Il segretario regionale del Partito Democratico, Stefano Bonaccini, indagato dalla Procura di Modena per libertà degli incanti ed abuso d’ufficio, spiega al Fatto Quotidiano Emilia-Romagna quello che fino ad oggi è riuscito a capire dell’indagine che lo vede coinvolto. Anche se a breve si presenterà ai carabinieri dove gli verranno consegnati gli atti che lo riguardano.

“Mi è arrivata una cartolina dell’Arma dove è scritto che mi devo presentare in Procura nei prossimi giorni”, racconta Bonaccini, “sono comunque sereno perché uscirò da questa vicenda pulito”.

I fatti rispetto ai quali il segretario Pd risulta ufficialmente indagato risalgono al 2003, quando Bonaccini era assessore al comune di Modena con delega al patrimonio, carica che gli avrebbe permesso di favorire l’ingresso e la permanenza della Sdps di Massimiliano Bertoli e Claudio Brancucci nel chiosco-birreria all’interno del parco Enzo Ferrari. La società modenese sarebbe subentrata alla precedente proprietà di Tina Marcaro otto anni fa, grazie ad un pre-accordo, per poi non versare canoni di affitto per oltre diecimila euro e usufruire di sconti immotivati.

“Sono stato assessore dal 1999 al 2004 poi, successivamente, non ho più avuto la delega al patrimonio. Ci si sta comunque riferendo ad atti amministrativi di cui probabilmente non mi sono occupato in prima persona, ma i tecnici che lavoravano al mio assessorato. Persone serie e corrette su cui metto la mano sul fuoco”.

“Facciamo comunque le dovute proporzioni rispetto al caso Vignali”, precisa Bonaccini, “io e il segretario nazionale Bersani possiamo andare a Parma a testa alta e chiedere le dimissioni del sindaco. Resto garantista fino in fondo, ma nel caos di Parma ci sono undici arresti a cui si associa un buco di bilancio comunale di centinaia milioni di euro. Lì c’è una chiara impossibilità a governare la città perché ci sono degli assessori che si sono dimessi e perché il consiglio comunale non riesce a raggiunger un numero legale se non quando il sindaco organizza un buffet. Paragonare le due cose come hanno fatto oggi alcuni esponenti del Pdl è assolutamente azzardato ed ingiusto”.

“Se venisse stabilito che l’atto compiuto non è stato fatto con leggerezza ma in cattiva fede, sarei io il primo a chiedere le mie dimissioni”, chiosa il segretario Pd, “Rimane comunque inalterata la mia fiducia nella magistratura che sta indagando e soprattutto nel vostro lavoro di giornalisti”.