Il processo più difficile della storia dell’Egitto contemporaneo è iniziato questa mattina al Cairo in un’atmosfera di tensione. E’ la prima volta che un leader arabo viene processato da un tribunale del suo Paese per il modo in cui ha governato e per i crimini commessi contro il suo popolo. C’era stato, prima di Hosni Mubarak, il processo a Saddam Hussein, in condizioni però decisamente diverse e con il passaggio intermedio dell’invasione statunitense.

Fuori dall’Accademia della polizia del Cairo, trasformata per l’occasione in tribunale, ci sono stati scontri tra oppositori e sostenitori dell’ex presidente, deposto lo scorso 11 febbraio dopo proteste di piazza senza precedenti e 30 anni ininterrotti di governo. Per strada, è stato montato un maxischermo per trasmettere in diretta il processo, che sarà anche un banco di prova per la giovane e ancora molto gracile transizione dell’Egitto verso un regime democratico.

Oltre a Hosni Mubarak, alla sbarra ci sono anche due suoi figli, Alaa e soprattutto Gamal, il delfino designato e mai accettato dal popolo egiziano. Completano il banco degli imputati altre otto persone, tra cui l’ex ministro dell’interno, Habib al-Adly, già condannato in un altro processo per corruzione e malversazione dei fondi pubblici. Gli altri sono alti ufficiali di polizia, accusati per la repressione violenta delle proteste anti-regime che hanno scosso tutto il Paese e il mondo arabo, e un uomo d’affari considerato vicino al clan dei Mubarak, arrestato in Spagna dove tentava di far perdere le sue tracce.

L’ex presidente è arrivato in aula sotto pesante scorta armata e in un’autoambulanza. Le sue condizioni di salute, da quando è stato confinato nel resort turistico di Sharm el Sheikh sono nettamente peggiorate, tanto che nel tribunale è stata allestita anche una sala pronto soccorso, nel caso il Faraone dovesse sentirsi male.

Le misure di sicurezza sono molto alte anche nel resto del Cairo, dove nei giorni scorsi l’esercito è di nuovo intervenuto a Piazza Tahrir per sgomberare i manifestanti che chiedevano di accelerare il processo di transizione e soprattutto di fare piazza pulita degli esponenti del vecchio regime che ancora rimangono al controllo degli apparati pubblici egiziani. Soldati e polizia in assetto antisommossa presidiano la piazza simbolo della Primavera araba e altri punti nevralgici della metropoli egiziana per evitare il ripetersi degli scontri avvenuti questa mattina davanti all’Accademia di polizia, quando centinaia di persone, tra sostenitori e oppositori di Mubarak, hanno dato vita a una sassaiola durata diverse ore.

Mubarak è stato portato in barella nella gabbia degli imputati, coperto da un lenzuolo e visibilmente dimagrito, pallido e provato dalla malattia. L’ex presidente è accusato di corruzione e di aver ordinato la repressione della protesta. Una tesi, questa, che i legali della difesa contestano. Per questo, gli avvocati di Mubarak hanno chiesto alla corte di separare la posizione del presidente da quella dell’ex ministro dell’Interno, che sarebbe, secondo loro, l’unico responsabile della decisione di sparare sulla folla nelle giornate iniziali della mobilitazione antigovernativa. Almeno 800 persone sono state uccise e oltre 6 mila ferite nei 18 giorni di proteste.

Gli avvocati di al-Adly, inoltre, sembrano decisi a dare battaglia legale tanto da aver chiesto al tribunale di ascoltare come testimoni anche alcuni generali della giunta militare che sta “sorvegliando” il processo di transizione.

La corte, presieduta dal giudice Ahmed Refaat, ha deciso di aggiornare l’udienza, dopo aver formalizzato le accuse e ascoltato le dichiarazioni della difesa. L’Egitto è famoso per la produzione di musalsalaat, i lunghi sceneggiati televisivi trasmessi in tutto il mondo arabo durante il mese di Ramadan, appena iniziato. Quest’anno sarà il dramma di presidente deposto e del bilancio di trent’anni di governo a tenere decine di milioni di egiziani incollati al televisore durante il mese che i devoti musulmani dedicato alla preghiera, al digiuno e alla riflessione sui propri errori. L’esame di coscienza, da oggi, riguarda un intero Paese.

di Joseph Zarlingo