La munnezza a Napoli non solo si respira. A volte ispira. E se la band dei Capone & Bungtbangt s’inventa il ballo ecologico del “PorPonPof”i ragazzi di Cleanap si attivano per ripulire le piazze della città, l’ultima ‘provocazione’ porta la firma dell’artista visiva Roberta Della Volpe. In arte Roby Roger, Della Volpe ha realizzato un particolare progetto fotografico ispirato al burlesque. “Siamo abituati a pensare a questa forma di spettacolo come a uno strip tease nato per sollazzare gli uomini, ma – assicura lady Roger – è così fino a un certo punto”.

Perché, se si prova a immaginare una bella ragazza vestita in modo sexy, ma completamente immersa nei cumuli di munnezza che inondano Napoli, il “sollazzo” si fa limitato, ma aiuta ad avere ’idea di cosa sia Munnesque. Roby Roger, conosciuta per i suoi lavori di grafica – nel 2001 vinse l’Italian Music Awards come miglior progetto grafico per l’album Immaginaria degli Almamegretta – recupera lo spirito provocatorio del burlesque per far riflettere. Provocatorio sin dalle origini. Basti pensare alla celeberrima attrice hollywoodiana Mae West (Salvador Dalì dipinse il famoso “Ritratto di Mae West “che può essere usato come appartamento, raffigurante una stanza con il divano a forma di labbra e altri elementi di arredo che nell’insieme compongono il volto della donna) che, nel 1927, fece alcuni giorni di prigione per il titolo esplicito di un suo spettacolo: Sex.

L’incontro con Lady Roger svela come sia possibile fondere l’elemento sensuale  con l’elemento tragico traendone comunque uno spunto ironico e provocatorio.

Come nasce Munnesque?
Dalla mia grande passione per il Burlesque e dalla mia esigenza di usare quest’arte come una vera e propria forma di comunicazione al di là della danza. Poiché la comunicazione è sempre stata protagonista nella mia vita ho deciso di fondere i due capisaldi che mi accompagnano da sempre: la danza e le arti visive, come se fossero un’unica linea artistica continua. Il burlesque, a questo punto, gioca un ruolo fondamentale, poiché è una vera e propria arte versatile e per me è diventato il fulcro attorno al quale far ruotare tutti gli elementi.

Cosa ti ha spinto a realizzarlo?
Ormai purtroppo è nota la condizione di emergenza in cui versa la città di Napoli in fatto di rifiuti. La situazione preoccupa e fa pensare. Questo è un problema annoso per noi napoletani. E’ un momento drammatico da questo punto di vista, ma stimolante per un artista. Così ho cercato di parlare del problema con una piccola provocazione ironica, che spero faccia sorridere, ma riflettere. Il concetto è “provocare per non dimenticare”. E’ importante per me sottolineare che questo è un lavoro di denuncia, leggero e ironico quanto vuoi, ma l’intenzione è quella di accendere una nota colorata e canzonatoria su un dramma antico… sperando un giorno di poter fotografare ancora una donna, ma con una scenografia diversa in una Napoli “liberata”. Spero che le persone che avranno l’occasione di vedere Munnesque non si chiudano nel pregiudizio pensando che è stata “usata” una donna per speculare su un problema così grave, equivocando anche sulla mercificazione del corpo femminile. In passato il Burlesque era usato anche come strumento di denuncia e satira, era inserita in spettacoli di cabaret e avanspettacolo e le donne non erano solo corpi in mostra, ma erano anche esseri pensanti, basti pensare a Mae West: scrittrice, autrice di canzoni, produttrice, attrice teatrale e poi cinematografica.

Come avete scelto i luoghi delle foto?
La cosa divertente è che io e i due fotografi che ho coinvolto nel progetto, Cristina Ferraiuolo e Luca Anzani, siamo andati in ricognizione la domenica in cui ci sono state le elezioni… Napoli era una realtà virtuale, surreale. Abbiamo scelto 12 luoghi cercando di abbracciare il centro e ci siamo spinti fino a Pozzuoli… avrei dovuto avere 50 costumi diversi per quanti luoghi potevano essere usati come scenografie!

Come ha reagito la gente nel vedervi?
I turisti americani e giapponesi sono impazziti e non hanno mai smesso di fotografarmi, mentre alcuni napoletani irritati c’hanno chiesto spiegazioni e sono andati via solo quando hanno capito il vero senso del progetto. Infine mentre scattavamo foto al corso Vittorio Emanuele arriva sgommando un tipo “assaje hard-core”, scende dalla sua vespa, mi prende con forza stringendomi a se e al fotografo fa: ‘ma vuo’ fa ‘na fotografì’ cu’ ’a modella’?”

di Daniele Sanzone – ‘A67