Tutti, ma loro no. Il contributo di solidarietà che Tremonti & Co. hanno deciso di mettere in piazza per evitare che il Paese vada gambe all’aria non piace ai calciatori. Loro guadagnano tantissimo e vorrebbero continuare a farlo. Che la crisi faccia il suo corso, poi si vedrà.

La tassa prevista sui redditi superiori ai 90mila mette in crisi il popolo del pallone, poco abituato ad ascoltare notizie di questo genere e soprattutto poco disponibile a tirare fuori il portafogli per pagare soldi non previsti al momento della firma del contratto. E il problema sta tutto qui. I calciatori percepiscono solitamente un netto che non è intaccato in alcuna misura da tasse e tassine. A quelle ci pensano i presidenti, che pagano per loro quanto dovuto (sostituti d’imposta) ed evitano il problema sul nascere. Fa parte dell’ingaggio, diciamo. Per cui, tutti d’accordo, da subito. E niente sorprese, per nessuno.

Tuttavia, la cosiddetta Super Irpef cade dal cielo in un giorno di agosto. Non poteva in alcun modo essere prevista, o quasi. È una bolletta che occorre pagare senza se e senza ma. E che risponde a un’esigenza precisa di un governo che ha bisogno di passare di casa in casa per raccogliere il possibile da tutti coloro che hanno qualcosa da dare. E i calciatori di spiccioli da destinare alla causa ne avrebbero e non pochi. Considerando un monte ingaggi complessivo di circa 1 miliardo di euro, somma di tutti gli stipendi dei giocatori della serie A, sarebbero circa 50 i milioni che finirebbero nelle tasche di Tremonti. E al ministro delle Finanze molto probabilmente importa poco se a versare l’obolo saranno gli atleti o i presidenti delle società. L’importante è che arrivino.

“Qualunque cosa ci sia scritto sulla manovra del governo sul contributo di solidarietà, anticipo che per noi graverà al 100% sui calciatori”, ha dichiarato ieri ai microfoni di Sky Sport 24 l’ad del Milan Adriano Galliani, che ha voluto smarcarsi da subito da una polemica che rischia di gettare nuova benzina su un fuoco già acceso, quello del confronto serrato tra giocatori e presidenti per il rinnovo del contratto collettivo. Galliani non ha paura della reazione dell’Assocalciatori, anzi, la sua sembra una provocazione in piena regola: “Se non sarà così facciano lo sciopero tutta la vita. È un aspetto sul quale non si transige. È una tassa che pagheranno loro e non le società. Questa cosa va al di la dei contratti, del netto o del lordo. Tutti i club che ho sentito sono d’accordo con me e spero che Damiano Tommasi capisca, altrimenti può anche scioperare per sempre. In caso ci dovranno spiegare perché certi ‘signorini’ che guadagnano 10 milioni di euro l’anno non vogliono pagare il loro contributo allo Stato”. Ma quel “signorini” ora rischia di provocare guai grossi come una casa nei rapporti con l’Aic.

E la reazione di Tommasi non si è fatta attendere. Ecco quanto ha dichiarato in risposta a Galliani. Parole tutt’altro che accomodanti: “E’ un argomento che può essere rimandato, non è detto che ci riguardi, aspettiamo che le nuove norme vengano approvate perché magari potranno interessare solo i lavoratori autonomi. Piuttosto dà fastidio il fatto che in questo periodo venga usato il termine sciopero per una questione che non è stata ancora affrontata. La gente rischia di avere una visione sbagliata. Si parla sempre dei guadagni, nessuno si preoccupa mai di sottolineare che siamo tra i massimi contribuenti di questo Stato”.