Le voci di Antonietta, Elena, Andrea, Paolo, Michele, insieme a tutti i loro colleghi, hanno risuonato chiaro, di fronte alla maestosità della sede di Legacoop. In contemporanea, all’interno della sede, si è svolto un incontro tra lavoratori, sindacati e Doriana Ballotti, responsabile dell’area welfare di Legacoop, per trovare una soluzione alla situazione gravosa in cui si trova il consorzio Epta, e di conseguenza la cooperativa Geco. “Vogliamo i nostri soldi!” è il grido unanime che dà voce ad una situazione che appare sempre più complicata e difficile anche dopo il tavolo di trattative.

Oltre alle scarse garanzie che Legacoop può fornire, si inserisce all’interno della vicenda anche uno scontro tra i sindacati, nella fattispecie Cgil e Usb, che di certo non semplifica il futuro dei 150 lavoratori che attendono tre mensilità arretrate di stipendio. A tutto questo si aggiungerebbero le poche risposte concrete uscite dal tavolo, che vedrebbero una Legacoop poco disposta a ‘metterci la faccia’. Infatti, oltre a cercare di  impedire uno smembramento dei contratti dei lavoratori in più cooperative, Legacoop si impegnerà entro il 20 agosto di verificare tutti i canali possibili per arrivare ad un’erogazione anticipata delle risorse economiche ai lavoratori di Geco.

“Noi siamo gli unici ad occuparci di questa vicenda anche se Geco non è associata, ma ci chiama a farlo un senso di responsabilità sociale”, afferma la Ballotti, “Per questo cercheremo di fornire le garanzie che siamo in grado di offrire anche se resta il fatto che fin dall’inizio non siamo stati d’accordo sulla nascita di Geco, per modalità e struttura, pur rispettando enormemente gli educatori al suo interno”. Una nascita discussa, ci si chiede allora come mai all’epoca le parti in causa abbiano assistito a quanto avveniva senza intervenire.

Marina del Sindacato di base, sembra non essere convinta di quanto proposto da Legacoop: “Ora come ora la situazione resta incerta, e noi non staremo ad aspettare il 20 senza fare nulla. Siamo disposti a scioperare e a chiamare in causa Provincia e Regione pur di dare ai lavoratori entro metà agosto almeno una mensilità di stipendio arretrato”.

Diversa la posizione espressa dal delegato Cgil Simone: “A mio avviso l’incontro con Legacoop non è andato male, siamo partiti da uno spirito di forte chiusura e siamo arrivati ad un loro impegno che si dimostrerà concreto o meno entro il 20 agosto”.  Cisl resta vicino all’idea di Cgil: “Attendiamo il 20 agosto e vedremo se riusciremo ad avere delle risposte da Legacoop”.

Nel frattempo si attende anche l’incontro che si svolgerà il 10 di agosto con le cooperative in Ati (Associazione Temporanee di Impresa) per capire la redistribuzione dei servizi Geco all’interno di nuove cooperative, con la speranza dei lavoratori che ciascuno di loro ottenga le garanzie di un contratto unico con una sola cooperativa.

Un altro punto chiave delle vicenda resta la differenza tra stipendio dovuto, ovvero quello arretrato per ben tre mesi, e fondo di garanzia Inps. Come precisa Angela: “Noi rivogliamo indietro tutti i nostri tre stipendi, non accettiamo che ci vengano dati i fondi Inps. Non possono sostituire i soldi che rappresentano un nostro diritto e nemmeno i rimborsi dei servizi. E’ un’elemosina che non accettiamo”. Con questo spirito i lavoratori si stanno unendo, inviando alle varie amministrazioni locali una lettera aperta, arrivata ormai a più di 80 firme, per fare fronte comune contro una situazione lavorativa che ritengono ingiusta.

Dal canto suo l’assessore comunale al welfare, Amelia Frascaroli, da noi interpellata non è mai stata a conoscenza della situazione e a tutt’oggi, in attesa di un prolungato approfondimento sull’argomento, non è ancora intervenuta in merito. Intanto la vicenda, a suon di grida indignate e unioni sindacali poco solide, pare andare avanti con enorme velocità, con l’attesa essenziale quanto dovuta di diritti, che mai come ora, sembrano lontani anni luce dai lavoratori Geco. Si attenderà di vedere se realmente, come afferma Fabio di Usb ‘L’unione dei lavoratori fa la differenza’.

Carmen Pedullà