Lunedì otto agosto ero a Pollica, il paese nel Cilento del sindaco Angelo Vassallo, ucciso in circostanze ancora misteriose il 5 settembre dell’anno scorso. L’occasione è stata una manifestazione organizzata in suo onore, un recital del coro De vargas Chorus, diretto da padre Innocenzo Sigillino, persona illuminata ed animatore culturale della zona.

Una bella serata, velata di tristezza, nella cornice suggestiva del bel Castelleto dei Principi Capano, una costruzione del 1200 circa, poderosa ed al tempo stesso molto armoniosa. Nel cortile dove si è tenuto il concerto, bello e a dimensione umana, c’erano 50-60 persone, molte in rappresentanza di Legambiente (provenienti da altre parti d’Italia) che stanno partecipando ad un campeggio militante in zona.

Vassallo si è distinto come amministratore per una straordinaria sensibilità ed attività concreta, a difesa del territorio per la valorizzazione delle risorse ambientali nel rispetto della natura e contro ogni deterioramento della qualità dei luoghi ad opera di speculatori. Il concerto è stato bello e commovente; il coro, ben diretto da padre Innocenzo, ha eseguito brani di un repertorio molto ampio, in buona parte dedicato ai 150 anni dell’Unità di Italia. Alla fine si è cantato tutti insieme l’inno di Mameli ed è stato molto toccante e nient’affatto retorico collegarlo alla figura di eroe civile di Angelo Vassallo. Un momento di grande commozione in cui anche il senso di “Patria” acquista il più alto valore morale.

Indubbiamente l’omicidio di Vassallo non è avvenuto per caso. Chi lo ha commesso ha avuto come obiettivo quello di eliminare un ostacolo altrimenti insuperabile, per interessi opposti a quelli per cui il sindaco operava: cioè il bene comune e la salvaguardia del territorio. Il Cilento è bellissimo, una porzione di Campania ancora tutto sommato preservata dalle devastazioni inflitte ad altri litorali ed il turismo conserva, nonostante tutto, una dimensione a misura d’uomo.

È proprio nel conflitto tra due concezioni opposte dell’economia e della società che va letta questa vicenda: o prevale la qualità di una gestione sana del territorio, che non mira a massimizzare il profitto e preserva l’ambiente, la natura ed anche i rapporti sociali insieme con la cultura ed il progresso civile; oppure s’imbarbarisce ogni cosa, attraverso l’ingresso nell’economia locale delle “cavallette” della devastazione urbana, che portano cemento a tutta forza, droga, violenza e sopraffazione.

Pollica ed il Cilento sono sospesi in questa condizione. L’omicidio di Vassallo può segnare una regressione e far rifluire la situazione verso i peggiori sbocchi politici e sociali. I segni di ciò s’intravedono nell’atmosfera cupa che si respirava nel paese, appena al di fuori del contesto della manifestazione, alla quale ben pochi concittadini hanno partecipato.

Ma il lavoro fatto da Angelo e da tutti coloro che credono in un’altra possibilità per il Cilento, per il meridione e per l’Italia non è andato disperso, ci sono ampie e valide forze che possono proseguirlo. Non è indifferente anche il modo in cui le indagini in corso si concluderanno, auspicabilmente assicurando alla giustizia esecutori e mandanti dell’assassinio.

Cosa ci insegna questa serata? Che si può impiegare anche il mese di agosto per impegnarsi a difesa delle giuste cause, come fanno padre Sigillino ed il suo coro, i volontari di Legambiente ed i cittadini che hanno partecipato in modo non superficiale. Il nostro paese ne ha un tremendo bisogno.