Gasperini era stato chiaro alla vigilia della gara, la Supercoppa dagli occhi a mandorla avrebbe rappresentato soltanto la prima tappa di un lungo percorso da rendere importante nel corso dell’anno. Come dire, nessuna paura, lo so che non vedete l’ora che io vi dica che sto tremando per una partita che potrebbe costarmi caro, ma non è così. Massimo Moratti, il generale della truppa neroazzurra, ha tirato un paio di boccate dall’ennesima sigaretta e ha lasciato cadere nel nulla la dichiarazione del suo nuovo mister. C’era già stato il brutto ko (3-0) in amichevole contro il Manchester City dell’ex pupillo Mancini, meglio non intervenire e guardare avanti con fiducia, che ci sono tutte le possibilità per fare bene. Bene, il derby che valeva il primo trofeo della stagione si è concluso poco fa. A Pechino, in uno stadio olimpico e bellissimo stracolmo di cinesi festanti e urlanti, hanno vinto i rossoneri di Allegri, che hanno battuto i cugini per 2 a 1 in rimonta. I tifosi del Diavolo sono in cielo, quelli del Biscione sotto il tavolo a contare i giorni che mancano al prossimo turn-over in panca.

Inter protagonista assoluta nel primo tempo. Obi e Sneijder creano il vuoto sulla fascia sinistra, dialogano da grandissimi e mettono in crisi la difesa avversaria, che non sa più come fermarli. Ci prova con i falli, ma non basta. Van Bommel e Gattuso innestano allora le baionette, dare battaglia è il loro mestiere e non si fanno pregare. Tuttavia, quando la squadra di Gasperini si fa sotto, per Allegri e i suoi ragazzi si fa notte e cominciano i guai. Per almeno 30 minuti si vedono due squadre diversissime in campo. L’Inter corre senza problemi, inventa e tira in porta con una facilità disarmante, il Milan boccheggia in cerca d’aria e di ispirazione, che arriva soltanto per mezzo delle folate solitarie di Ibrahimovic.

La partita si gioca a 8000 chilometri di distanza dall’Italia, in tv l’audio precede di qualche istante le immagini, Stankovic e Sneijder provano il tiro da fuori, ma si capisce così così. Al ventesimo, “Ringhio” Gattuso rischia di lasciare i suoi in 10. In meno di due minuti, entra in scivolata su tre avversari. Rimedia un giallo, quasi un rosso: si scaldano gli animi in campo e sugli spalti. A battere la punizione dal limite dell’area si presenta Sneijder. Stoccata da campione, Abbiati che tocca ma non trattiene. Uno a zero Inter (ventiduesimo di gioco) che premia un ottimo avvio di gara dei neroazzurri e crea qualche imbarazzo al Milan, che non sembra avere le forze per reagire. Sale in cattedra anche il nuovo arrivato Alvarez, che fa strabuzzare gli occhi ai suoi nuovi tifosi. Manca Eto’o, uno dei più attesi, ma su di lui si avventano come furie i due centrali rossoneri, che lo controllano a vista.

Rossoneri che si svegliano dal letargo a meno dieci minuti dalla fine, con Ibra che devìa sul palo un invito di Boateng. Abate si fa incontenibile sulla fascia destra. Crossa da manuale e fa agitare Gasperini, che chiede più copertura ai suoi. Fine del primo tempo, Inter 1 Milan 0, risultato giusto.

Alla ripresa dell’incontro, Gasperini mette mano dove non dovrebbe. Cambia l’assetto della squadra per garantire più copertura al centrocampo, sposta Alvarez a destra, e chiede a Obi e Sneijder di rientrare per dare manforte ai loro compagni. Inter che ha meno possibilità per pungere, Milan che prende fiducia e ricomincia da dove aveva lasciato sul finire del primo tempo. I rossoneri corrono come si deve e giocano negli spazi stretti, da applausi alcuni fraseggi di prima intenzione e da manuale il movimento senza palla. I cugini accusano il colpo, sembrano essere rimasti con gambe e testa negli spogliatoi. Quanto di buono avevano dimostrato nel primo tempo viene rimesso ampiamente in discussione. Sneijder cala a vista d’occhio, Obi si ferma per crampi ed Eto’o è troppo solo per combinare qualcosa di utile.

Con l’Inter alle corde, il Milan affonda il colpo che porta al pareggio. E’ una bella azione quella che permette a Ibra di firmare il gol dell’1 a 1 (minuto numero 60). Triangolo fuori area tra Seedorf e lo svedese, palla che torna sui piedi dell’olandese che a due passi dalla linea di fondo campo mette in mezzo per il compagno che colpisce di testa in tuffo. Julio Cesare senza colpe, Allegri riprende coraggio, Gasperini fa il muso lungo e studia come intervenire. Entrano Pato per Robinho e Faraoni (esterno della Primavera) per Alvarez. Non cambia l’inerzia della gara, l’Inter reagisce poco e male, il Milan si fa inarrestabile.

Dieci minuti più tardi, arriva il colpo del ko. Missile da 40 metri e più di Abate che cerca e trova Pato in velocità sulla trequarti campo. Il brasiliano controlla la palla, fa qualche metro e lascia partire un bolide che Julio Cesar può solo smanacciare sul palo, interviene in scivolata Boateng che la mette dentro. Due a uno Milan, partita capovolta. Gasperini tenta la carta della disperazione, toglie Stankovic (uno degli ultimi ad arrendersi) e inserisce Pazzini. Squadra sbilanciata in avanti alla ricerca del pareggio e dei supplementari. Che sembrano a portata di mano a tempo praticamente scaduto per un pallone che arriva ad Eto’o a due passi dalla porta controllata da Abbiati. L’arbitro fischia il fuorigioco. La panchina interista si alza in segno di protesta, lo fanno pure gli uomini in campo, ma cambia poco, la decisione resta e fa male, malissimo. Termina il recupero, il Milan fa festa e l’Inter corre in direzione degli spogliatoi a testa china. Pechino è rossonera.