di finanziare la campagna di violenze contro il popolo siriano”.  Secondo Hillary Clinton si tratta di sanzioni che colpiranno il cuore il regime, non il popolo. Il segretario di stato americano assicura anche che “gli Stati Uniti rispetteranno il desiderio del popolo siriano che nessun Paese straniero intervenga nelle dispute interne”. Le altre sanzioni contenute nell’executive order, il decreto governativo firmato dal presidente americano, prevedono anche il divieto per tutti i cittadini americani di avere transazioni con il governo siriano, di fare accordi con l’industria petrolifera locale e di operare ed investire in Siria. L’annuncio arriva nello stesso giorno in cui Bashar al Assad ha assicurato, al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon che “le operazioni dell’esercito siriano contro i manifestanti pacifici anti-governativi in Siria sono terminate”.

All’appello si sono aggiunti il primo ministro britannico David Cameron, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, che hanno diffuso un comunicato congiunto, mentre la Svizzera ha deciso di richiamare il suo ambasciatore a Damasco, per consultazioni, in segno di protesta contro il regime di Bashar al Assad. Anche l’Ue prospetta sanzioni economiche che dovrebbero andare a colpire le società petrolifere e del gas e le istituzioni finanziare del regime, sul modello dei provvedimenti annunciati dagli Usa.

In serata sarà presentato, al Consiglio di sicurezza dell’Onu, un rapporto sulla crisi siriana: il documento, 22 pagine, e’ frutto degli accertamenti effettuati fra il 15 marzo e il 15 luglio scorsi da tredici diversi esperti di questioni umanitarie, diritto penale e medicina legale. È probabile che, l’alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navi Pillay chiedera’ al Consiglio di Sicurezza di prendere in considerazione l’eventualità di interessare il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, come previsto dall’articolo 7 dello Statuto fondativo di Roma, affinchè apra un’inchiesta a carico del regime di Damasco.