Centocinquanta dollari in contanti per entrare. Niente carte di credito e nessuna iscrizione, l’anonimato è d’obbligo. Tre comandamenti per fare ingresso al Defcon che, oltre a essere l’acronimo di un codice di allerta militare, è anche il nome del raduno internazionale di hacker che da giovedì 4 a domenica 7 agosto si svolgerà a Las Vegas. Un crocevia che radunerà le menti più brillanti del mondo hi-tech e della programmazione informatica, dove ‘controllori’ e ‘pirati’ saranno faccia a faccia. L’occasione, infatti, è interessante per entrambi. Alla Defcon il governo federale di Washington cercherà centinaia di esperti per proteggere i siti delle agenzie federali e i sabotatori online del gruppo Anonymous presenteranno il loro nuovo social network contro la censura.

Il Pentagono considera infatti gli attacchi informatici alla stregua di dichiarazioni di guerra e negli ultimi mesi gli organi colpiti, dal Congresso ai servizi segreti, hanno dimostrato di non disporre di competenze sufficienti per contrastare la battaglia cibernetica, come dimostra anche la denuncia fatta oggi da McAfee (Leggi). La settimana scorsa poi, a fronte dei sabotaggi ai siti di Cia e Fbi, Randy Vickers, ex numero uno alla guida della alla guida dell’agenzia governativa per la sicurezza Computer Emergency Readiness Team (CERT), si è dimesso (Leggi). Una decisione che per molti, anche se le fonti ufficiali non hanno né confermato né smentito, arriva a seguito degli attacchi che i dipartimenti preposti alla sicurezza non sono stati in grado di battere. Per questo la Defcon di Las Vegas sarà occasione di selezione per la National Security agency (Nsa) che intende assumere 1500 hacker entro il 30 settembre e altrettanti l’anno prossimo. Il recruitment avverrà tra i professionisti, anche se la linea che separa chi viola la legge da chi protegge un sistema informatico è molto sottile. Specie per chi ha a che fare con i siti governativi. In ogni caso, gli hacker che saranno a Las Vegas sono ben inseriti sul mercato e offrono già servizi al ‘pubbico’: nei forum dedicati e accessibili perlopiù agli addetti ai lavori, un’ora di blackout (distributed denial-of-service (DDoS) ) per un sito privato costa dai 5 ai 10 dollari e arriva fino ai 1200 se gli attacchi proseguono per un mese.

Tariffe familiari anche per gli Anonymous, il gruppo hacker protagonista di numerosi atti di pirateria ai danni di istituzioni e forze dell’ordine, inclusa la polizia spagnola, ma anche grandi corporation come Monsanto e Paypal. E non è sfuggita neanche l’Italia, visto che recentemente hanno anche preso di mira Enel e Agcom. Gli Anonymous pare che intendano debuttare alla Defcon con Anon+, il social media per contrastare la censura. Quel “plus” nasce per scimmiottare il neonato Google+, l’ultimo arrivato nel mare magnum delle piattaforme 2.0 dal quale erano stati cacciati, hanno spiegato da Silicon Valley, per aver “violato le regole della comunità”. Ma Anon+ non intende connettere amici e conoscenti, ma creare un network impermeabile in cui, anche il caso di blackout della rete voluto dal governo, i cittadini possano continuare a comunicare in un ambiente rigorosamente open source. Un obiettivo assimilabile a quanto aveva pensato Washington con Internet in a suitcase, il kit voluto dall’amministrazione Obama per consentire ai dissidenti di aggirare la rete nazionale in caso di bavaglio. Anche per questo alla Defcon, controllori federali e hacker controllati scopriranno di avere molto in comune. Fino a lavorare insieme e a tariffe di mercato.