Sembra una beffa. O, almeno, chi governa la Provincia di Piacenza da due anni a questa parte, l’ha presa così. Sì perché l’ente di viale Garibaldi, dopo cinquant’anni di amministrazioni di centrosinistra, da due anni ha un governo di stretto rito Pdl-Lega nord che rischia di essere spazzato via proprio dal governo Berlusconi che questo pomeriggio ha ordinato il caput alle Province sotto i 300.000 abitanti. Una doppia beffa, quindi, non solo perché si aboliscono le Province quando il centrodestra a Piacenza, dopo tanto sgomitare, è riuscita ad accaparrarsi il timone dell’ente, ma anche perché la provincia piacentina arriva a poco più di 289.000 abitanti, un’inezia rispetto al tetto stabilito dal Governo all’interno della bozza di decreto “lacrime e sangue”.

Entro le prossime elezioni, stando a quanto si legge nella bozza, la Provincia di Piacenza sarà quindi l’unica in Emilia Romagna a sparire dalla cartina politica dell’Italia lasciando a casa esecutivo e quasi 300 dipendenti, tanti sono i ‘pubblici’ che operano tra viale Garibaldi, via Mazzini e parte della sede distaccata di Borgo Faxhall.

Ma il presidente della Provincia di Piacenza, Massimo Trespidi – eletto con voto plebiscitario tra le fila del Pdl – fa spallucce dalla sua sede estiva e, tra una portata di funghi “nostrani” e qualche tortello piacentino, confida: “Non ho la più pallida idea di cosa stia succedendo. In questi giorni non leggo giornali e non guardo tv perché sono tranquillamente in montagna”.

Dell’abolizione della Provincia di Piacenza, quindi, per il momento il timoniere di viale Garibaldi non si interessa segno evidente che, nella migliore delle ipotesi, il taglio agli enti provinciali prospettato dal Governo si rivelerà l’ennesima boutade estiva.

Ma chi la prende di petto è la Lega nord, alleato forte del Pdl in Provincia, che non ci sta a vedersi “scippato” il ruolo di Governo anche perché, del ritorno di quello che fu il ducato di Parma e Piacenza, nessuno vuol sentir più parlare.

“Siamo assolutamente contrari all’accorpamento” punta i piedi il segretario della Lega di Piacenza, Pietro Pisani, che rigetta qualsiasi proposta che veda la Provincia piacentina sparire dall’atlante.

“La Provincia è l’unico ente che riesce a raggiungere territorio e cittadini”,  ribadisce l’esponente locale del Carroccio ma, se proprio il Governo vuole ‘disfarsi’ di viale Garibaldi, Pisani guarda alla Lombardia: “Se facciamo Provincia di Lodi- sostiene il segretario – sarebbe una quasi vittoria perché è una amministrazione in cui crediamo maggiormente”. E la celebre ricostituzione del fecondo ducato Parma e Piacenza? “Mah – rivela Pisani – si credeva che Parma fosse ricchissima invece si è rivelata per quello che è…” facendo chiaro riferimento agli enormi deficit di bilancio e al proseguire delle inchieste che vede coinvolto proprio il Comune di Parma “che si credeva proiettato nel futuro, ma che in realtà è rimasto a vent’anni fa”.

I sindacati, Fp Cgil in primo luogo, non vedono comunque di buon occhio la manovra del Governo nella soppressione e successivo accorpamento della Provincia di Piacenza “visto che il risparmio sarà esiguo- sostiene a caldo la segretaria della Funzione pubblica, Stefania Bollati – e i dipendenti dovranno essere riassorbiti da qualche parte”. Secondo la sindacalista, infatti, verranno tagliati solamente gli organi politici mentre i ‘pubblici’ dovranno essere riassorbiti in altri enti “con lo stesso costo di prima e poi che si fa? Si aspetta che vadano tutti in pensione per risparmiare?”.

Ma se il Governo decide per il fare fuori la Provincia di Piacenza, poco importa visto che a ordinarlo è un Governo di centrodestra. La Lega, dopo aver pestato i piedi, si adegua ed esordisce con un’esclamazione ben lontana dalla sua storia: “Obbediamo” sospira Pisani a fil di voce e questo sembra un altro segno eloquente che viale Garibaldi vivrà – ancora per un po’ – di ben lunga vita.