L’Italia, o meglio lo Stato con i suoi bond e i suoi gruppi privati (banche in primis) tramite le azioni di Piazza Affari, sta superando l’esame dei mercati questa mattina, un test atteso con forte apprensione. Forse pure da Silvio Berlusconi, che, comunque, è segnalato al momento ancora sotto il sole della Costa Smeralda. Vero, comunque, che il suo destino (e quello finanziario del nostro Paese) sono sostanzialmente nelle mani di Angela Merkel e soprattutto di Nicolas Sarkozy.

E’ il comunicato congiunto dei due di ieri che sta sostenendo stamani Btp e azioni italiane. Il duetto ha «approvato» l’obiettivo del pareggio dei conti pubblici anticipato al 2013 promesso da Berlusconi e Tremonti venerdì sera. Ma «l’attuazione rapida, entro la fine di settembre, e completa delle misure annunciate è essenziale per restituire la fiducia ai mercati», hanno specificato Merkel e Sarkozy. Insomma, le buone intenzioni bastano (ma solo per il momento) per sbloccare gli acquisti dei Btp da parte della Banca centrale europea, che si sono puntualmente concretizzati stamattina.

E così, dopo che lo spread fra i bond italiani e i bund tedeschi, uno dei principali indici della sostenibilità del nostro debito, era balzato al di sopra della soglia dei 400 punti venerdì scorso, oggi all’apertura dei mercati il differenziale è sceso addirittura a un minimo di 285. In parallelo stessa evoluzione per i bonos spagnoli, interessati al pari dei Btp dagli acquisiti della Bce. Anche il rendimento dei bond italiani a dieci anni si è ridimensionato rispetto alle giornate di fuoco dell’ultima settimana. Nella mattinata di venerdì era balzato al 6,4%, mentre stamani si attestava su un più ragionevole 5,4%. Intanto vola la Borsa di Milano: subito un balzo del 3% in apertura del’indice Ftse Mib30 si viaggiava ancora su un +2,14 per cento.

Ebbene, un grazie particolare va a Sarkozy, non ci sono dubbi. Fino a pochi giorni fa nei piani alti dell’Eurotower di Francoforte i tedeschi, fiancheggiati da olandesi, austriaci e finlandesi, non volevano sentire storie. E non erano disposti a intervenire neppure sui bond irlandesi e portoghesi, traballanti, ma per le dimensioni del debito in termini assoluti meno impegnativi a livello di acquisti di Italia e Spagna. Poi la Merkel questo fine settimana ha ceduto, di fronte a un Sarkozy rafforzato dalla conferma ieri della tripla A sul suo debito da parte di Standard & Poor’s. Un Nicolas, comunque, per niente disinteressato: sui 1.400 miliardi di euro del debito italiano, 511 sono detenuti dai francesi e «solo» 190 dalla Germania. Che, invece, in una fase economica brillante e di nuova liquidità per le sue imprese, avrebbe tutti gli interessi a fare shopping fra banche e aziende italiane, almeno quelle sane e dall’ottima competitività, eventualmente svalutate a livello di listino (e sono molte, al momento).

La boccata d’ossugeno di questa mattina, in ogni caso, è solo un episodio lungo una strada ancora in salita per l’Italia. Continuerà la Bce a comprare i Btp? Ne acquisterà a sufficienza per ristabilire pienamente la fiducia sulle prospettive del debito del nostro Paese? La «quantità», in effetti, è un grosso problema, perché l’Italia non pesa economicamente come l’Irlanda. Finora la Bce aveva investito 80 miliardi di euro. Ma un intervento efficace sul debito italiano e su quello spagnolo «richiederebbe tra 230 e 400 miliardi di acquisti». Sul New York Times Uri Dadush della Carnegie Endowment for Internatinal Peace indica cifre ancora più iperboliche, vedi 1.400 miliardi per Roma e 700 per Madrid. Non solo: esiste in queste ore anche l’incognita del debito statunitense. Come reagirà nel pomeriggio Wall Street alla storica bocciatura di Standard & Poor’s di venerdì notte, che ha sostituito la tripla A con AA+, per di più «sotto osservazione»? Significa che l’agenzia potrebbe ritoccare di nuovo (e verso il basso) il suo voto sui T-bond statuntensi. E in un futuro non proprio così lontano. Per questo motivo stamani le borse asiatiche hanno già accusato forti perdite, apparentemente senza dare troppo peso alla decisione della Bce di intervenire concretamente sui problemi italiano e spagnolo.