Sono trascorsi 31 anni dalla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e ancora oggi i depistaggi non sono finiti. Il depistaggio sommo, quello attuale, è attuato con il silenzio, non raccontando quello che è emerso da anni di indagini accurate e di processi, il tacere le responsabilità che sono acclarate nelle sentenze passate in giudicato.

È per questo che, oggi, vanno gridati a gran voce i nomi di chi si è macchiato di quella strage. Sono i nomi dei terroristi neofascisti Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, che collocarono materialmente l’ordigno in stazione. Sono i nomi del capo della P2, Licio Gelli, del faccendiere Francesco Pazienza, del generale Musumeci e del colonnello Belmonte, entrambi posti ai vertici del Sismi e iscritti alla P2, che si adoperarono per inquinare i processi e sviare le indagini dalla posta neofascista italiana. Tutti costoro, se pur condannati, non hanno mai completamente pagato per le atrocità commesse.

Questa è la storia del nostro Paese, quella che aveva già intuito, 31 anni fa, il giudice Mario Amato, lasciato solo a indagare sui legami tra estremismo neofascista e potere politico, economico e finanziario. Per le sue indagini e per il suo coraggio, Mario Amato ha pagato con la vita. Eppure la magistratura è stata definita, fin dai tempi del bancarottiere Michele Sindona e poi il concetto è stato ripreso successivamente, un covo di malati di mente, di eversori. Ciò che più ci ha ferito è che alcuni di questi duri attacchi sono arrivati da elevatissimi livelli istituzionali, e anche da cui è stato iscritto alla P2, come il presidente del consiglio, l’onorevole Silvio Berlusconi.

Fa impressione, oggi, leggere la profezia di una grande donna delle istituzioni, Tina Anselmi, che fu chiamata a guidare la commissione d’inchiesta della loggia massonica P2. Il 25 novembre 1982 scriveva: “Le P2 non nascono a caso, ma occupano spazi lasciati vuoti, per insensibilità, e li occupano per creare le P3, le P4 e così via”. Sembra che fra le righe dell’indagine di 29 anni fa sulla P2 avesse visto in filigrana i complotti di oggi.

Tre decenni fa, quando abbiamo fondato l’Associazione vittime della strage, abbiamo deciso di non arrenderci davanti alla tragedia immane che ci aveva colpito e abbiamo voluto guardare avanti: giustizia e verità erano e sono l’unico modo per onorare i nostri morti e per scongiurare la possibilità che le stragi possano ripetersi.

Nella nostra battaglia civile abbiamo sempre avuto al nostro fianco tanti cittadini, la solidarietà concreta di persone che come noi, familiari delle vittime, non intendono dimenticare che da quel 2 agosto 1980 ci hanno accolto e supportato, nonostante lo scempio di una politica che non sa fare di meglio che ritorcersi contro la propria gente. A tutti quelli che lottano sempre per la verità, accanto alle vittime e non accanto ai poteri forti, non possiamo che dire grazie.