Il presidente Barack Obama andrà in vacanza giovedì prossimo, ma è già polemica. I critici sottolineano che l’economia americana, in situazione alquanto precaria, richiede attenzione. Il leader degli Stati Uniti deve rimanere vigile. E così sarà, assicurano alla Casa Bianca. Il presidente continuerà a lavorare anche sull’isola di Martha’s Vineyard, dove andrà il 18 agosto, raggiungendo la famiglia.

Come è già accaduto in passato, Obama continuerà a ricevere aggiornamenti anche in villeggiatura, e le vacanze potrebbero essere interrotte. Non sarebbe la prima volta. Ma le polemiche toccano, naturalmente, anche il costo della villa sull’isola del Massachusetts, luogo prediletto dal clan Kennedy e anche da Bill Clinton. Quei 50 mila dollari alla settimana sono tanti, specie in tempo di crisi, anche se vengono sborsati direttamente dal presidente. Obama tirerà fuori i soldi per la sua famiglia – continuano i critici – ma tutto lo staff al seguito sarà pagato dai contribuenti.

Come in Italia, anche qui l’estate è infiammata dai dibattiti sull’economia. L’attenzione, dopo la corsa contro il tempo per raggiungere un accordo sui tagli, è passata alla “gang dei 12“. Si tratta della commissione incaricata di ridurre ulteriormente le spese, ed è formata da sei parlamentari democratici e sei repubblicani. Dei dodici componenti, metà arriva dalla Camera e metà dal Senato. I repubblicani hanno nominato i senatori Jon Kyl, Rob Portman e Pat Toomey, e i deputati Dave Camp, Fred Upton e Jeb Hensarling. I democratici hanno nominato John Kerry, Max Baucus e Patty Murray dal Senato, mentre dalla Camera arriveranno Xavier Becerra, James Clyburn e Chris Van Hollen.

I dodici hanno una missione difficile: entro il 23 novembre devono trovare una maniera per tagliare 1.500 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni. Se non ce la faranno, scatteranno una serie di riduzioni di spesa, automaticamente: è già previsto nell’accordo per il debito siglato all’inizio di agosto. Al momento dell’accordo tutti si sono resi conto che sarebbe stato difficile raggiungere nuovi compromessi sui tagli, e per questo alla commissione basterà anche un accenno di consenso – con un solo esponente che accetta le proposte degli avversari – per far scattare la possibilità di un voto in Congresso.

L’attenzione, quindi, è tutta concentrata sui potenziali “mediatori” – il democratico John Kerry e il repubblicano Rob Portman – perché sono capaci di appoggiare le idee che vengono dal partito opposto. Da seguire con attenzione, poi, sono il democratico Max Baucus e il repubblicano Dave Camp: entrambi sono grandi esperti del codice fiscale, che sarà un importante campo di battaglia politico: il partito conservatore ha già alzato gli scudi, e non vuole sentir parlare di tasse più alte. Obama e compagni, da parte loro, tenteranno di tutto pur di avere nuove entrate.

Per arrivare ad un accordo, la ricetta tratta sempre gli stessi argomenti: oltre alle tasse, ci sono il Medicare, il Medicaid, e la Social Security, tutti programmi di welfare che sono stati difesi – a spada tratta – dai tre deputati democratici che faranno parte della gang dei dodici. I repubblicani, però, vorrebbero vedere gli stessi programmi ridimensionati, o addirittura smantellati.

Sabato, nel messaggio settimanale dalla Casa Bianca, Obama ha ancora una volta sottolineato che “molti americani continuano ad essere colpiti dalla disoccupazione, e lo rimarranno per troppo tempo: la nostra priorità deve essere rimettere questi uomini e queste donne al lavoro, e far crescere gli stipendi di tutti”. Non sarà semplice, perché la politica di Washington continua ad essere “intrappolata nella partigianeria”.