Sebbene sia il claim di una nota pubblicità, è soprattutto il credo del narcisismo globale.

I guai della nostra società moderna li ho trovati tutti elencati e descritti in una colonna e mezzo sul Newsweek della scorsa settimana, di una disarmante semplicità, così disarmante da destare sospetti di qualunquismo.

Ovviamente, il pezzo era incentrato sui problemi degli States, ma vi posso garantire che invece parlava di noi europei e italiani, per quanto, secondo me, già può suonare come monito alle nazioni emergenti come Cina e India.

Ma andiamo al dunque. Il percorso psico-sociale che ci ha portato fino a questa nostra epoca di egoismo totale, come individui, come classi sociali (leggiamo classi agiate e abbastanza agiate, sennò non si capisce bene), come classi dirigenti (politici e manager) e come nazioni, nasce negli anni ’60, quando tempo libero e liberato, assieme con l’aumento delle possibilità economiche, hanno orientato gli interessi della gente verso obiettivi individuali.

Poi, negli Anni ’70 il tutto ha preso una piega egocentrica, per sfociare negli Anni ’80 in auto-indulgenza e auto-assoluzione: il rampantismo era giustificato, incentivato e infine osannato. Da lì in poi è stato tutto un fiorire di espressioni narcisistiche, pure estreme, che vanno ben oltre il fenomeno dei social media, anche loro utili all’esaltazione del sé e all’auto-promozione. (Per capire come i social media amplifichino l’espressione egocentrica, mi piace ricordare come un certo Anthony Weiner, parlamentare USA, abbia distrutto la propria carriera di politico e marito attraverso il combinato disposto di narcisismo e social media: ha postato l’esibizione delle sue pudenda su Twitter).

L’autore del conciso articolo del Newsweek di cui vi dicevo, Daniel Altman, se la prende in primo luogo con la classe politica, colpevole di continuare a fare promesse immaginifiche, del tipo “avrete una vita migliore senza fare sacrifici (leggi ‘tasse’)”. Questo tipo di retorica è stata inaugurata da Reagan e dopo trent’anni ci sono ancora degli sciocchi (molti vi assicuro) che credono a questa bufala. Ovviamente, diminuire il carico fiscale delle classi ricche (che negli Usa fanno lobbying e da noi fanno casta), aumentandone alcuni benefits (pochi controlli sull’evasione, tutela delle società off-shore, laissez-faire sulle forme di capitalismo più selvaggio e vari altri giochetti) senza investire in istruzione, sanità e amministrazione efficiente non ha fatto altro che annerire ancor di più il futuro delle generazioni a venire. Un apres-moi le deluge, collettivo, seppur recitato singolarmente. E ciò vale anche per le politiche ambientali, beninteso.

I guai del narcisismo (in tutte le sue forme e derivazioni) hanno arrecato ed ancora arrecheranno tremendi danni psichici oltre a catastrofi economiche, come il rischio default che incombe su molti Paesi.

Viviamo in un pianeta in cui – esclusi i poveri, gli affamati, i rifugiati, i migranti disperati e le genti di nazioni in guerra – siamo tutti ossessionati da noi stessi, tanto da metterci sempre e comunque ad di sopra finanche del bene collettivo nazionale (come ha creduto di poter fare il norvegese Breivik e, mutatis mutandis, anche i Repubblicani americani con i loro veti sul recente accordo economico) e sociale (l’attuale crisi dei matrimoni, ad esempio, ha una ineludibile matrice individualistica). A me, onestamente, non sembra che la teoria di Altman sia circoscritta agli Usa. Vi ho letto tutti i sintomi del nostro declino italiano, economico e culturale.

Rimediare è un po’ difficile, perché siamo andati troppo oltre la riflessione e il dubbio. Massimizzare parossisticamente il bene individuale è definitivamente lo spirito guida delle genti. Ecco perché quell’ “io valgo”, che giustifica tutto, è la sublimazione del concetto.

Una volta incontrai Walter Veltroni, all’epoca di una sua campagna elettorale a sindaco di Roma. Era il periodo del congresso del Pds il cui slogan era “I care” (‘mi preoccupo, m’interessa, mi sta a cuore’). Avvertii l’urgenza di dire a Veltroni che come partito (di massa) legato a tematiche solidaristiche – e con buona pace del Priore di Barbiana — a scanso di fraintendimenti in epoca di rampantismo politico-personalistico, forse, sarebbe stato meglio scrivere “We care”, ovvero ‘ci preoccupiamo (di voi), ci interessa(te), ci sta(te) a cuore’. Che in termini sociali è l’esatto contrario di “io valgo”.

di Marika Borrelli