Che fine ha fatto l’inossidabile sorriso del premier, quella bonomia da venditore, quell’ottimismo della corbelleria, che tante storielle ha regalato alla Patria? Guardatelo bene: il volto tumefatto di Silvio non reca traccia alcuna dell’allegria programmatica con cui per 17 lunghi anni ci ha intrattenuti sull’orlo del baratro.

Costretto alla contiguità con l’introverso Tremonti, offre ai fotografi le labbra curvate dall’amarezza di chi vorrebbe allontanare l’amaro calice, invece deve berselo tutto. Gli occhi ridotti a due fenditure inespressive, fra palpebre calanti e borse crescenti, il collo inghiottito definitivamente dal colletto della camicia, con una compostezza catatonica recita agli italiani il triste elenco delle punizioni a cui saranno sottoposti, per avergli accordato una così durevole e demenziale fiducia.

Purtroppo a pagare non saranno soltanto quelli che l’hanno votato. Pagheremo caro e pagheremo tutti, anche (e forse soprattutto) noi, che abbiamo tentato di ostacolarlo fin da subito. Se qualcuno dei suoi sodali glielo ricorda, il suo cuore smetterà di grondare sangue. Per un attimo: il tempo breve di un sorriso. Vendicativo.

Il Fatto Quotidiano, 14 agosto 2011