In Somalia il gruppo islamico fondamentalista di al-Shabaab ha proibito il samosa, conosciuto nel corno d’Africa come sambusa, dicendo che lo snack è “offensivo”. Da oltre una settimana i combattenti islamici girano su automobili fornite di altoparlanti per i villaggi intorno alla capitale Mogadiscio e nella zona meridionale del Paese, controllata da al-Shabaab, per annunciare il bizzarro decreto. I residenti di Afgoye, una cittadina a circa 30 chilometri a ovest della capitale, hanno confermato che il sambusa è stato vietato per legge.

Il sambusa non è niente altro che il samosa indiano, il popolare triangolo di pasta ripieno di verdure e spezie e fritto. È un cibo molto nutriente e comunissimo in tutto il corno d’Africa. La diffusione della cucina indiana risale a oltre duemila anni fa, quando i mercanti indiani esportavano in Somalia ed Eritrea la cannella, venduta poi dai mercanti indiani ai Romani e spacciata per prodotto locale.

Il gruppo non ha ufficialmente dichiarato il motivo del divieto di mangiare, cuocere o vendere e comprare il sambusa ma pare che si sia sentito offeso dalla sua forma, che farebbe pensare alla Santa Trinità, uno dei dogmi delle chiese cristiane.

Harakat al-Shabaab al-Mujahideen, cioè il “Gruppo dei giovani combattenti”, è un’organizzazione fondamentalista che dal 2010 ha ammesso di essere legata ad al Qaeda. È capeggiata dall’emiro Ibrahim Haji Jama Mee’aad, conosciuto infatti come “Ibrahim l’afghano”. Dal gennaio 2009 cerca di rovesciare il Governo di transizione e da allora il suo controllo si è allargato da Mogadiscio e dintorni a tutto il sud del Paese. Il Governo di transizione ha vinto la guerra contro l’Unione delle Corti Islamiche, di cui il gruppo di al-Shabaab è una ramificazione, e ora l’Unione fa parte ufficialmente del governo insieme all’organizzazione “Alleanza per la ri-liberazione della Somalia”. È sostenuto dall’Onu. Questo è il vero motivo del divieto dell’innocente sambusa: sarebbe un simbolo della diffusione della cultura occidentale.

Al-Shabaab, dichiarato gruppo terrorista da Stati Uniti d’America, Svezia e Norvegia, applica la versione più restrittiva della Shari’a, la legge islamica, ed è criticato da più parti per il trattamento spietato verso la gente. Agli inizi dell’anno nelle zone controllate ha proibito di giocare a pallone e vedere le partite. Aveva già imposto agli uomini di farsi crescere la barba e ha vietato loro l’uso di abiti stretti.

Più crudele il trattamento verso le donne, di cui oltre il 95% in Somalia subiscono l’infibulazione, cioè l’asportazione di quasi tutto l’apparato genitale tramite cauterizzazione, cui segue la cucitura, ed è praticata alle bambine senza anestesia dai medici o dalle anziane della comunità di appartenenza. La pratica viene considerata islamica, benché mai menzionata nel Corano, e una donna somala non infibulata viene considerata impura, non può sposarsi e viene allontanata dalla società. L’infibulazione avrebbe lo scopo di preservare la verginità per il futuro marito e di impedire alla donna di provare piacere, così da assicurarsi la fedeltà. Alle donne è stato anche imposto l’obbligo di indossare il jilbab, chiamato in Somalia jalabeeb, cioè il burqa integrale, e il divieto di indossare il reggiseno. È praticata l’uccisione delle donne per lapidazione per il peccato di zina, cioè il tradimento se sposata o il rapporto sessuale “illegale” con un uomo, anche non sposato e anche se la donna è nubile. Il Corano prevede per il zina solo la fustigazione.

In seguito all’ordinanza che impone il jalabeeb, che molte donne si rifiutano di indossare perché fatto di cotone nero molto pesante o semplicemente perché non hanno i soldi per comprare molta stoffa, il 27 luglio scorso 30 donne sono state rapite nel corridoio Mogadiscio-Afgoye da uomini mascherati appartenenti al gruppo di al-Shabaab e gettate in prigione.

Anche il provvedimento contro il sambusa non è irrilevante perché è stato emesso dopo che al-Shabaab ha proibito alle organizzazioni umanitarie come lo UN World Food Programme delle Nazioni Unite, eccetto la Croce Rossa, di portare acqua e cibo nella regione sotto il suo controllo, che è particolarmente arida. L’Onu ha dichiarato che la carestia colpisce due larghe aree del Paese, il basso corso del fiume Shabelle e la parte meridionale della regione interna di Bakool. Le persone a rischio sono circa 3,7 milioni, cioè oltre un terzo della popolazione, a causa della siccità e delle guerre che hanno fatto lievitare il prezzo del cibo.

A niente sono valsi i ripetuti appelli del segretario di stato Hillary Clinton per lasciare passare gli operatori delle organizzazioni umanitarie. La Clinton ha ricordato che al-Shabaab li rapisce e in passato ha estorto loro denaro e altre concessioni. Per non aggravare la situazione in Somalia, l’immunità è stata garantita dal presidente Obama e dalla Clinton agli operatori americani che distribuiscono aiuti nelle zone controllate da quelli che gli Stati Uniti considerano terroristi, nonostante la legge americana lo vieti.

Nel sud circa 600.000 bambini sono gravemente denutriti (un bambino su tre), e rischiano la vita. Quasi 30.000 bambini sono già morti negli ultimi tre mesi. Ma al- Shabaab ha dichiarato più volte che la carestia non esiste ed è solo un mezzo della propaganda occidentale.