La passata amministrazione ha lasciato un buco nelle casse dello Stato? In Ungheria il governo le fa causa. Il governo di centrodestra guidato dal conservatore Viktor Orbán ha deciso di trascinare in tribunale i precedenti tre leader socialisti in carica dal 2002 e al 2010 che, a suo dire, hanno causato un inasprimento del debito pubblico del Paese, schizzato in 8 anni dal 53 all’80% del Pil. L’Ungheria resta infatti uno dei Paesi maggiormente indebitati in Europa e il primo a chiedere l’aiuto del Fondo monetario internazionale nel 2008.

L’accusa è di “gestione criminale” dell’economia, per questo la passata amministrazione “deve pagare di fronte alla giustizia”. La decisione è stata annunciata dopo che una commissione parlamentare ha accertato le responsabilità politiche dei tre ex leader socialisti Peter Medgyessy, Ferenc Gyurcsany e Gordon Bajnai. In particolare Medgyessy era stato coinvolto in uno scandalo di intercettazioni telefoniche nel 2006 dove confessava ad un compagno di partito che sulla situazione finanziaria del Paese “abbiamo mentito ai cittadini mattino, pomeriggio e sera”.

Ma l’opposizione non ci sta, e parla di “accanimento politico” dopo la cocente sconfitta subita dal partito Fidesz del Premier Orbán alle elezioni del 2010. L’ex Premier Gyurcsany aveva ammesso che qualche scelta economica era stata “sbagliata” ma non accetta di pagarne il prezzo sulla propria pelle. Secca la risposta di Zoltan Kovacs, attuale Ministro delle comunicazioni: “Il Paese è stato rovinato dal 2002 al 2010. Queste decisioni economiche sono state fatte da persone che conoscevano bene i numeri. Ogni procedimento legale che intenteremo nei loro confronti sarà chiaro e trasparente”.

Ad approvare la decisione del governo non basterà la maggioranza in Parlamento, dove il partito Fidesz detiene saldamente i due terzi dei seggi, ma si dovrà pronunciare anche l’Alta Corte. Sicuramente si potrebbe venire a costituire un precedente allarmante per tutti gli Stati indebitati d’Europa. Geir Haarde, ex Premier dell’Islanda, è oggi sotto accusa per un grave crack bancario nel 2008. Anche Yulia Tymoshenko, precedente Primo ministro dell’Ucraina, si trova sotto processo per un discutibile accordo commerciale sul gas con la Russia che ha fatto perdere alle casse dello Stato 190 milioni di dollari. Per non parlare della Grecia, dove sono in molti che vorrebbero vedere i responsabili del quasi default sui banchi di un tribunale.

La mossa del Governo è stata accolta con seria preoccupazione dalla stampa nazionale ed internazionale, che ci vede l’ennesimo tentativo del Premier Orbán di consolidare il proprio potere e di infliggere l’ennesima svolta autoritaria al Paese. Szabolcs Kerek-Barczy, Direttore esecutivo di Freedom and Reform Institute, una think-tank sia pure di destra, giudica la proposta del governo “senza precedenti, inaccettabile e antidemocratica”, una decisione che potrebbe “erodere ulteriormente la fiducia nel Governo negli investitori stranieri”.

D’altronde il governo di Orbán non è nuovo a simili colpi di teatro. Basti pensare all’approvazione della nuova Costituzione ungherese ad aprile, passata grazie alla schiacciante maggioranza in Parlamento e contenente passaggi controversi come il diretto riferimento a Dio come “elemento unificante”, l’apertura alla proibizione dell’aborto e l’estensione del potere dell’esecutivo sulla magistratura.

Anche la decisione di portare in tribunale la precedente amministrazione è destinata quindi a far discutere in Europa, specie a Bruxelles, dove il fascicolo Ungheria non è mai stato chiuso. Ma un estimatore il governo di Budapest l’ha già trovato: Mario Borghezio. “La proposta di legge presentata dal Governo di Viktor Orban, finalizzata a perseguire penalmente i politici responsabili dei debiti del suo Paese, è ottima e largamente condivisibile”. Recentemente sospeso dal partito per le sue dichiarazioni sulla strage di Utoya in Norvegia, Borghezio non ha dubbi: “Sarebbe tempo di istituire anche da noi una procedura normativa per accertare e sanzionare con la massima severità i politici italiani a cui sono da addebitare le scelte di splafonamento del nostro debito pubblico, che oggi grava come un macigno sulle spalle di chi – italiano e/o padano – lavora e produce onestamente”.