“A Londra i poliziotti hanno ammazzato una persona e i ragazzi gli hanno rivoltato la città. È giusto”. Il pubblico rimane due secondi perplesso, ma poi applaude. Del resto si sa: chi paga il biglietto per vedere uno spettacolo di Sabina Guzzanti, deve essere pronto a sentirsi dire tutto quello che molti altri, per opportunità, per perbenismo di facciata, non si vogliono sentir dire. “Qual è il tono giusto delle proteste? – spiega l’attrice – Quello sufficiente a far sì che non lo rifacciano ancora. A forza di dirci di moderare i toni, quante cose abbiamo mandato giù”.

L’accenno alla violenza nelle città inglesi non è l’unico: l’attrice romana, martedì in scena con il suo spettacolo SìSìSì… oh, Sì! alla Festa del Partito democratico di Bibbiano, alle porte di Reggio Emilia, torna sul tema della rivolta e del tumulto e chiarisce meglio la sua idea: “Le cose in Italia sono iniziate a cambiare proprio il 14 dicembre 2010 quando gli studenti di Roma, saputo che in parlamento si stavano comprando dei parlamentari si sono incazzati, hanno sfasciato tutto quello che avevano intorno”, racconta l’attrice. “Ovviamente non risolvi niente sfasciando le vetrine, ma quella è una violenza simbolica. La vetrina la ripari. La violenza molto più concreta che si fa a un giovane a cui si impedisce di studiare. La gioventù non gliela ridà indietro nessuno e, al contrario delle vetrine, a questo non si ripara più”, e giù applausi.

È una attrice in gran forma quella che si è presentata ieri sera davanti a circa 2 mila persone accorse in questa minuscolo centro emiliano. Due ore e mezzo da sola sul palco non l’hanno intimorita e l’autrice di Draquila, in un vestitino stile Marilyn Monroe, ha attraversato molti personaggi della sua carriera iniziata 25 anni fa, da Moana Pozzi a Lucia Annunziata, da Maria De Filippi (che intervista un Edipo venuto a raccontare la sua “tragedia” di fronte alle telecamere) a Clarissa Burt.

Lo spettacolo è un continuo paragone storico tra l’Italia di oggi e quella del secondo dopoguerra, e i riferimenti alla strettissima attualità sono continui. Per la Guzzanti, oggi come allora, usciamo da un ventennio (quello berlusconiano); oggi come allora alla fine del ventennio sarà necessaria un’amnistia perché i corrotti sono troppi; oggi come allora l’Italia non è indipendente, ha perduto la propria sovranità nazionale e ha un enorme debito col nemico. E il riferimento a questi giorni in cui si parla di un governo commissariato dall’Europa e dai banchieri è immediato.

Lo spettacolo, senza neppure un minuto di pausa, è diviso in capitoli. Uno riguarda quella che proprio Paolo Guzzanti, padre di Sabina, definì la mignottocrazia: “È straordinaria la passione dei politici per mettere le mignotte in parlamento. Aspettano che abbiano 28 anni per tagliarle i capelli e mandarle alla Camera”.

Sarebbe schifata e non si ricandiderebbe in questo parlamento la stessa regina del porno, Moana Pozzi, che la Guzzanti, in una sua imitazione classica, immagina alle prese con una lezione di educazione sessuale col premier: “Sei il presidente del consiglio e sei nella tenda di Gheddafi. A un certo punto ti accorgi che ti guarda come se volesse qualcosa di diverso. Che fai? a) provi a vedere se si accontenta di un altro baciamano; b) chiami Finmeccanica e ti fai rileggere cosa c’è scritto in piccolo nel trattato di amicizia con la Libia; c) pensi a Putin e ti tocchi”.

Berlusconi e il suo governo è il bersaglio principale dell’attrice romana. Lei che ha vissuto sulla propria pelle la censura nei lunghi anni del berlusconismo dedica alla satira un lungo capitolo del proprio spettacolo. “Solo i dittatori sono così coglioni da attaccare gli umoristi. Io sono stata accusata di volgarità nell’unica puntata di Raiot del 2003, perché avevo spiegato come Berlusconi avesse preso le frequenze televisive. Come si può essere volgari parlando di frequenze?”. Dalla satira come impegno sociale, Sabina Guzzanti inizia a parlare di mafia, e l’attrice a un certo punto inizia ad alternare, con una naturalezza da grande artista, un’imitazione del Cavaliere a quella di un “picciotto”.

La Guzzanti tuttavia non risparmia critiche neppure al Pd, nonostante sia suo ospite alla festa di partito: un Pd timido, che sa dire solo no a chi accenna a una protesta più dura. Un Pd senza idee: “Non mi stupirei di sentire un Tg aprire dicendo che il governo costruirà le camere a gas e sentire contestualmente Bersani dire che il problema è che il governo i soldi per il gas non li troverà”.

A essere preso di mira è soprattutto Massimo D’Alema. Prima il suo modello Macerata di alleanza al centro, nonostante tutte le vittorie con alleanze a sinistra della scorsa primavera. Poi D’Alema, imitato magistralmente, è quello contrario al rinnovamento: “A Cagliari ha vinto un giovane (il vendoliano Massimo Zedda, ndr) e anche questa è una deriva demagogica insopportabile – gli fa il verso Sabina Guzzanti– siamo stati tutti giovani e tutti invecchieremo, non credo di rivelare chissà cosa”. Il pubblico applaude a scena aperta.

Un po’ meno quando viene citato Piero Fassino, probabilmente molto amato dalla base del partito “Quante volte ci hanno tradito: vi ricordate quando invitarono Schifani e lo fischiarono? Fassino li chiamò squadristi. Lo avrei fischiato anche io”, dice senza timori Sabina.

L’attrice tuttavia non tocca mai la questione degli scandali di Sesto San Giovanni e della presunta tangentopoli sviluppatasi nella ex Stalingrado d’Italia. Più tardi, all’uscita dallo spettacolo si trovano molti militanti o simpatizzanti del Pd. “È stata fin troppo tenera col partito”, conferma una signora emiliana di mezza età. “Poteva anche fare qualche critica in più”, gli fa eco un altro spettatore.

Intanto, come era iniziato, lo spettacolo si conclude rievocando le vittorie elettorali di maggio, la vittoria del movimento referendario, e il caso esemplare dell’occupazione del cinema-teatro di San Lorenzo per cui l’intero quartiere di Roma (e la stessa Guzzanti) si è mobilitato perché non diventasse un casinò. “E nonostante l’occupazione fosse illegale, il casinò era ancora più illegale”. E alla fine, grazie alla rivolta di un quartiere e a un pacifico “tumulto, la sala per il gioco d’azzardo non si farà.