Campionato sì, campionato no, campionato forse ma solo se. Gli appassionati del pallone sfogliano da giorni la margherita per capire se la nuova stagione della serie A italiana prenderà il via il 27 agosto. Oppure no. L’Assocalciatori ha ribadito che se la Lega non firma il contratto collettivo i giocatori non scenderanno in campo. Perché va bene aspettare e avere pazienza, ma l’accordo è in ballo da mesi e non è più il caso di farsi prendere per il naso. Dall’altra parte, i presidenti delle 20 società di A rappresentati da Maurizio Beretta dicono che le minacce di sciopero non aiutano a creare il contesto giusto per trovare una quadra che vada bene a tutti. Anzi, che i giocatori e il loro leader Damiano Tommasi pensino alla stato dell’arte dell’economia italiana prima di fare i picchetti. Che loro, i giocatori, sono dei privilegiati e certe cose non possono proprio permettersi di farle.

La situazione non si sblocca. Chi pensava che lo stato di crisi sarebbe rientrato in tempi rapidi per salvaguardare gli interessi delle parti in causa, sbagliava. Almeno, per il momento Assocalciatori e Lega sono distanti anni luce. Probabilmente, ancora di più dopo la lettera sottoscritta dai capitani delle squadre di A e recapitata ai patron del calcio di casa nostra per mezzo del sito Internet dell’Aic. La firma delle righe che hanno fatto sobbalzare sulla poltrona Beretta sono firmate da Tommasi, il leader della protesta dei calciatori. Scrive l’ex giallorosso: “Gli accordi conclusi tra la delegazione dell’Assocalciatori e la delegazione della Lega serie A e certificati dalla FIGC nel mese di Dicembre 2010, sono stati disattesi dall’Assemblea delle Società con una scelta sorprendente ed inaccettabile; in conseguenza di ciò, permane oggi un inammissibile periodo di deregolamentazione che lede le nostre tutele non di carattere economico e che potrebbe, ai sensi della legge 91/81, mettere in dubbio la validità dei nostri contratti. Per quanto possa sembrare assurdo, l’Italia è oggi l’unico Paese calcisticamente evoluto nel quale non esistono precise norme contrattuali in vigore per tutti i tesserati. Riteniamo, quindi, che senza la firma dell’Accordo Collettivo non sia possibile iniziare un nuovo campionato e, per questo motivo, siamo certi che la Lega serie A terrà fede agli impegni assunti sottoscrivendo il Contratto già siglato dall’Assocalciatori in data 30 maggio 2011”.

La risposta del presidente della Lega non si è fatta attendere. “Sono sorpreso. A queste condizioni non firmeremo mai, e d’altra parte non si vede perché dobbiamo sottostare con Tommasi a una minaccia, che non abbiamo accettato con Campana. Lo sciopero minacciato dai calciatori è un atto grave e insensibile, a maggior ragione alla luce di quello che sta vivendo il Paese reale. Non dimentichiamo che si tratta di 800 giocatori il cui stipendio medio è di oltre un milione di euro all’anno”. Beretta alza gli scudi e gira colpe e resposabilità ai calciatori. Che non accettano di venire a più miti consigli e proprio non ne vogliono sapere di fare un passo indietro. Sul piatto, sempre l’articolo 7 del nuovo contratto collettivo, che prevede che tutti i giocatori sotto contratto abbiano la possibilità di allenarsi con i compagni e che non ci siano discriminazioni di sorta tra chi fa parte del progetto dell’allenatore e della società e gli altri, gli esclusi, gli indesiderati per ragioni diverse. L’Assocalciatori non vuole più assistere ad episodi simili a quelli vissuti in prima persona da Zarate e da Grosso, soltanto per non andare troppo in là nel tempo.

La Lega non ci sta. In questo modo, dice la maggioranza dei presidenti che siedono nel consiglio della Confindustria del pallone, le possibilità di movimento per tecnici e società sono ridotte al minimo ed è difficile fare una programmazione in funzione degli obiettivi previsti. Che suona più o meno così: “Vogliamo avere le mani libere, non possiamo accettare che i nostri dipendenti decidano per noi”. Tutto finito? Certo che no, fermare il campionato non conviene a nessuno. E allora, ecco che Beretta e Tommasi fanno sapere che, malgrado le cose non vadano bene, sono disposti a sedersi attorno ad un tavolo per rivedere la questione. E magari, perché no, per raggiungere un accordo che prima o poi arriverà. Parola di Demetrio Albertini, numero due della Federcalcio, che assicura che la Figc si metterà a disposizione delle due parti per aiutarle a chiudere la trattativa, una volta per tutte.