Quasi centomila presenze piombate in città lo scorso anno un po’ da tutta Europa, un elenco sterminato di scrittori che in 15 anni sono arrivati a Mantova e una capacità di moltiplicare per 10, a beneficio dell’economia cittadina, ogni euro investito nella manifestazione. Nonostante queste credenziali, il Festivaletteratura non è riuscito a fermare la mannaia dei tagli pubblici, così di moda in questi tempi di vacche magre un po’ per tutti. Questa, puntuale, si è abbattuta su una delle rassegne letterarie di maggior successo a livello europeo, come dimostrano i numeri e i nomi che la circondano.

Le promesse fatte un anno fa dal neo sindaco di centrodestra Nicola Sodano – eletto nel 2010 dopo decenni di amministrazioni di centrosinistra – sono state prontamente disattese. “Il Festival non si tocca. Si tratta di un patrimonio della città e di un esempio da seguire per le altre rassegne”, aveva detto pochi giorni dopo l’elezione, forte della propria amicizia personale con l’allora ministro dei beni culturali Sandro Bondi. Ma una volta fatti i conti per redigere il bilancio del 2011 e verificata la mancanza di un’enorme quantità di risorse per la cultura rispetto all’anno precedente, ecco che il Festival è stato toccato. Eccome. I finanziamenti comunali sono stati dimezzati, passando da 120 mila a 60 mila euro. Una bella botta per qualsiasi evento, anche per uno dalle spalle larghe come il Festivaletteratura.

Bene precisare che la rassegna va avanti, sia quest’anno (dal 7 all’11 settembre, programma completo sul sito www.festivaletteratura.it) che in futuro. Ma la decisione del Comune di dimezzare i contributi all’evento letterario più amato dai mantovani e dagli italiani ha suscitato moltissime polemiche. La protesta è partita dal basso, come il Festival nel ’97 del resto. Migliaia di firme contro questa decisione sono state raccolte sul sito di un quotidiano locale e fra queste c’erano anche quelle di nomi noti che hanno partecipato al Festival come Carlo Lucarelli, Donato Carrisi, Remo Girone e Sandrone Dazieri. Su Facebook e Twitter le pagine ufficiali della rassegna sono state letteralmente prese d’assalto da sostenitori e simpatizzanti preoccupati che i tagli ne compromettessero il futuro. Neanche la politica, quella d’opposizione, è stata zitta. Il Pd cittadino è sceso in piazza a raccogliere firme contro la decisione della Giunta in carica, mentre un onorevole mantovano, Marco Carra, sempre del Pd, ha presentato un’interrogazione parlamentare con la quale ha chiesto all’esecutivo di intervenire con un contributo.

Fortuna sua, la kermesse letteraria riesce a camminare anche senza i soldi tolti dal Comune. Questo perché in 15 anni è stata in grado di creare un circolo virtuoso, attirando sempre più sponsor privati e spettatori paganti, riducendo gradualmente l’importanza del sostegno pubblico. A dimostrarlo ancora i numeri: nel ’97 la manifestazione partì con una percentuale di finanziamenti pubblici sul totale del budget pari al 62% progressivamente ridottasi al 16% dello scorso anno. Gli sponsor privati, al contrario, nel ’97 pesavano il 16% sul totale necessario a realizzare la manifestazione, mentre nel 2010 questa percentuale è arrivata al 71.

Ma a preoccupare la città e gli stessi organizzatori, a dire il vero molto pacati nelle loro rimostranze, è la tendenza: “Il Comitato Organizzatore – si legge in una nota ufficiale diffusa dal Festivaletteratura – si sente di esprimere la propria grande preoccupazione rispetto alla scelta dell’amministrazione comunale che sembra non voler riconoscere il contributo dato non solo dal Festival, ma dalla cultura in genere allo sviluppo e alla crescita, anche economica, della città”.

Tutte le rassegne in programma nella città dei Gonzaga, infatti, hanno subito tagli consistenti quando non sono state cancellate. Un esempio è quello di Segni d’Infanzia, il festival di teatro per bambini capace di attirare moltissime persone (l’anno scorso oltre 30mila) in un mese difficile per il turismo come novembre. Anche questo ha subito una riduzione dei contributi comunali del 50% (da 100mila a 50mila euro) e, contrariamente al fratello letterario, ne ha risentito eccome. I giorni di rassegna sono passati da 8 a 3 e gli organizzatori sono stati costretti a rinunciare agli spettacoli per le scuole e ad aumentare il costo dei biglietti.

In compenso il Comune ha trovato 40mila euro da spendere in un festival delle città gemellate. Simpatica iniziativa di richiamo esclusivamente locale, che, almeno per ora, non vale di certo i soldi pubblici spesi.

di Emanuele Salvato