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A caldo l’analisi più lucida l’ha fatta il segretario del Pd, Bersani: “Divisi tra le vostre beghe interne, avete scaricato tutto su chi paga le tasse”. C’è infatti una coerenza nella manovra da 45,5 miliardi approvata ieri dal governo, imposta dall’Europa e dai mercati dopo il flop della prima versione. A pagare sono infatti sempre gli stessi, le Regioni che dovranno tagliare servizi e aumentare le tasse, e i dipendenti pubblici, su cui il governo dimostra un inedito accanimento. Lo Stato non pagherà la liquidazione per due anni e minaccia addirittura il taglio della tredicesima.

Almeno adesso Berlusconi lo ammette: ha messo le mani nelle tasche degli italiani. Il problema è che ha scelto il modo peggiore per farlo. Prigionieri dei tabù di una maggioranza incapace di avere una visione d’insieme del Paese, Berlusconi e Tremonti hanno rinunciato a ogni politica economica. Niente patrimoniale, che avrebbe colpito gli evasori cari a Berlusconi, niente intervento drastico sulle pensioni, bocciato dalla Lega, nessun intervento sulla crescita perché richiederebbe uno straccio d’idea che nessuno sembra avere in questa maggioranza.

Il duo Berlusconi-Tremonti preferisce invece incidere la carne viva del Paese, con tagli che faranno male a chi è già provato da una crisi che ha scoperto con tre anni di anticipo sul sedicente Nostradamus che occupa il ministero del Tesoro. Risultato di tutto questo: la crescita sarà ancora più bassa del previsto. E l’Italia diventerà l’ennesimo caso di scuola di come tagliando le gambe alla parte del Paese che sostiene l’economia si migliorano forse i conti per qualche mese ma ci si condanna al declino.

Il Fatto Quotidiano, 13 agosto 2011