Un palazzo di cinque piani proprio a ridosso delle mura antiche. Un edificio nuovo di zecca in una zona sottoposta al massimo vincolo paesaggistico. Un “ecomostro” nel centro storico di Spoleto, città d’arte della civilissima Umbria, famosa per il Festival dei due mondi. Si può fare. Anche se governa una giunta rossa con Pd, Rifondazione comunista e Idv. Anzi, può diventare un precedente per le tante cittadine gioiello della regione.

E’ la sentenza a sorpresa della corte d’appello di Perugia, che ha cancellato le condanne inflitte in primo grado dal Tribunale di Spoleto a sei persone: costruttori, direttori dei lavori e funzionari comunali. L'(ingombrante) oggetto del contendere sorge in via Interna delle Mura, in una zona nota coma la Posterna. Alto 16 metri, su una superficie 80 metri per 20, per 14 mila metri cubi di volume destinato a edilizia privata in virtù di un permesso di costruire rilasciato dal Comune nel 2006. Ma naturalmente un manufatto del genere, e in quella collocazione, non passa inosservato. I lavori avanzano, molti appartamenti sono acquistati da famiglie che ci andranno ad abitare, fino a che la Procura spoletina apre un’inchiesta. In città, intanto, il palazzo si guadagna il soprannome di “Mostro delle mura”.

Quel permesso di costruire, argomenta l’accusa retta dalla pm Federica Albano, è illegale. Ha concesso indici di edificabilità troppo alti, 7,50 metri cubi per ogni metro quadro di superficie, di gran lunga superiore a quella consentita del centro storico di Spoleto, grazie a un contestato scambio di volumetrie nel progetto. L’iter, infatti, era partito nella seconda metà degli anni Novanta, quando la Findem, di proprietà del geometra Rodolfo Valentini, aveva presentato al sindaco della cittadina umbra un progetto per riconvertire un vecchio magazzino in un “edificio polifunzionale” comprendente un’autorimessa da 478 posti auto. Il piano comprendeva anche un’area di proprietà del Comune, che comunque ci avrebbe guadagnato in termini di posti auto.

Partiva in quegli anni il progetto “Spoleto città senz’auto” per la mobilità alternativa, e tutti quei parcheggi all’ingresso del centro storico sarebbero stati utili. Ma le cose prendono una piega tutta diversa. Dopo una serie di passaggi e ridefinizioni del piano di intervento presentato dai costruttori, e una serie di annullamenti da parte della Sovrintendenza di Perugia dovuti all’incompatibiltà con il vincolo paesaggistico, nel 2006 arriva finalmente l’agognato permesso, intestato alla società Madonna delle Grazie, subentrata alla Findem. Il parcheggio pubblico, che era il solo obiettivo di “Spoleto città senz’auto” diventa secondario, sovrastato dall’edificio di edilizia privata, dove è concentrata la volumetria disponibile.

In base a queste contestazioni, l’8 luglio 2010 il tribunale di Spoleto chiude il processo di primo grado con sei condanne per reati urbanistici, in quanto la costruzione lungo le mura interne avrebbe “distrutto e alterato le bellezze naturali del centro storico della città di Spoleto”. Ne fanno le spese Valentini, il patron dell’operazione, l’amministratore della Findem Francesco Demegni, gli architetti Giuliano Macchia e Alberto Zanmatti, direttori dei lavori, il dirigente dell’Urbanistica comunale Giuliano Maria Mastroforti, il funzionario comunale Paolo Gentili. La sorte del “Mostro delle mura” sembra segnata. Sui costruttori avanza l’ombra di una prossima demolizione.

Il 13 luglio di quest’anno, invece, arriva il colpo di scena. La sentenza della corte d’appello di Perugia assolve tutti: il cantiere della Posterna è regolare. Le motivazioni, attese in autunno, spiegheranno la scelta dei giudici, che potrebbe avere effetti pesanti sulla tutela dei magnifici centri storici della regione: “Questa è una sentenza pilota”, hanno commentato gli avvocati della difesa. “In Umbria non vi sono, né vi sono mai stati, a partire dall’anno 2000, casi analoghi a quello in causa”, aveva sottolineato nella sua requisitoria il sostituto procuratore generale Roberta Barberini. “La domanda che in questo processo ci si pone”, ha continuato, “in fondo è: si possono costruire grattacieli in centro storico, effettuando un’apparente cessione di cubatura da un’area destinata alla realizzazione di un’opera pubblica (i parcheggi di “Spoleto senz’auto”, ndr)?

La risposta, evidentemente, è sì.