David Cameron, primo ministro conservatore inglese, è tornato dalle vacanze italiane dove si era offeso per non essere stato riconosciuto dalla giovane cassiera di un bar, e ha affrontato così il gravissimo problema dell’insurrezione violenta nelle strade di Londra e di altre grandi città inglesi. Ha lanciato “una rivolta linguistica”, come dice con infinita ammirazione Pierluigi Battista sul Corriere della Sera del 12 agosto. Di che cosa si tratta? Nel momento in cui dava ordine alla polizia di usare la mano pesante e di far pagare senza misericordia chiunque tentasse o avesse tentato la rivolta, nel momento in cui istituiva tribunali anche notturni per emettere subito sentenze severissime agli arrestati, sulla base esclusiva delle informazioni di polizia, e mentre mandava la polizia a fare irruzioni violente nelle case dei “sospetti”, in quel momento ha detto che tutto era opera di delinquenti e criminali, di ladri e saccheggiatori, di vandali senza scrupoli e senza causa, usando le tre parole che, nel linguaggio criminale inglese e americano, segnalano il grado inferiore ma anche peggiore del delinquere: thug, moron, scum, ovvero: feccia della terra.

La soluzione? Giustizia sommaria
Alla feccia della terra i giudici in parrucca bianca rifilano sentenze di decine di settimane (curiosa unità di misura), di decine di mesi, come se stesse affacciandosi su una laboriosa classe media che, per una volta, si è incrinata. Per capire, misuriamoci intanto con le immagini. Dalle pagine de La Repubblica (12 agosto) un giovane nero, appena condannato, si copre il volto e intanto saluta la tv con il gesto del dito, lo stesso gesto con cui, in Italia, il ministro delle Riforme si rivolge, senza che nessuno si offenda, ai suoi avversari. Dunque questa gente non viene da un mondo così lontano e così diverso dal nostro. Poi incontriamo, sempre sui giornali, il pachistano Tariq Jahan, barba bianca, padre di Haroon, uno dei tre ragazzi uccisi a Birmingham che invoca: “Neri, asiatici, bianchi, viviamo insieme, perché ucciderci gli uni con gli altri?”.

Le parole buone e sagge attraversano il niente. Leggiamo, infatti, le opinioni di un John King che a quanto pare passa per un esperto di rivolte giovanili in Inghilterra. Sentite: “Sono in pochi a credere che i disordini degli ultimi giorni abbiano qualcosa a che fare con la povertà, il razzismo e la repressione della polizia. Gli opinionisti parlano per soldi, non per un’esperienza diretta. I rivoltosi che, nella stragrande maggioranza dei casi hanno messo a ferro e fuoco i loro stessi quartieri, appartengono a una sottocultura americana che non ha nulla a che vedere con la vecchia cultura dei neri britannici basata sull’impegno e sul lavoro”.

Sul lavoro? Strano che un esperto come King non sappia che il lavoro non c’è più e dunque non c’è piu il legame sociale che istantaneamente il posto di lavoro creava. Strano che non abbia sentito dire che in tutte le rivolte dei poveri viene messo a ferro e fuoco il quartiere dei poveri. Forse è molto giovane ma, visto che parla di “sottocultura americana”, si sarà pure informato sulle rivolte di Newark (1964), di Washington (1968), di Los Angeles dopo la bastonatura del nero Rodney King (1992), una rivolta di poveri che ha distrutto tutta la Los Angeles povera e che è stata domata da reparti dell’esercito americano, dopo che la polizia è stata ritirata dalle strade di Los Angeles e il suo capo destituito. La grande diversità fra gli Stati Uniti dell’altro secolo (persino con presidenti repubblicani) e l’Inghilterra del dopo Thatcher, e di David Cameron, è che allora esisteva, negli Usa, l’idea di chiedere delle interpretazioni e delle risposte alla grande sociologia universitaria. E nessuno avrebbe fatto finta che si possano seppellire eventi come le violenza di Londra e delle grandi città industriali inglesi attribuendole a bande di mascalzoni “che vogliono distruggere per la voglia di distruggere”.

Quella bambina diventata un simbolo
Tipica la storia, raccontata volentieri dai giornali e dalla televisioni, della bambina di undici anni (la più giovane delinquente detenuta in questi giorni) acciuffata mentre trascinava via un bidone per le immondizie nuovo (evidentemente rubato in un supermercato): “La madre è stata trovata ubriaca in un pub, in compagnia di un uomo”. Interessante, no, come tipica storia di ragazzi delinquenti e criminali che vogliono distruggere per il gusto di distruggere e che sono thugs, morons e scum. Il mondo di Oliver Twist è tornato, ma non provate a fuggire, voi huligani di periferia che non siete neppure capaci di stare al gioco della rivoluzione linguistica di David Cameron.

Siete sottocultura americana, come i neri di Newark, di Washington, di Los Angeles. Come tutti i rivoltosi poveri, fate male solo a voi stessi, alle vostre case, ai vostri supermercati. Ci sarà stata una maggioranza di pazzi al Congresso degli Stati Uniti. Ma, di fronte a quelle spaventose sequenze di rivolta urbana, il Congresso americano ha voluto una Commissione indipendente sulla violenza in America. E quella commissione, fatta di gente strana di Harvard, Princeton e Columbia University, ha dato torto alla cecità della politica e ha stabilito che non sono retate di polizia, arresti a migliaia e processi notturni, e meno che mai “rivoluzioni linguistiche”, a guarire il male, ma nuove garanzie sui diritti civili, scuole e speranza di un futuro.

Sempre meno lavoro, sempre più tagli
L’esordio di Cameron è apparso pericoloso e, prima ancora, futile perché ha trasformato in questione di sicurezza un enorme problema sociale, che non è (non è solo) il taglio vastissimo di posti di lavoro, il raddoppio del costo delle già costose università, la vita senza uscita in quartieri degradati, la mancanza totale di punti di appoggio e di sostegno sociale per bambini, adolescenti, famiglie (l’Inghilterra conservatrice di Cameron è arrivata fino all’eliminazione delle biblioteche di quartiere, che esistevano a Londra da prima del socialismo). E poi Cameron ha sostenuto – speriamo in malafede – che il problema negato può essere risolto con più polizia e soprattutto con più violenza della polizia, che ha operato rastrellamenti dentro i quartieri e dentro le case (rompendo vetri e mobili proprio come gli scums) con un impegno di guerra che spezzerebbe il Paese se non fosse già spezzato. Commentando gli eventi di Londra, la sociologa americana Saskia Sassen (Columbia University) ha scritto sul New York Times (12 agosto): “La destra americana è ossessionata dall’idea di tagliare tutto ciò che si può tagliare dalla spesa pubblica. I piani di austerità di Cameron sono il sogno del Tea Party che si è avverato. Ora l’Inghilterra impara le conseguenze di quei tagli, che hanno creato una vasta rabbia cieca senza alcun progetto politico. America e Inghilterra, due paesi così diversi, si assomigliano nel grado estremo di disuguaglianza sociale. Entrambi si avviano lungo una strada che aumenta la paura, estende l’isolamento e abbatte la qualità della vita”.

Forse gli ammiratori del disastro di Cameron, vogliono che sia anche la strada italiana.

Il Fatto Quotidiano, 14 agosto 2011