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Scuola per l’Europa di Parma A rischio i cinquanta docenti storici

In attesa della nuova sede per cui il governo italiano ha investito 30milioni di euro, esplode la querelle dei vecchi insegnanti della discussa scuola parmigiana. Professori altamente specializzati che però non rientrano nei canoni della legge 115 del 2009 che il ministero ha promulgato per l'insegnamento in quella scuola dal settembre del 2011.

La faccenda si complica e tra ricorsi, rinvii e rimpalli di responsabilità alla vigilia del primo suono della campanella il 1 settembre la vicenda della Scuola per l’Europa di Parma rischia di ritrovarsi in un pericoloso corto circuito. Infatti il Tar, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, si è dichiarato incompetente nel giudicare il ricorso contro il Ministero dell’Istruzione dei “vecchi” docenti (circa 50, precari) della scuola, esclusi ora dai nuovi concorsi e a rischio licenziamento in massa. Il Tar laziale ha “girato” la questione al Tar dell’Emilia Romagna a cui gli insegnanti che rischiano di rimanere a casa hanno già presentato ieri nuovo ricorso collettivo e un’istanza cautelare, chiedendo che il tribunale sospenda i concorsi che si stanno tenendo per l’assunzione di nuovi docenti. Se infatti questi nuovi insegnanti (che in questi giorni stanno affrontando le selezioni) dovessero entrare in aula il 1 settembre e dopo arrivasse una decisione a favore dei vecchi docenti, il corto circuito porterebbe la scuola a dover mandare a casa i neo-assunti.

Il peccato originale dei docenti che dal 2005 a oggi hanno insegnato in questa scuola (nata per ospitare i figli dei funzionari dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, l’Efsa di Parma), è che non appartengono a quelli che in Italia si chiamano docenti “di ruolo”. Non hanno cioè una cattedra e quell’abilitazione formale richiesta in Italia per non essere più considerati precari. Questo status, secondo l’interpretazione del Ministero dell’Istruzione, è un requisito indispensabile per insegnare in quella scuola, un requisito secondo il ministero previsto dalla legge 115 dell’agosto 2009 che regolamenta la scuola. Ma i vecchi docenti non sono d’accordo: “Siamo stati il corpo docente più ispezionato d’Europa superando brillantemente tutte le ispezioni ordinate dall’Unione europea. C’è un report che lo dice”, spiega a ilfattoquotidiano.it uno dei docenti che rischiano di perdere il posto. “Come fa la scuola a non tenere conto del corpo docente per cui ha speso centinaia di migliaia di euro in formazione? Siamo stati a Bruxelles, a Francoforte e in altre parti d’Europa a formarci”. Insomma ora la scuola-modello rischia di buttare a mare anni e soldi in formazione per una cattiva (secondo gli insegnanti) interpretazione della legge 115.

Un’altra beffa, infatti, secondo i vecchi docenti della scuola, è che gli insegnanti stranieri della scuola non devono dimostrare di essere “di ruolo” nei loro Paesi d’origine (sempre che quello status esista). “Un precario se è cittadino europeo può accedere alle procedure concorsuali, se è un cittadino italiano no”, spiega ancora uno dei docenti storici. Proprio per questo paradosso, tre docenti italiani, ma di madrelingua straniera, sono riusciti a essere selezionati. Questo perché chi è di madrelingua straniera non rientra nelle regole previste per gli italiani.

Peraltro i requisiti per insegnare in una scuola europea di tipo 1 sono severissimi e a Parma potrebbe non essere facile trovare insegnanti all’altezza. Del resto, da quest’anno, saranno molto alti anche gli stipendi: 5-6 mila euro in media al mese, mentre prima lo stipendio era in linea con quelli dei colleghi precari italiani.


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