Marco Paoloni esce dalla procura di Cremona

Si apre a Roma il processo sportivo a carico di una quarantina di indagati. Avrebbero scommesso vorticosamente e in modo illecito su una serie di partite di calcio che poi avrebbero trovato il modo di “addomesticare” secondo convenienza. Al giudizio della commissione disciplinare si sottoporanno 26 tesserati (giocatori, ex giocatori, presidenti e direttori sportivi) e 18 club (2 di A, 3 di B, 11 di Lega Pro e 2 dei dilettanti). I primi temono squalifiche fino a 3 anni, le società almeno 7 punti di penalizzazione. Per Alessandria e Ravenna il rischio di una retrocessione decisa a tavolino è dietro l’angolo. E un passo indietro fa sempre male, soprattutto al bilancio.

Il procuratore federale Stefano Palazzi ha terminato le indagini a tempo di record. In meno di un mese ha sentito una cinquantina di persone per capire come stavano davvero le cose. La Federazione metteva fretta, i campionati sono alle porte e se squalifiche ci devono essere – avrebbero detto dal quartier generale del calcio italiano – che siano decise il prima possibile. Ne va della regolarità dei tornei. Per la serie, tranquilli, il temporale è passato e per il sole è questione di minuti, basta attendere.

Qualche giorno fa, sono arrivati i deferimenti, che hanno scatenato una pioggia di dichiarazioni innocentiste da parte di un discreto numero di protagonisti dell’indagine. Indagine che si chiama “Last bet”, l’ultima scommessa: i procuratori dimostrano spesso un talento spiccato per la scelta dei nomi con cui battezzare i nuovi casi.

A chiamarsi fuori dalle accuse formulate da Palazzi, ci ha pensato ieri il portiere Marco Paoloni, ex promessa del calcio, uno degli indagati più “richiesti” dalla procura di Cremona, che ha dato il via all’inchiesta e che segue il procedimento nel suo sviluppo penale. A 48 ore dall’inizio del grande ballo che deciderà le sorti di grandi e piccoli protagonisti del pallone made in Italy, Paoloni ha deciso di convocare una conferenza stampa per spiegare le sue ragioni.

Per dire che lui sì, ha scommesso, ma mai sulle squadre in cui giocava (Benevento e Cremonese). Quando capitava, e capitava spesso, puntava denaro sulle gare di Real Madrid e Barcellona. E a proposito dell’accusa di aver somministrato un ansiolitico ai compagni di club nell’intervello di una gara perché la stessa prendesse una direzione “comoda”? “I sospetti sono su di me – ha dichiarato Paoloni confortato dai suoi avvocati -, ma per quel che mi ricordo stavo male al termine del primo tempo e con me altri giocatori. Altre persone dicono che ho fatto questa cosa, ma non esiste e non sta né in cielo e né in terra. E’ una cosa passata, che sto pagando”.

E ancora: “Mi hanno dipinto come un assassino: Marco Paoloni l’avvelenatore, il truffatore, lo scommettitore, il corrotto. Spero che col tempo possa venire fuori la vera figura di Paoloni”. Il portiere parla di sé in terza persona, quasi per sottolineare l’importanza dei concetti che vuole girare a chi di dovere. Palazzi non gli crede. Anzi, per lui Paoloni è una figura chiave dell’intera inchiesta. Che vede coinvolti, tra gli altri, vale la pena di ricordarlo, Beppe Signori, Stefano Bettarini, Cristiano Doni e Thomas Manfredini. Domani si comincia. Entro il 10 agosto, la Discipilinare dirà chi dovrà pagare e chi no. E’ il primo grado di giudizio. Ne seguirà sicuramente almeno un altro. Poi, si vedrà.

di Dario Pelizzari