Il cuore di Berlusconi “sanguina” a tal punto che, forse, per imporre la sua macelleria sociale al Parlamento e agli italiani sarà costretto a chiedere il voto di fiducia, forse spera di riuscire così a mettere la museruola alla discussione, dentro e fuori la maggioranza.

Il copione sarà quello di sempre: appello alla responsabilità comune, denuncia del settarismo delle opposizioni sociali e politiche, drammatizzazione della situazione, e soprattutto ferreo controllo del polo Raiset.

La manovra dovrebbe arrivare alle Camere il prossimo 5 settembre, in quel momento anche gli ignavi, gli opportunisti, i sor tentenna, che pure non mancano nelle file del centrosinistra, dovranno prendere atto del golpe che si è consumato, in queste ultime settimane, nel settore televisivo e che è stato colpevolmente sottovalutato, quasi ridotto a un elenco di casi privati, privi di spessore politico.

Allora sarà ancora più evidente perché Santoro sia stato accompagnato alla porta, perché Saviano dovesse essere costretto a migrare, perché Ruffini non dovesse essere più il garante di Raitre. Puntualmente riprenderà l’offensiva contro Milena Gabanelli, contro Serena Dandini, contro Giovanni Floris e contro chiunque cercherà di raccontare la crisi economica e sociale, dando la parola anche ai diretti interessati, alle vittime della banda degli onesti, ai protagonisti delle inevitabili lotte sociali che dovranno essere dipinti come “estremisti, privi del senso dello stato, antitaliani, gente irresponsabile”.

Ad accusarli saranno quelle e quelli che hanno creduto alla barzelletta del vecchio satrapo che cerca di salvare una orfanella nipote del vecchio collega egiziano. Il presidente che oggi si appresta a chiedere la fiducia è il medesimo che, appena qualche mese fa, reclamava la testa dei giornalisti e degli autori a lui sgraditi perché “la crisi non c’è, non c’è mai stata, è una invenzione di quei programmi che inventano le cattive notizie e contribuiscono ad innescare la crisi..”, parole sue, mai smentite, che fanno comprendere quali saranno le scontate mosse del cavaliere e dei suoi scudieri.

Prima di chiedere la fiducia agli altri, il presidente dovrebbe votare la sfiducia contro se stesso, reclamare le sue dimissioni, pretenderle, chiedere scusa agli imbrogliati.

Nichi Vendola ha proposto di organizzare una grande manifestazione unitaria il prossimo primo ottobre al termine della raccolta di firme per abrogare la legge elettorale porcata, forse bisognerà anticipare la data, programmando da subito una mobilitazione straordinaria capace di coinvolgere mille piazze contro “il sovversivismo delle classi dirigenti”. Berlusconi vuole sfiduciare l’Italia e la Costituzione, sarà davvero il caso di precederlo!