La tendopoli dei sostenitori di Yulia Tymoshenko nel centro di Kiev

L’ex Premier ucraina Julija Tymošenko è stata arrestata il 5 agosto per “oltraggio alla Corte e ai testimoni” durante il processo che la vede imputata per abuso di potere per un contratto di fornitura di gas con la Russia. La Tymošenko si sarebbe rifiutata di alzarsi in piedi all’ingresso dei giudici perché, secondo lei, sarebbe stato come “mettersi in ginocchio di fronte alla mafia”. Il suo arresto e il rifiuto di rilasciala sotto condizionale, ha fatto scoppiare il caos a Kiev. Centinaia di suoi sostenitori sono scesi in piazza contro quello che chiamano “una montatura e un accanimento politico”.

L’arresto della cosiddetta “Giovanna d’Arco della Rivoluzione arancione” ha fatto gridare in molti allo scandalo. É intervenuto anche il Presidente del Parlamento europeo, il polacco popolare Jersey Buzek, secondo cui la decisione del tribunale di Kiev è “politicamente motivata”. Buzek ha sollevato forti dubbi sulle modalità di “applicazione della legge in Ucraina”. “Il governo di Kiev mantenga i principi e i valori comuni che definiscono le nostre relazioni”. E di “strumentalizzazione politica” si tratta anche per gli esponenti del partito della Tymošenko, “Batkovshina” (Patria), che ha già mobilitato i propri sostenitori con una tendopoli nel centro di Kiev, proprio di fronte alla sede del Parlamento. Bloccati alla frontiera alcuni autobus sui quali viaggiavano alcuni supporters, un provvedimento che secondo Volodimir Bondarenko, deputato dell’opposizione, “va contro l’articolo 33 della Costituzione, che recita chiaramente come i cittadini hanno il diritto di muoversi liberamente all’interno del territorio ucraino”. Perfino il campione mondiale di pugilato ucraino Vitali Klitschko ha interrotto gli allenamenti in vista della sfida mondiale col polacco Tomasz Adamek ed è tornato in patria per “per lottare per la democrazia”.

Ma vediamo cosa è successo. Prima di essere arrestata, l’ex Premier si trovava sotto processo per un accordo commerciale sul gas con la compagnia russa Gazprom giudicato “contrario agli interessi del Paese” firmato nel 2009, quando si trovava a capo del governo. Accusata di “abuso d’ufficio”, la Tymoshenko avrebbe imposto alla società ucraina Naftogaz di accettare un accordo da 450 dollari per ogni mille metri cubi di gas proveniente da Mosca, accordo che se da una parte aveva posto termine alla cosiddetta “Guerra del gas” del 2008-2009, dall’altra sarebbe costato circa 130 milioni di euro a Kiev. Per questo la Tymošenko rischia fino a 10 anni di prigione. Ma secondo lei e i suoi sostenitori, il reale motivo dell’accusa sarebbe tutto politico, ovvero impedirle di correre alle prossime elezioni contro il rivale di sempre, Viktor Janukovič.

“Vergogna!,Vergogna! Io ho sempre lavorato nell’interesse esclusivo dell’Ucraina!”, è stato il commento urlato dalla Tymošenko dopo la prima udienza del processo a suo carico. Il suo arresto ha seguito quello del suo ex ministro degli interni Jurij Lucenko, detenuto in carcere da tre anni con la stessa accusa. Inaspettatamente l’ex Premier ha ricevuto la solidarietà di Mosca, che, in una nota emessa dal Cremlino, ha precisato come “tutti gli accordi del 2009 sono stati siglati seguendo la legislazione di entrambi i Paesi e del diritto internazionale”.

Di sicuro Julija Tymošenko rappresenta uno dei personaggi politici più controversi sul palcoscenico politico dell’ex blocco sovietico. Se il ruolo attivo giocato nel corso della Rivoluzione arancione del 2004 di stampo occidentale e progressista le ha fatto guadagnare l’appellativo di “ Julija la passionaria” e “Giovanna D’Ardo d’Ucraina” di fronte all’opinione pubblica internazionale, nel suo passato da business women non mancano le zone d’ombra. Imprenditrice proprio nel settore dell’energia e diventata una delle donne più ricche d’Ucraina prima della sua entrata in politica nel 1996, la Tymošenko è stata criticata per la fortuna accumulata dal 1990 al 1998, quando fu accusata di aver stoccato enormi quantità di metano, facendo aumentare le tasse sulla risorsa, mentre ricopriva la carica di presidente della Compagnia generale dell’energia, un’azienda privata che già importava gas dalla Russia. Sospetti, tuttavia mai ufficialmente confermati, che le fecero guadagnare l’appellativo di “Principessa del gas“.

Ad ogni modo da oggi, oltre dalle accuse di “abuso di potere”, Julija la passionaria dovrà difendersi anche da quelle di “vilipendio della Corte”. In una nota fatta trapelare dopo il suo arresto, ha fatto sapere di “non avere alcuna intenzione di suicidarsi”. Il riferimento, nemmeno tanto implicito, è alle morti di avvenute in circostanze assai misteriose del ministro dei trasporti, Gheorghij Kirpa, e di quello degli interni, Jurij Kravchenko, che secondo le autorità ucraine si sarebbero suicidati, in carcere. Ma di questi tempi in Ucraina, non si può dare nulla per scontato.