Un distributore "Gold to go" ad Abu Dhabi

Comprare oro? Sì, ma senza andare in negozio e pesarlo sul bilancino. Oggi basta un distributore automatico come quello per le sigarette o per gli snack sui binari del treno. In tempi di crisi, dove solo i beni rifugio sono per sempre (oggi l’oro ha raggiunto l’ennesimo record storico superando la soglia di 1.800 dollari l’oncia sulla piazza americana), meglio investire in lingotti o monete preziose. E allora arriva anche il bancomat dell’oro: sono le macchinette gialle di “Gold To Go” che per ora in Italia si trovano negli aeroporti di Linate e Orio al Serio. Nate in Germania dalla holding Ex oriente Lux Ag, che già si occupava di vendita di metalli preziosi online, hanno esordito nel 2009 all’hub di Francoforte. Poi sono arrivate all’Emirates Palace Hotel di Abu Dhabi, a Las Vegas e in altri paesi per un totale di 21 bancomat dell’oro sparsi per il mondo. Italia inclusa da settembre 2010, perché attraverso un partner italiano sono state ha piazzate nei due terminal lombardi. Il socio nel Belpaese è la Se6 di Bergamo amministrata da Patrizio Locatelli e già proprietaria di dieci punti vendita di ‘compro oro’.

“Abbiamo iniziato negli Emirati. Lì conoscono e apprezzano il valore dell’oro”, spiega dalla sede tedesca di Reutlingen Joy Dreixler, pr dell’azienda e responsabile marketing. “Riceviamo molte richieste da parte di hotel e aeroporti per installare i distributori e a volte ci serviamo di intermediari locali, come nel caso italiano”. E i prezzi, attraverso un software centralizzato, vengono ricalcolati in tempo reale. “Il prezzo stabilito dalla macchina – prosegue Dreixler-, che prima era aggiornato ogni 10 minuti, ora cambia ogni 60 secondi. La cifra calcolata si avvicina alle quotazioni correnti, ma tiene conto di quanto pagato al fornitore locale per l’acquisto. Ecco perché, da paese a paese, ci sono oscillazioni e differenze”. Perché comprare a Las Vegas o a Orio al Serio ha costi diversi. Ma Drexler assicura che “il business dell’oro automatico in Italia sta funzionando molto bene”, visione confermata da Patrizio Locatelli della Se6, società che lo gestisce in Italia.

“Abbiamo inaugurato la prima macchina a Orio al Serio alla fine di settembre 2010 e dal 29 luglio di quest’anno è operativa quella di Linate”, spiega l’amministratore delegato della società intermediaria. Dall’ultimo bancomat installato è possibile scegliere tra 7 diversi lingotti che vanno da uno fino a 50 grammi e tre monete auree da un decimo di oncia. A Bergamo invece ci sono 5 lingotti e tre monete sudafricane. Nel primo aeroporto il distributore è stato piazzato al gate 19, quello da dove partono gli aerei Milano-Roma. Una scelta precisa. “E’ la tratta per eccellenza di chi viaggia per business e ha dunque la disponibilità economica per investire nel bancomat dell’oro. I passeggeri d’affari sono il nostro target”. L’utente medio italiano infatti, paga con carta di debito o credito e sceglie di investire anche oltre 2000 euro in pezzature di 50 grammi. Il risultato è che a Linate già nelle prime settimane gli investimenti sono definiti “interessanti”, mentre Bergamo, dove il 70% dei voli sono low cost, non può puntare allo stesso volume d’affari. Per questo Locatelli intende trasferire il distributore fuori dal terminal delle partenze per garantire maggiore visibilità e afflusso di clientela. E l’incasso medio giornaliero? Per ora top secret ma, spiega l’amministratore, “con le tensioni finanziarie di oggi, JP Morgan ha previsto un aumento della quotazione dell’oro che potrà arrivare fino a 2500 dollari l’oncia a fine anno e inizio 2012”.

Oltre agli aeroporti, la Se6 punta a trasferire il mercato delle macchinette dell’oro anche nei centri commerciali di prestigio sull’esempio dei grandi magazzini La Fayette di Parigi, dove sono arrivate. Per gli utenti, infatti, “i prezzi sono più competitivi rispetto a un negozio o un canale bancario. E finché la Bce e la Fed continueranno a finanziare le banche, non calerà la sfiducia dei mercati. Solo l’oro dà la garanzia di essere immediatamente liquidabile”. Nella crisi finanziaria di questi tempi, il bene rifugio è oro automatico. Ma solo per chi se lo può permettere.